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Hezbollah non c'

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Sempre sulla situazione in Libano, prononiamo un testo di Maurizio Blondet, dall'originale e efficace taglio interpretazione.

Hezbollah «ha fatto un colpo di Stato», strillano i media. Fuad Siniora, il primo ministro libanese sostenuto dagli occidentali, ripete: «E’ un colpo di Stato». E’ la propaganda israeliana che viene diffusa, e che nasconde la realtà: Hezbollah, dopo aver effettivamente occupato la zona di Beirut dominata dal clan Hariri, ha chiamato poi l’esercito libanese a riprendere il controllo dell’area, su suo invito. Il suo comunicato non lascia dubbi: «L’opposizione libanese mette fine alla presenza armata a Beirut in modo che la capitale torni in mano all’esercito». Capito?

L’abilissimo Nasrallah e il comandante Aoun  (perchè con l’Hezbollah sciita, non dimentichiamolo, ci sono i cristiani di Aoun) ha evitato di prendere il potere, e di strappare il governo a Siniora. Evitando così, come  spiega Thierry Meyssan (1), di dare il pretesto alla NATO (a ad Israele) per una invasione «di pace».
Il solo che abbia fatto un golpe è proprio Siniora: e dall’11 novembre 2006 quando, abbandonato da cinque ministri, secondo la Costituzione libanese (articolo 95) avrebbe dovuto dimettersi; non lo fece. Da allora si è mantenuto al potere solo perchè la «comunità internazionale» (leggi: USA, Europa e Israele) lo sostengono; altrimenti il governo sarebbe andato alla coalizione cristiano-sciita di Aoun e Nasrallah, che ha la maggioranza nel Paese, e le trame del Mossad in Libano sarebbero diventate più difficili.
Infatti  Hezbollah è legittimato al potere dalla vittoriosa reistenza contro i sionisti, e insieme ai cristiani di Aoun ha con sè la maggioranza nel Paese. La tentazione di marciare sui palazzi del governo dev’essere stata forte; ma non lo ha fatto. Al contrario, sia Nasrallah sia Aoun dichiarano, anche con gli atti, che «non hanno intenzione di far passare gli interessi di parte, ancorchè maggioritari, davanti all’unità del Paese».
Quando i media ripetono che Hezbollah ha costituito «uno Stato nello Stato», bisogna tradurre:  Hezbollah e i cristiani non riconoscono la legittimità del governo di Siniora, perchè ha violato la costituzione. Si comportano come se non esistesse. E naturalmente si autogovernano. Anche perchè da 18 mesi il Libano non ha più presidente, nè corte costituzionale, nè assemblea legislativa (il parlamento non avendo più il mandato per procedere all’elezione presidenziale). Hezbollah, nella sua zona, riempie il vuoto anche amministrativo, specie sul piano sociale e assistenziale.
Occorrerebbero libere elezioni. Ma Washington sa benissimo che il «suo» governo Siniora non ha appoggio popolare, e perderebbe clamorosamente. Il voto legittimerebbe il potere sciita-cristiano.
Da qui la necessità di far succedere qualcosa, di spingere Hezbollah dalla parte del torto con qualche provocazione, che lo induca a sparare contro altri arabi. Ciò discrediterebbe l’unico gruppo islamico che ha vinto militarmente Israele, e coalizzerebbe tutti i sunniti, allarmati da questo successo sciita.
Provocazioni gravissime sono già state consumate, secondo Meyssan direttamente dalla CIA. L’assassinio a Beiruth, il 12 dicembre 2007, di Francois Al-Hajii (un cristiano, come dice il nome «Francesco», nonchè capo militare della «Corrente patriottica libera» di Aoun), e  l’esponente di Hezbollah, Imad Mugniyeh, trucidato a Damasco il 12 febbraio 2008. Questo, ucciso dal Mossad.
L’opposizione legittima, stoicamente, non ha reagito scatenando la violenza. Hassan Nasrallah, il giovane capo di Hezbollah, non è caduto nelle provocazioni sanguinose. Dunque bisognava prepararne una più grossa.
