6 gennaio - Scontro tra una nave della flotta giapponese e un trimarano dell’associazione ambientalista Sea Shepherd
SYDNEY - Il trimarano ultraveloce donato pochi mesi fa all'associazione ambientalista Sea Shepherd, l'Ady Gil, è stato speronato da una nave della flotta baleniera giapponese, e lo scafo è stato spezzato in due durante la collisione. Tutti e sei i membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo. Lo scontro, secondo Jeff Hansen, portavoce della Sea Sheperd, é avvenuto al largo della Baia di Commonwealth (AEST). Nonostante gli sforzi degli eco-guerrieri per salvarlo, l'Ady Gil -un trimarano futuristico, nero, in carbonio e Kevlar, che riusciva a solcare i mari a 93 chilometri all'ora- e' affondato senza lasciare traccia nelle acque dell'Antartide. Lo scafo degli ambientalisti di Sea Shepherd, l'associazione che cerca di contrastare la caccia ai cetacei, oggetto di una moratoria internazionale in vigore dal 1986 che le autorità nipponiche continuano a ignorare con il pretesto della cattura di esemplari a scopi scientifici, è stato speronato dai giapponesi dello Shanon Maru N.2, a caccia di balene. "Purtroppo adesso l'Ady Gil e' sul fondo dell'Oceano Antartico", ha detto Peter Hammarstedt, primo ufficiale del Bob Barker, un'altra unita' degli ambientalisti. Il Bob Barker stava cercando di rimorchiare il trimarano, gravemente danneggiato dopo la collisione, per portarlo in porto quando il cavo si e' spezzato.
La Shonan Maru, l'imbarcazione che protegge le baleniere giapponesi dagli attacchi degli ambientalisti, sostiene che la Ady Gil le ha ripetutamente tagliato la strada, tentando di bloccarne le eliche con corde. Il capitano della Ady Gil, Pete Behune, ha sostenuto invece che la colpa è dei giapponesi, che hanno speronato apposta il trimarano. I filmati dell'azione stabiliranno l'esatta dinamica dell'incidente.
Si è dunque alzato nettamente il livello delle ostilità tra i due “schieramenti”, da sempre in conflitto, ma mai con esiti così critici.
(Wikipedia.it) La Sea Shepherd Conservation Society è un’organizzazione no-profit, registrata negli Stati Uniti, e una fondazione registrata in Olanda. I membri si autodefiniscono eco-pirati e navigano battendo bandiera nera con teschio e ossa incrociate, che è anche il logo dell’associazione, sotto la quale vengono intraprese le campagne. L’associazione dice che quest’ultime sono basate sulla Carta Internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Natura (1982) e su altre leggi a tutela delle specie e dell’ambiente marino. L’organizzazione è stata fondata nel 1977 da Paul Watson, uno dei tre fondatori di Greenpeace, dopo aver concluso che il testimoniare “con contegno” i disastri ambientali era una risposta inadeguata se confrontata all’applicazione dell’attuale sistema internazionale di leggi, regolamenti e trattati. La Sea Shepherd interviene con azioni dirette per la protezione della fauna selvatica marina come le foche, i delfini e le balene. Queste hanno incluso le proteste più convenzionali, oltre che, a volte, l’affondamento di pescherecci impegnati in attività di pesca industriale mentre si trovavano ormeggiati in porto, il sabotaggio di navi anch'esse ormeggiate, lo speronamento della nave Sierra per la caccia alla balena nel porto di Lisbona e la cattura, con conseguente distruzione, di "reti da posta alla deriva" in pieno oceano. Le operazioni della Sea Shepherd includono anche attività di interdizione contro la caccia alle balene nelle acque dell’Antartide, “Santuario dei Cetacei”, attività di pattugliamento delle Isole Galapagos e azioni contro i cacciatore di foche Canadesi. Contrariamente a Greenpeace, che ha scelto di evitare il danneggiamento delle navi baleniere nell’oceano, la Sea Shepherd appoggia una intenzionale politica di affondamento o sabotaggio delle navi che sono ritenute colpevoli di aver violato le normative internazionali in merito alla caccia delle balene. Come conseguenza, Greenpeace ha ufficialmente ripudiato qualunque legame con la Sea Shepherd e ha riufiutato di aiutarli nei loro lavoro, dichiarando "... non andremo ad aiutare persone che hanno dichiarato che useranno la violenza. Siamo qui per salvare le balene, e non per mettere a rischio la vita delle persone."
(homingpidgeon.blog.lastampa.it) “Paul Watson, capitano coraggioso, non l’ha presa bene. Sei dei suoi uomini hanno rischiato la vita (speronare una barchetta come l’Ady Gil in acque gelide e pericolose come quelle si avvicina molto al tentato omicidio), possono ringraziare la buona sorte – e la presenza di un’altra imbarcazione del gruppo ecologista – se sono stati prontamente recuperati, seppur scossi dalla botta e dall’esperienza, e fradici per le lavate degli idranti con cui le navi giapponesi simpaticamente li bombardavano, anche mentre stavano collidendo con una baleniera in assetto da guerra. La Steve Irwin ora sta facendo rotta verso il luogo dell’impatto. Capitan Paul lancia proclami minacciosi: se credono, col loro comportamento estremista, di spaventarci e di farci ritirare dal mare del Sud, si sbagliano. Questa che abbiamo per le mani è una vera e propria guerra baleniera. Parole grosse, certamente dettate dalla rabbia per aver perso un mezzo di pregio, per aver rischiato la pelle di sei delle sue persone, per non essere riusciti ad ostacolare più efficacemente l’indifferente strage di balene compiuta dalla flottiglia giapponese. Parole che non fanno presagire nulla di buono, anche se non riesco ad immaginare cosa si possano inventare i bucanieri ecologisti della Steve Irwin, contro delle navi spalleggiate da scorte armate (alla faccia dei divieti: nel mare antartico, santuario delle balene, è proibita la navigazione a vascelli dotati di armi). Stando ai giapponesi i terroristi sono la banda di Paul Watson. Infatti sono loro che fanno uso di granate, arpioni esplosivi, armi da fuoco, spade e coltelli. Ah, no. Quelle sono le dotazioni delle navi nipponiche. Alle quali i pirati difendi-balene oppongono laserini da stadio, bottigliette di birra riempite di burro rancido, macchine fotografiche per documentare questa strage continua ma lontana, che a quanto pare non importa poi a molti.”
