I( ANSA ) ll governo italiano vara il Piano casa nell’estate 2008 (decreto legge 112/2008) con l’obiettivo di “garantire su tutto il territorio nazionale i livelli minimi essenziali di fabbisogno abitativo per il pieno sviluppo della persona umana”. La realizzazione di nuovi edifici deve essere fatta “nel rispetto dei criteri di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni inquinanti”, senza specificazioni ulteriori.
La mancata intesa con le regioni sul come destinare i 550 milioni di euro stanziati non fa accantonare il progetto che, anzi, a distanza di qualche mese, viene ripresentato e arricchito di un altro obiettivo perché il governo italiano intravede nel settore edilizio una possibile via di uscita dalla crisi economica-finanziaria mondiale scoppiata nel frattempo. Il rivisitato Piano casa introduce, così, la possibilità di ampliare le abitazioni di proprietà. L'accordo tra governo e regioni del 31 marzo 2009 prevede, in particolare, tre misure:
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interventi volti al miglioramento anche della qualità architettonica e/o energetica degli edifici fino al 20 per cento della volumetria esistente per edifici residenziali uni-bi familiari;
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interventi straordinari di demolizione e ricostruzione con ampliamento fino al 35 per cento del volume esistente per edifici residenziali, con finalità di miglioramento della qualità architettonica, dell'efficienza energetica ed utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e secondo criteri di sostenibilità ambientale;
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introduzione di forme semplificate e celeri per l'attuazione degli interventi edilizi. Nulla viene specificato nei dettagli, lasciando alle regioni il compito di legiferare per rendere realizzabili i tre obiettivi. Il governo si limita a puntare sul settore dell'edilizia privata per rilanciare l’economia, stimando investimenti per 60-70 miliardi di euro nel caso in cui il 10 per cento degli italiani decidesse di mettere mano alle abitazioni di proprietà.
Nei mesi successivi, le regioni iniziano dunque a legiferare per arrivare alla traduzione operativa dell'accordo, senza però un quadro di riferimento normativo nazionale: di questo si inizia a discutere solo a fine luglio, quando già nove regioni hanno approvato proprie leggi o sono in procinto di farlo. Sebbene in ritardo, il disegno di legge contiene finalmente alcune indicazioni sugli standard di efficienza energetica richiesti per poter realizzare gli ampliamenti delle abitazioni.
Nel frattempo, però, la disomogeneità tra territori ha creato, da un lato, una situazione in cui gli operatori del settore lamentano difficoltà ad operare; e dall'altro, può diventare presupposto di un ulteriore rischio di sviluppo locale differenziato per la presenza di amministrazioni miopi e amministrazioni virtuose.
Francesca Toccacielo
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