Secondo Meyssan, che pare ben informato fin nei particolari, essa doveva «avvenire la notte del 25-26 aprile» scorso. «Dei commandos USA avrebbero dovuto sbarcare all’aeroporto diBeirut e tentare di eliminare direttamente Nasrallah. Fosse riuscita o no, la loro azione-lampo avrebbe precipitato la capitale nel caos e spinto i militanti Hezbollah ad attaccare (per vendetta) il governo di fatto di Siniora e il clan Hariri. Più sangue fosse corso, e più avrebbe giustificato un intervento della NATO», dice Meyssan.
Lasciamo ancora a lui la parola: «L’Ammiraglio Ruggero di Biase, comandante della forza navale dell’ONU (la forza di interposizione) avrebbe cambiato le bandiere delle navi italiane, francesi e spagnole al suo comando e avrebbe operato uno sbarco al porto di Beirut, sotto gli auspici dell’Alleanza Atlantica, con il pretesto di soccorrere i sopravvissuti del ‘governo’ pseudo-legittimo. Tutto ciò sarebbe stato accompagnato da una ampia propaganda contro la ‘violenza degli sciiti’ contro i sunniti, che avrebbe rovinato l’aura di cui Hezbollah gode presso le masse arabe. George Bush sarebbe allora arrivato a Tel Aviv per celebrare i 60 anni di Israele e invitare gli ‘Stati arabi moderati’ sunniti ad unirsi con lo Stato ebraico di fronte al comune pericolo sciita».
E’ la propaganda che abbiamo visto in questi giorni su tutti i giornali e TV d’Italia. Ancora Meyssan - che decisamente sembra ben informato (del resto  si è stabilito a Beirut) - dice: «Washington aveva previsto di lasciar massacrare le sue pedine politiche in Libano, sacrificare il primo ministro di fatto Siniora e i capi della famiglia Hariri, per mantenere solo i suoi agenti operativi nello scacchiere: ossia la famiglia Hariri con la sua milizia e il leader druso Walid Jumblatt, che è vice-presidente dell’Internazionale Socialista (!) col suo braccio destro, il volubile Marwan Hamade, ministro nel governo Siniora». Attenzione: Internazionale socialista.
Il 26 aprile scorso, Hezbollah ha colto sul fatto un socialista francese d’origine afghana, e rappresentante dell’Internazionale socialista, di nome Karim Pakzad, mentre  scattava foto proprio nelle vicinanze del bunker dove sta, per sicurezza, Nasrallah. Secondo Hezbollah, questo «socialista francese» era un agente che preparava l’azione americana mirante appunto ad assassinare il capo sciita. Arrestato dai militanti Hezbollah, gli è stato trovato addosso un apparato d’intercettazione delle  comunicazioni telefoniche. Essenziale per un attacco mirato al capo sciita, molto protetto e localizzabile solo attraverso il segnale dei suoi telefoni cellulari o satellitari.
Così, il quadro che i media non spiegano, sta diventando chiaro. Come si ricorderà, questa ultimissima crisi libanese è scoppiata perchè il «governo» Siniora voleva eliminare le telecamere di sorveglianza che Hezbollah ha piazzato all’aeroporto di Beirut, sollevando dall’incarico il  comandante addetto alla sicurezza aeroportuale.
Ora comprendiamo che, con quelle telecamere in funzione, il colpo a sorpresa dei commandos USA non sarebbe potuto riuscire. Ciò permette di capire meglio perchè Jumblatt, il druso-agente CIA, abbia strillato che Nasrallah aveva preparato un’azione per distruggere un aereo sulla pista 17, quella usata dai VIP del «governo» filo-occidentale: accusa probabilmente non falsa, ma Hezbollah si preparava ad accogliere con qualche sorpresa militare i commandos americani. Senza le telecamere, l’azione non poteva più essere sicura. Da qui i combattimenti.
Fatto degno di nota: mentre la milizia Hezbollah investiva Beirut Ovest e distruggeva metodicamente gli uffici del media del clan Hariri, che non sono stati difesi, l’esercito si ritirava dal quartiere, ostentando la sua neutralità. Durante l’azione, i sindacati - che hanno indetto lo sciopero generale il 7 maggio, per ragioni salariali ma anche politiche (sono appoggiati da Aoun) - hanno chiuso l’aeroporto per impedire un eventuale sbarco delle truppe NATO in intervento «umanitario».
