È interessante elencare di seguito i loro buoni propositi. La Cina ha deciso di diminuire entro il 2020 del 40/45% l'intensità di carbonio della sua produzione rispetto ai livelli del 2005. In pratica pone limiti all'andamento delle emissioni assolute e alla crescita economica. Assicura però che la crescita economica da qui al 2020 avverrà con una maggiore efficienza energetica. Anche l'India ha assunto una posizione analoga: entro il 2020 diminuirà del 20/25% l'intensità di carbonio rispetto ai livelli del 2005. Allo stesso modo la Malaysia promette di diminuire del 40% l'intensità di carbonio entro il 2020 rispetto al 2005. L'ottica, come si vede, è del tutto diversa rispetto a quella del Protocollo di Kyoto, che prevede - per i soli paesi di antica industrializzazione - una riduzione delle emissioni assolute: del 5,2% entro il 2012 rispetto ai livelli del 1990. A quest'ottica continua a fare riferimento l'Unione Europea, che ribadisce di voler tagliare del 20% del emissioni di gas serra entro il 2020 rispetto al 1990. A Copenaghen i paesi dell'Unione hanno discusso e rifiutato una riduzione unilaterale più marcata, del 30%. Il Giappone è il grande paese che al momento si impegna a fare di più.: entro il 2020 ridurrà del 25% le sue emissioni rispetto ai livelli del 1990.
A metà strada tra l'approccio fondato sulla qualità dei paesi a economia emergente e l'approccio fondato sulla quantità che è nella lettera e nello spirito del Protocollo di Kyoto, si pongono gli Stati Uniti. Barack Obama ha promesso che il suo paese ridurrà del 17% le emissioni assolute, ma rispetto al 2005. Il che significa, in pratica, una limatura di appena il 3% rispetto al livello del 1990. Achim Steiner, direttore esecutivo dell'UNEP, si dice moderatamente ottimista. Tutti questi impegni, tenuto conto di tutti i fattori ponderabili, consentiranno al mondo di contenere le emissioni globali entri i 47,5 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio entro il 2020. Poiché gli scienziati dicono che, per contenere l'aumento della temperatura media del pianeta entro i 2 °C a fine XXI secolo, occorre che le emissioni non superino i 44 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio entro il 2020 (per scendere a 16 miliardi entro il 2050), il gap c'è, ma è piccolo: di appena 3,5 miliardi di tonnellate. Dando per buoni i calcoli di Steiner, restano due punti critici. Il primo è l'evidente asimmetria tra gli impegni. Alla lunga una simile disuguaglianza non può reggere: perché il Giappone, che ha un'efficienza energetica superiore a quella Usa, deve abbattere del 25% le sue emissioni egli Usa solo del 3%?
L'altro punto critico è banale: chi ci assicura, in mancanza di vincoli legali, che questi impegni per quanto labili verranno effettivamente mantenuti?
Francesca Toccacielo
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