Nel 1920, con il Trattato di Sèvres, le potenze occidentali vincitrici della prima guerra mondiale si spartirono i resti del'Impero ottomano: il Kurdestan che fino ad allora era stato un paese geograficamete e linguisticamente ben delimitato venne diviso in quattro parti tra Iran, iraq, Siria e Turchia. Ancora oggi al popolo kurdo viene negato ogni diritto di unità e indipendenza a causa della enorme importanza strategica del suo territorio, dovuta sia alla particolare posizione geografica di ponte tra l'Europa e il Medio Oriente che alla posizione di ponte tra sottosuolo e soprattuto di acqua, petrolio, e minerali.
In Turchia risiedono i 2/3 della popolazione curda che la repressione in forma di dissenso e di rivendicazione della proprie identità è più dura: migliaia di villaggi distrutti, deportazioni di massa e processi, spartizioni sono all'ordine del giorno. In particolare nelle carceri la situazione è esplosiva: i prigionieri politici sono sottoposti a trattamenti disumani e privati persino del diritto di vedere i propri avvocati, molti hanno intrapreso lo sciopero della fame. Che hanno portato ad oltre 500 martiri. Tutto avviene in un paese membro della NATO assosciato alla Comunità europea e firmatario delle principali convenzioni internazionali in tema di ripspetto dei dirtti umani con la complicità dei governi europei che continuano a vendere amrmi per milioni di dollari.
Esprimo la solidarietà della redzione per i prigionieri politici kurdi e turchi.
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