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Alluvione a Cecina, una tragedia annunciata: i media non parlano del porto, ma la gente si.

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Riceviamo e trasmettiamo dal Comitato Cecina Beni Comuni.

Alluvione a Cecina, una tragedia annunciata: i media non parlano del porto, ma la gente si.

Nei molti capannelli di cittadini che osservavano preoccupati la piena del fiume Cecina venerdì mattina, si parlava delle colpe del porto turistico in costruzione, che altera la foce ed impedisce il libero deflusso delle acque. Non i media, che semmai assolvono in anticipo il devastante porto.

Risultato: tutta la parte nord di Cecina allagata, strade, distributori, case, sottopassi, fabbriche, dal Fiorino, alla Ladronaia, alla Cinquantina, alla Mazzanta di Vada. Ed in più, quasi come “firma” un chiattone di lavoro del porto staccatosi dagli ormeggi che distrugge decine di barche ormeggiate.

Una tragedia da noi annunciata e finora inascoltata.

Già dallo scorso novembre infatti, abbiamo chiesto che venisse messo al primo posto la sicurezza, l'incolumità della cittadinanza e la tutela del territorio con il blocco immediato dei lavori e il ripristino della foce del fiume Cecina, che altrimenti verrebbe ristretta della metà.

Chiediamo:

  • L’istituzione immediata di una commissione d’inchiesta sull’accaduto, con la presenza delle realtà e dei comitati contrari alla realizzazione del nuovo porto, che chiarisca responsabilità ed individui e fissi i risarcimenti.

  • La fermata cautelativa dei lavori del porto.

  • Una nuova VIA del Porto, alla luce delle alluvioni del 31 gennaio e del 21 ottobre scorso.

  • La verifica immediata dei ritardi sulla costruzione degli argini remoti, previsti da decenni e realizzati di recente solo in parte, ed a quanto pare inadeguati. Argini costruiti anche allo scopo di rendere edificabili aree a rischio.

  • La viabilità limitata e vigilata per il ponte su via Volterra (accesso al porto, area interamente allagata), già lesionato prima dell’alluvione ed ora ulteriormente indebolito.

Chi parla di occupazione intorno al porto, deve fare i conti con l’occupazione distrutta o messa in crisi da questa alluvione, con l’allagamento di aziende e cave, ed altri danni al sistema produttivo.

Denunciamo infine un disastro nel disastro più generale: i laghetti Magona, che nascondono una grande discarica comunale di rifiuti speciali ed urbani, operante fino all’inizio degli anni 90, sono tracimati a loro volta, inondando i campi circostanti per decine di ettari: che cosa è stato trasportato su di essi ?

Comitato Beni Comuni Val di Cecina, Medicina democratica, Carc, Gian

Cecina, 04 Febbraio 2014

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