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Tremonti taglia gli investimenti sulle rinnovabili

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Tratto da: http://www.controlacrisi.org/

ENERGIA VERDE. Il decreto azzera gli incentivi

di Matteo Bartocci

Dopo l'addio di Scajola Tremonti ha spolpato all'osso il ministero per lo Sviluppo. La metà dei tagli ai vari dicasteri è infatti piombata su via Molise. Una resa dei conti economica ma soprattutto politica, visto che allo Sviluppo insieme a Romani sono rimasti due ex An come il finiano Urso (viceministro) e Saglia. Del tutto ignari - pare - della scure da un miliardo che si stava per abbattere sul loro portafoglio.
Tra i tagli decisi da Tremonti ce n'è uno che non migliora il bilancio dello stato e sega completamente una delle gambe su cui si regge il sistema di incentivi alle energie rinnovabili. In poche righe (art. 45), il decreto abolisce l'obbligo da parte del Gestore dei servizi energetici (Gse) di acquistare i «certificati verdi» in eccesso sul mercato elettrico.
Una norma anodina che però taglia all'improvviso e retroattivamente oltre mezzo miliardo di incentivi annui destinati a chi produce energia pulita da sole, vento, biomasse, acqua, etc. «In un colpo colpo e senza nessun beneficio per le casse dello stato - attacca Angelo Bonelli dei Verdi - si cancellano le certezze di chi investe nel futuro e si affonda un comparto come quello delle rinnovabili su cui altri paesi investono per creare migliaia di nuovi posti di lavoro».
Il meccanismo, introdotto da Bersani nel 2008, era fatto così: per i suoi impegni europei l'Italia è obbligata a produrre una quota di energia «pulita». Le aziende che non lo fanno perché bruciano petrolio, carbone o gas devono comprare i «certificati verdi» dalle aziende «pulite» come compensazione antiCO2. A fine anno, se si verificano disallineamenti tra domanda e offerta, il Gse interviene per comprare le quote di energia verde in eccesso garantendo stabilità e sviluppo al sistema. I costi finali venivano poi girati sulle bollette dei cittadini in una parte della tariffa A3 pari a circa 7 euro a famiglia all'anno. Il Gse nel 2009 ha acquistato «certificati verdi» in soprannumero per 630 milioni di euro. La stima per il 2010 - causa crisi e calo dei consumi elettrici - è calata a circa 550 milioni.
Al Gestore - che fa da mediatore in questa partita di giro «virtuosa» tra consumatori e aziende - ufficialmente non commentano le decisioni del governo. Ma negli uffici si fa notare che le domande per l'acquisto dei certificati sono già state presentate quasi tutte il 30 marzo scorso e quindi non è chiaro che fine faranno dopo il decreto e l'iter parlamentare.
Per le associazioni di categoria (Anev, Aper, Fiper, Agroenergia) si tratta di un colpo mortale che destabilizza investimenti e piani industriali già in via di sviluppo. Nel solo eolico - denuncia l'Anev - sono impiegati 25mila lavoratori (+5mila in un anno critico come il 2009). Intere aziende, prive di certezze industriali e di incentivi già stabiliti, potrebbero finire in bancarotta. Simone Togni, segretario generale dell'Anev, sottolinea che «l'Italia deve rispettare impegni europei molto precisi» e dunque deve garantire la produzione di energia rinnovabile. Energia che per gli stessi meccanismi dei certificati verdi, a regime «può abbassare le tariffe».
Secondo il Gse la quota effettiva di elettricità rinnovabile è il 18% del totale (il 23% non normalizzato). «La verità - spiegano sempre dal Gestore - è che dovremmo almeno raddoppiare la produzione per portare la quota al 28-35% in modo da assicurare gli obiettivi europei anche quando ci sarà la ripresa e l'aumento dei consumi».
Che al governo Berlusconi non piaccia la green economy è un eufemismo. Nucleare a parte, il sistema è abbandonato a se stesso. Il riordino degli incentivi (a partire dal conto energia per il fotovoltaico) è atteso da più di un anno. Mentre entro giugno il nostro paese presenterà a Bruxelles il «piano d'azione» che la comunità europea chiede a tutti i paesi per rispettare l'obiettivo del 20% di energia pulita entro il 2020. «I tagli alle rinnovabili e le polemiche sugli incentivi servono solo a rendere più 'digeribile' la scelta del nucleare», critica Roberto Della Seta, Pd ed ex Legambiente. Nel 2009 (dati Terna) il 16,3% dell'energia verde italiana è stata prodotta dai fiumi (idroelettrico), seguono biomasse (2,6%), eolico (2,4%), geotermico (1,8%) e fotovoltaico (0,2%).

fonte: il manifesto, 2.06.2010

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