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FESTIVAL MEDIARC - Desiderando città

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Presentazione 16° edizione

DESIDERANDO CITTA'

E' sullo spettacolo della città in trasformazione che quest'anno MEDIARC pone attenzione scegliendo l'intrinseca e imponderabile spinta Emozionale da presentare al 16° Festival.Tra progettazione e desiderio di città, nei tessuti urbani distrutti dal conflitto, l'Architettura europea della seconda metà del XX secolo ha sviluppato una moltitudine di prassi finalizzate alla ricostruzione postbellica. La fecondità modernista, già adattata alla magniloquenza dei regimi totalitari trovò nell'industrializzazione edilizia efficaci tecnologie per la realizzazione in tempi rapidi di nuovi quartieri; o estendendo la periferia con nuove infrastrutture viarie oppure riedificando all'interno dei tessuti urbani preesistenti le architetture di valore distrutte dai bombardamenti. Mario Zaffagnini in Progettare nel tessuto urbano alla scala del progetto architettonico e Sivestro Bardazzi in Desiderando città a livello urbanistico ci hanno offerto valide considerazioni sulle attente trasformazioni del centro di Firenze, anche in rapporto alla dinamica di crescita europea e mondiale. Oggi lo spettacolo della città in trasformazione assume nuovi orizzonti ma resta uguale - e potenziata - nei cittadini la voglia di appartenenza urbana. Se nel corso della storia urbanisti, antropologi, sociologi hanno azzardato valori ottimali oggi non è facile definire fino a quale dimensione è possibile considerare agglomerati umanamente abitabili: città, metropoli, megalopoli, postmetropoli, sotto o sopra il milione di abitanti o i 10, i 20 o i 30 milioni? Oggi occorre una trasformazione che consideri si il riequilibrio degli spazi tra uso pubblico e privato secondo l'evoluzione dei mezzi di produzione e di trasporto, ma solo considerando prioritaria la sostenibilità dentro e fuori delle architetture urbane, dentro e fuori delle città fino al paesaggio rurale e forestale. Al di là di ogni considerazione ciò che l'uomo ancora cerca nella città (forse ciò che più manca nelle architetture delle archistar) è quella spinta emozionale capace di smuovere sensazioni e desideri che portano a soddisfare le proprie necessità. Nei luoghi urbani ogni anfratto, strada, piazza, galleria, portico o altro spazio più o meno frequentato evoca emozioni che possono essere gradevoli o sgradevoli ma che nella loro essenza sono sempre comunque le sensazioni vitali e prorie del luogo.

Negli eventi in programma nel Festival, a partire dalla Tavola rotonda EMOZIONI DALLA CITTA', sarà considerato fondamentale la sensibilizzazione del pubblico al rapporto tra arte ed emozioni urbane verso un'architettura più sociale che consenta di aiutare a superare le disuguaglianze umane.

Forse ancora oggi come nei poveri rurali europei dell'Ottocento e come nei dannati della Terra che sfuggono la morte dai loro paesi*, o come nei milioni di abitanti delle grandi periferie e negli architetti che ancora osano sperare: è ancora vivo quel desiderio di città dove l'Architettura possa ancora essere a misura d'uomo.

 

*Marc Augé in "Nonluoghi" Eléutera 2009. "...come ancora oggi le risveglia nei dannati della Terra che preferiscono rischiare la morte fuggendo piuttosto che subirla rimanendo nel loro paese. Ingannevoli o promettenti le luci della città brillano ancora."

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 02 Novembre 2016 11:49 )  

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