Finito il lavoro, Hezbollah ha richiamato l’esercito, cedendo ad esso il terreno conquistato, invitandolo a riprendere la responsabilità dell’ordine pubblico. Accorgimento abile, perchè in base alla risoluzione ONU numero 1701 può intervenire, gettando la maschera di forza di pace, esclusivamente se la invoca l’armata libanese regolare, ossia se questa sente di aver la peggio negli scontri. Nasrallah ha scongiurato anche questa eventualità.
Così, Siniora ha infine dovuto richiamare i suoi ad un giorno di silenzio e «rifiuto della violenza» per domenica, una sorta di contro-sciopero generale, nella speranza di attizzare la tensione che si sta già calmando. Ma ha avuto un’amara sorpresa: l’esercito nazionale gli ha risposto rifiutando di smantellare le telecamere di Hezbollah all’aeroporto, perchè - dice - le considera «indispensabili alla difesa nazionale».
Perciò cari lettori, quando sentirete ripetere in questi giorni che Hezbollah ha «fatto un golpe», lasciate gridare i propagandisti. La verità è che Hezbollah ha evitato un intervento «umanitario», ed ha vinto almeno questa mano della partita.
La verità l’ha detta, in un impulso di dispetto, Aaron Zeevi Farkash (2), l’ex capo dell’intelligence militare israeliana: «Avevamo consigliato alla CIA di non far conto su Walid Jumblatt o su Saad Hariri, perchè li abbiamo provati nel 2006 (quando invasero il Libano) e si sono dimostrati nulli contro Hezbollah. Israele ha dato il miglior addestramento alle Forze Libanesi (la milizia ‘cristiana’ di Samir Geagea, criminale di guerra, coltivatore d’oppio ed evidentemente agente isrealiano), ed essi andranno in scena in ogni futuro conflitto».
E poi, Zeevi ha aggiunto, disperato: «Tre anni di sforzi d’intelligence sono andati perduti. La maggior parte degli agenti hanno dovuto lasciare Beirut, e gli agenti libanesi non possono più muoversi sotto copertura nelle loro missioni quotidiane... L’Occidente ha perso molto dopo la sorpresa che Nasrallah ha fatto».
Zeevi ammette: Nasrallah ha vinto. Un’altra volta. Tutte le trame e le reti saranno da ricostruire. Bisogna ricominciare con le provocazioni. Come?
Secondo il ben informato Meyssan, «Nei prossimi episodi Washington tenterà di far pressione sull’esercito perchè esca dalla sua neutralità e richieda il soccorso della Forza ONU; questo  richiederà  probabilmente l’assassinio di alcuni ufficiali recalcitranti...».
Le Forze ONU, ricordiamolo, comprendono 3 mila soldati italiani, e attualmente sono sotto comando italiano. Ecco perchè Frattini - israeliano di fatto - dice che bisogna consultare i soldati per cambiare le regole d’ingaggio. Le nostre forze, con questo governo, non sono per niente al sicuro. Ci vuole gettare nella guerra, e lo farà per incuria e servilismo.
Ci si può stupire delle informazioni che Meyssan pare avere sulla situazione reale: è il solo a rivelare il progettato colpo a sorpresa degli USA che doveva avvenire il 25-26 aprile, e che è stato annullato all’ultimo momento. Evidentemente le fonti Hezbollah gli danno fiducia. Ma forse non solo quelle.
La stampa servile dice e ripete alla nausea che Hezbollah è armato e assistito da Iran e Siria. Ma secondo Meyssan, è anche «sostenuto con discrezione dalla Cina e della Russia»: se è così, magari non direttamente con armamenti, ma certamente con l’intelligence.





1) Thierry Meyssan, «Les Etats Unis parviendront-ils à pousser les Hezbollah à la faute?», Réseau Voltaire, 10 maggio 2008.
2) Mohamad Shmaysani, «Hezbollah ruined 3 years of arab, foreign intelligence efforts»,
Al-Manar, 10 maggio 2008. Al-Manar è la radio-TV di Hezbollah, ma le recriminazioni di Zeevi le riporta dal sito ebraico Filkka-Israel, che ha intervistato il vecchio agente.

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