Quella bellezza che trasuda dai suoi scatti, dal suo continuo voler ricercare nuovi e diversi risvolti estetici, soprattutto nel e attraverso il corpo femminile. Proprio questo amava sottoporre alla prova del suo obiettivo: corpi di donna colti nella loro sensualità e nel loro erotismo, tra glamour e fashion ma senza mai scadere nel volgare. Per lui hanno posato attrici e modelle come Ava Gardner, Catherine Denevue; personaggi del mondo politico come Margareth Thacher ed Helmut Khol. Destando quasi sempre scalpore e attirandosi le critiche a destra e manca, perfino dal movimento femminista per via di quella femminilità sfrenata e libertina sbattuta così in prima pagina.
Newton aveva con sé sempre una macchina per fotografare tutto ciò che l’istinto diceva: da ricordare anche i servizi e la collaborazione offerta per importanti riviste come Vogue, Playboy, Marie Clarie, nonché la famosa serie di scatti “Big Nudies”, inaugurata nel 1980 e che incrementò di molto la sua fama. Si trattava di ritratti a grandezza naturale di donne bionde desnude. Esuberante, irriverente, provocante.
Prima di morire nel 2003, in un incidente stradale ad Hollywood quando la sua macchina finì contro un muro del Chateau Marmont, donò una collezione di foto a “Reporte senza frontiere”, che poi pubblicò anche un volume “Helmut Newton per la libertà di stampa” desinato a sostenere la causa dei giornalisti ingiustamente condannati.
Simone Grasso
5 giugno 2008
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