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Israele «Stato della Nazione ebraica»: approvata proposta di legge

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Il governo israeliano ha approvato ieri il progetto di legge che definisce Israele «Stato della Nazione ebraica». Nonostante le proteste dell'opposizione, che evidenziano il carattere discriminatorio del provvedimento, l'esecutivo guidato dal premier Benyamin Netanyahu segna un punto importante nel braccio di ferro che dura dal 2011. Ora la partita si sposta sul terreno parlamentare.

Con questa mossa, a breve distanza dall'annuncio della costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordaia e dalla visita in Israele del presidente Usa Donald Trump, il governo Netanyahu mostra come la sua linea politica sia sempre più vicina alle posizioni dei coloni ultra-ortodossi. Israele è la casa nazionale del popolo ebraico – afferma in sintesi la bozza – e il diritto di realizzare l'autodeterminazione in Israele appartiene unicamente al popolo ebraico. l'arabo non sarà più "lingua ufficiale", ma verrà degradata ad uno "status speciale" che ne garantirebbe l'uso per i "servizi dello stato".

Secondo il premier il progetto di legge non andrebbe a compromettere i diritti civili di ciascun cittadino ma, a dispetto di tali dichiarazioni di principio, nella pratica il legislatore ed i giudici dovranno ispirarsi maggiormente ai valori dell'ebraismo. Questo significa necessariamente ledere i diritti della minoranza araba del Paese, che costituisce il 20% della popolazione. Inoltre il provvedimento appare immediatamente legato alle manovre per spostare la capitale a Gerusalemme.

Netta condanna arriva da Lista araba Unita: «Questa la legge è frutto della tirannia della maggioranza. Rende gli arabi legalmente cittadini di seconda classe».

In realtà, qualora la legge dovesse passare in via definitiva, non farebbe che istituzionalizzare la deriva verso uno Stato etnico e confessionale, che discrimina tra cittadini ebrei e non. Una tendenza radicata da sempre nello "Stato ebraico" che si è concretizzata nella pulizia etnica della Palestina contestualmente alla fondazione di Israele e poi nella marginalizzazione dei cittadini arabi, costretti a vivere in condizioni di apartheid.

In secondo luogo, si pone il riconoscimento del carattere nazionale ebraico di Israele come precondizione per la ripresa di colloqui di pace, più volte ventilata dal presidente Trump tra gli obiettivi dell'amministrazione Usa. La mossa Israeliana conferma, quindi, il carattere violento impresso al processo di pace stesso e il vicolo cieco ormai imboccato dalla soluzione "due popoli, due Stati".

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