Qui di seguito alcune riflessioni sulla situazione in Africa, in particolare il dopo elezioni in Egitto e Tunisia.
L'Africa del Nord di riflesso alla crisi euoropea sta vivendo un periodo molto particolare. Un acambiamento sociale è sicuramente in atto.
La crisi è determinante nel paesi dell'Africa del nord e l'effetto domino continuerà ad esercitare una grossa pressione. Egitto e Tunisia sono due luoghi geografici su uno scacchiero importante, la situazione ancora conflittuale è un esempio in negativo per l'organizzazione dei paesi africani. Ad un anno di distanza dalle pseudo-rivoluzioni chiamate "Primavera araba" si può dire che le conflittualità sociali sono ancora in atto e che come scosse tellurgiche continuano il loro percorso sussultorio. Le elezioni quindi, a mio parere, non sono state utili al cambiamento e il loro percorso di liberazione invece di avanzare si è arenato.
Ad una prima osservazione la crisi del mediterraneo è simile in tutti i paesi che vi si affacciano: il malcontento generalizzato è l'economia ferma per la mancanza di prospettive. Le lotte di questo ultimo periodo hanno messo in evidenza la situazione precaria di governi vecchi e traballanti. In aulcuni stati del nord Africa, dopo le elezioni è avvenuto un semplice rimpasto e ancora aleggia insicurezza e povertà. L'OUA non reagisce e per paura dell'invasione europea c'è stato un sentimento di rifiuto della scelta laica per un "integralismo rassicurante". In Tunisia come in Egitto, nelle elezioni, la gente ha scelto quello che offriva la pubblicità "rassicurante" fatta dai partiti religiosi ed hanno votato con il sentimento per una continuità culturale. Concetto discutibile e controverso.
Il mercato della persona e del partito giusto sono situazioni di scelta dovuti a tanti fattori e in primis all'educazione di una società che per millenni ha avuto "usi e consutudini" dettati anche dalla "legge coranica". Data la diversità culturale non è da trascurare anche l'analisi e la riflessione rivolta anche ai modelli economici e politici che hanno avuto duri colpi dopo la guerra in Libia.
I media internazionali orientati da scelte politiche ci hanno fatto credere che dopo le "pseudo rivoluzioni", la guerra e l'accentramento del potere, il Nord Africa avrebbe superato la crisi. I politologi sono stati troppo superficiali e nessuna sorpresa se le proteste sono nuovamente riemerse: il problema politico e organizzativo non è stato nemmeno affrontato. Si avranno tempi bui per tutti!
Il Nord Africa ha bisogno di rinnovarsi e di impostare una nuova politica internazionale. Ogni Paese (Algeria, Tunisia, Marocco, Libia) ha una conflittualità diversa ma un unico peso come Africa del Nord che deve dialogare con l'altra faccia del mediterraneo. La crisi del capitalismo è mondiale e i vecchi modelli sono stati messi in discussione. La società imperniata sulla religione, sullo stato teocratico, è alla deriva ma l'alternativa ancora non esiste. Quali potrannno essere le soluzioni del conflitto sociale tra "ieri e oggi" non lo sappiamo, anche perché nemmeno l'Europa ha la ricetta giusta per superare questa crisi mediterranea che incombe. C'è però chi parla e scrive sulla futura "Europa delle Nazioni".
Dunque, stiamo vivendo una crisi internazionale del vecchio "modello capitalistico". Il capitale cerca nuove strade per affermarsi e quindi crea nuovi conflitti che, secondo me, non sono programmabili in quanto eterogenei. Le richieste di nuova forma di democrazia, ma soprattutto rispetto dei diritti e condizioni concrete di vita (mangiare, lavorare e meno tasse per tutti) sono talmente precarie che dobbiamo ancora cercare le cause per una crescita collettiva. I presupposti ci sono ma mancano uomini/donne di valore che sappiano guidare le nazioni.
Quale sarà e quando arriverà la ricetta giusta?
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