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Il "nipote 114" ritrovato da Abuelas de Plaza de Mayo in concerto

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MUSICA e MEMORIA

Il musicista argentino Ignacio Guido Montoya Carlotto, il "nipote 114" recuperato dall’Associazione Civile Nonne di Plaza de Mayo, ha dato il suo primo concerto cantautorale dopo aver scoperto in Agosto la sua vera identità di essere figlio di desaparecidos.

I suoi genitori Laura Carlotto e Jorge Montoya, madre e padre biologici di Ignacio, furono assassinati dalle forze del regime militare nel 1977.

Luogo del concerto è stato quello che fu durante la dittatura argentina il più grande e attivo centro di detenzione, tortura e uccisione illegale delle persone scomode al regime della giunta militare: l’antica Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA).

La ESMA è uno dei simboli della Guerra sporca e delle brutalità disumane compiute dai militari e dalla giunta argentina tra il 1976 e 1983.

Da essa passarono più di 5.000 detenuti e solo pochi sono sopravvissuti, all’incirca 200. Più del 90% sono scomparsi (desaparecidos).

Dai prigionieri politici ai civili, dalle povere donne ai bambini nati tra quelle mura: molte le anime perdute da ricordare attraverso le note musicali di Ignacio.

La ESMA è anche tristemente nota come centro clandestino di adozioni illegali di bambini; venivano fatti partorire dalle donne sequestrate all’interno del centro di detenzione per mano di medici torturatori e poi donati a famiglie conosciute dai militari e contattate privatamente.

Uno di questi bambini era proprio Ignacio...

Nel 2004 la ESMA diventa museo per la memoria dei crimini della dittatura, per la promozione e la difesa dei diritti umani, grazie all’accordo tra il presidente Néstor Kircher ed il sindaco di Buenos Aires Anibal Ibarra.

Grazie al concerto che ha offerto il musicista e nipote della titolare della Organizzazione Nonne di Plaza de Mayo, Ignacio Guido Montoya Carlotto, la vecchia ESMA si è trasformata per una notte speciale in uno spazio d’integrazione unico.

Non è la prima volta che il “nipote 114” suona  nel vecchio centro clandestino, però è la prima occasione in cui suona con la sua vera identità, della quale si sente orgoglioso e che gli ha fatto passare mesi “molto intensi”.

“Vogliamo trascorrere un momento meraviglioso di sola musica e collaborare direttamente con il pubblico dell’arena per cambiare l’energia di questo posto dall’orrendo e buio passato”, ha detto Carlotto in previsione della sua partecipazione all’evento musicale.

Ha confermato che dopo aver conosciuto la sua vera identità, il rapporto con la stampa è cambiato, diventando più strano e complicato.

“Prima di sapere che Estela de Carlotto fosse mia nonna, la mia comunicazione con i giornalisti era più fluida, ora so che sono il nipote della nonna più famosa di Argentina e devo sforzarmi a parlare di più”, ha confessato.

“Questo concerto è molto importante per me perché si tratta del primo concerto in Buenos Aires in cui mi esprimo come cantautore ed è soprattutto il primo dopo la notizia che ha riempito di felicità il cuore di mia nonna”, ha affermato.

L’intensità di questi cinque mesi si plasma nelle sue canzoni dal gusto folkloristico, alcune sue e altre arrangiate insieme a sei musicisti con i quali Ignacio ha formato l’orchestra “Errante”, ora rinominata in la “Ignacio Montoya Carlotto Grupo”.

"L’arte può essere determinante per cambiare le realtà delle cose nel lungo cammino della vita. Credo che può essere utile come la politica”, assicura Montoya Carlotto, per chi “la identità è un lavoro collettivo in cui partecipano vari attori sociali”.

Il “nipote 114” si riferisce a come la restituzione della sua identità ha contagiato il suo processo creativo come musicista e compositore.

"Il ruolo della musica rappresenta la mia stessa identità che ho trovato dopo tanti anni . Mi ha condizionato, mi ha commosso e mi ha diretto in tutte le decisioni che ho preso. La musica mi porta a fare altro. Mi dà impulso, mi obbliga, mi consola, mi fa crescere. E’ una specie di chimera per me”, ha aggiunto.

“Fare spettacolo in questo luogo così emblematico risulta interessante, visto l’estremo ed  importante significato che ha e ha avuto per tutto il popolo argentino o almeno per me”, ha precisato.

La nonna

Estela de Carlotto, fondatrice di Abuelas di Plaza de Mayo,  ha manifestato tutta la sua gioia per aver assistito al più bel concerto della sua vita. “Oggi non sono Estela, sono la nonna che è venuta a vedere suo nipote dimostrare tutto il suo talento”, ha detto.

CIFRE PESANTI

Durante la dittatura argentina (1976 - 1983) guidata dal generale Jorge Rafael Videla, all’incirca 500 bambini furono rapiti e portati nei centri clandestini. Attualmente 115 di loro hanno recuperato l’identità grazie all’organizzazione umanitaria Abuleas di Plaza de Mayo.  

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Isabella Pugliese/ tirocinante dell'Università degli Studi di Firenze presso DEApress

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 20 Novembre 2014 23:18 )  

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