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Gerusalemme: il giorno dopo

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Foto: fonte google 

Ieri un palestinese kamikaze ha compiuto una strage nel collegio rabbinico Merkaz ha-Rav a Gerusalemme, dove otto studenti sono stati uccisi e sette feriti, alcuni in modo grave.
Oggi la polizia israeliana ha compiuto nelle ultime ore diversi arresti nel rione di Jabel Mukaber dove abitava il kamikaze a cui è stata distrutta l'abitazione.
Da fonti governative sembra che in mattinata sia stata ritrovata la vettura utilizzata dall’attentatore. Si tratta di un furgone, all' interno del quale sono state rinvenute munizioni. Secondo immagini fotografiche risulta che il kamikaze disponesse di un fucile Kalashnikov, di numerosi caricatori e di due pistole.
Per introdurre le armi nel collegio rabbinico avrebbe utilizzato uno scatolone che, all'apparenza, sembrava contenere una televisione. L'attentatore risiedeva a Gerusalemme disponeva di una carta di identità israeliana che gli consentiva piena libertà di spostamento all'interno di tutto il territorio israeliano, senza doversi sottoporre a controlli di alcun genere. Intanto nel cortile del collegio rabbinico sono cominciati i funerali degli otto seminaristi. L'attacco di ieri e' stato lanciato intorno alle 20:00 (ora locale, le 19:00 in Italia): la scuola religiosa non era protetta da nessuna guardia armata.
L'attentatore, travestito da religioso ebreo, ha potuto raggiungere senza ostacoli l'ingresso del collegio e poi dirigersi verso la biblioteca, in quel momento affollata di giovani studenti intenti alla lettura. 'Ho sentito le prima raffiche di mitra, e poi urla di panico, e grida, e ho capito cosa stava accadendo'' racconta il rabbino David Simchon, direttore del liceo. ''Ho visto due dei miei ragazzi morti riversi sul pavimento dell'ingresso - prosegue - e allora ho urlato a tutti di correre verso i dormitori e di sbarrarsi nelle camere''. L'attentatore intanto ha continuato a sparare raffiche ad altezza d'uomo, fino a quando non è intervenuto Yitzhak Dadon, 40 anni, anch'egli studente: ''Sono salito sul tetto e mi sono messo in attesa con il fucile spianato''. Non deve stupire che uno studente fosse armato. Per motivi di sicurezza è loro concesso avere un'arma.
''Per lunghi minuti, forse cinque, forse anche dieci, ho sentito spari continui - prosegue Itzhak - era un fucile automatico che crepitava senza tregua. Poi il terrorista e' apparso allo scoperto e ha sparato una raffica in aria, io ho abbassato la testa per non essere colpito, ma quando lui per un attimo si e' fermato mi sono rialzato e ho fatto fuoco io''. Due colpi e l'attentatore era a terra.  Dopo pochi minuti e' sopraggiunto un secondo studente che con un fucile mitragliatore di quelli in dotazione ai soldati di leva, ha finito l’attentatore. 'Io ho telefonato subito alla polizia - testimonia Arik Brosh, 28 anni - ma loro non mi prendevano sul serio: saranno mortaretti, mi dicevano''.
Nessuno poteva davvero credere che un attentato simile potesse essere compiuto nel cuore della Gerusalemme israeliana. I primi testimoni raccontano l'orrore visto fra le stanze del collegio: sangue e corpi ovunque, muri crivellati di colpi, odore di morte. ''Ho visto quei cadaveri - ci dice Yerach Toker, uno dei primi soccorritori a giungere sul posto - sono ragazzi con la kippa in testa, studenti di 15 o 16 anni che ancora stringevano con le mani insanguinate i loro libri sacri''. Fuori una folla di religiosi da ieri urla con rabbia ''morte agli arabi''.
 
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 07 Marzo 2008 12:50 )  

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