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Sahara Occidentale dal "cessate il fuoco" ad oggi

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cartasaharawiIIl Sahara occidentale sta vivendo un paradosso storico. Per conoscere la storia del Sahara Occidentale bisogna fare un passo indietro fino al giorno in cui la Spagna decide di indire un referendum per la decolonizzazione del territorio e dare la possibilità dell'autodeterminazione al popolo saharawi.
Ecco in sintesi alcuni punti salienti di fine secolo scorso.

Nel 1963 ricordiamo la "Guerra delle sabbie": il Marocco rivendica, dopo l'indipendenza dell'Algeria avvenuta nel 1960, le oasi di Tindouf e Bechar, che a fine conflitto rimangono algerine. Il Marocco inizia a reclamare i territori meridionali, ancora sotto controllo coloniale spagnolo, incoraggiando agitazioni e azioni armate..

Nel 1973, alcuni giovani sahrawi fondano in Algeria il Frente POLISARIO (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro). Nel 1974 viene promosso un censimento di tutti gli abitanti della colonia. Gli stati confinanti, Marocco e Mauritania (indipendente dal 1960), iniziano a fare pressioni e chiedere una risoluzione alla Corte Inernazionale di Giustizia, rivendicando diritti storici su quel territorio.
Re Hassan per risolvere i suoi problemi interni di povertà e di disoccupazione promuove a febbraio del 1975 la "Marcia verde" e occupa il territorio della Saguia el Hamra mentre la Mauritania prende possesso del Rio de Oro (regione meridionale). Per tale scelta incide l'ambiguità della Corte di Giustizia che, pur negando le pretese di Marocco e Mauritania, ne riconosce i "legami storici e religiosi". Così Madrid, togliersi il problema velocemente, accorda il controllo amministrativo dei 2/3 a nord al Marocco e 1/3 alla Mauritania.
Ottobre 1975 - La Sentenza afferma il diritto della popolazione all'autodeterminazione e nel motivare il suo verdetto favorevole all’autodeterminazione del Sahara Occidentale, la Corte parla di "relazioni giuridiche tra quell’area dell’Africa e il regno del Marocco così come con l’insieme mauritano", ma aggiunge che queste relazioni non sono di natura tale da costituire legami di sovranità territoriale. La Corte pertanto conclude che al Sahara Occidentale si deve applicare la Risoluzione dell’A.G. dell’Onu sulla decolonizzazione ed in particolare il principio di autodeterminazione. 
Le genti sahrawi che fuggivano i centri abitati via via occupati dall’esercito marocchino hanno cercato rifugio in accampamenti improvvisati nel deserto del Sahara Occidentale. Durante la fuga vennero bombardati dall’aviazione marocchina costringendo i sahrawi a cercare rifugio in Algeria, nella regione di Tindouf vicina al confine dell’allora colonia spagnola, per tutto l’inverno 1975-76. I sahrawi attualmente vivono ancora nei campi profughi. La Mauritania rinuncia ai territori nel 1979 lasciando così occupare l'intero territorio al Marocco..

Nel 1981 il Marocco, messo in difficoltà dalla guerriglia, inizia a costruire un muro di circa 2700 Km.: la chiamano "barriera" da utilizzare per difenersi dagli attacchi esterni del Polisario. L'ONU rimane fedele al principio di autodeterminazione e gli stati africani si schierano a difesa dell'intangibilità delle frontiere coloniali. Nel 1991 nei territori del Sahara Occidentale con un accordo bilaterale entra in vigore il cessate il fuoco sotto l'egidia dell'ONU in prospettiva dell'indizione del già citato referendum.

Si crea così una situazione di stallo: il POLISARIO vuole restringere il corpo elettorale alla popolazione del censimento attuato dalla Spagna (nel 1984) includendo i discendenti di quella popolazione. Il Marocco boicotta chiedendo l'inserimento dei Sarahawi residenti in Marocco e dei coloni marocchini (Dakhilis). Lo stallo è aggravato dalla completa indifferenza delle grandi potenze inernazionali.

1993 - Febbraio - Il rapporto del Segretario Generale (S/25170) ha tre possibilità per sbloccare il piano di pace: 1) Intensificare il dialogo tra le parti in modo da arrivare ad un accordo sulle modalità di organizzazione del referendum. 2) Celebrare il referendum il prima possibile modificando sostanzialmente il corpo elettorale.
3) abbandonare l'attuale piano di pace per cercare una soluzione alternativa.

Dal 2007 al 2010 - Proposte autonomiste ambigue di Mohamed VI a cui però non segue la revisione dei metodi imperniati sui notabili saharawi fedeli a Rabat. Iniziano i movimenti di contestazione giovanili che sfociano in scontri e in una repressione violenta quando a El Hayoun arrivano gli abintanti di molti paesi e montano un campo tenda per reclamare lavoro, case e giustizia. Il tutto verrà represso con la violenza. Contemporaneamente a Tindouf la contestazione giovanile investe anche i vertici del POLISARIO.

Dal cessate il fuoco ad oggi nulla è cambiato: vane promesse ancora non mantenute.
Dai territori occupati una coalizione di associazioni per la difesa dei diritti umani e di familiari di scomparsi e di prigionieri politici, ha lanciato una Campagna internazionale per l'allargamento del mandato della MINURSO, una missione di caschi blu. La MINURSO, costretta ad osservare impotente la quotidiana, bestiale repressione nei confronti della popolazione sahrawi, è l’unica missione di pace dell’Onu a non prevedere la protezione dei civili. Ciò è dovuto alla minaccia di veto della Francia nel Consiglio di Sicurezza, cui spetta modificare l’originario mandato dei caschi blu. A breve dovrebbe esserci una nuova visita del Segretario generale dell'ONU nei terriori occupati. Intanto si registrano sparizioni di giovani e strane galere poste in luoghi segreti.

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 11 Febbraio 2016 10:36 )  

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