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Il Ministro Ferrero per l'immigrazione

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Ieri mattina, 30 Novembre, nel Salone de’ Dugento, a Palazzo Vecchio, si è svolto un incontro presieduto dal Ministro per la Solidarietà Sociale  Paolo Ferrero, l’Assessore Regionale alle Politiche Sociali Gianni Salvadori, l’Assessore comunale per l’Accoglienza e l’Integrazione Lucia De Siervo e il Sottosegretario Cristina De Luca.

Oggetto di discussione è stata la proposta di lavorare per creare una società globale, di cittadini del mondo, attraverso una legge che non nasconda, ma permetta l’integrazione degli immigrati.
Gli obiettivi fondamentali, come ha asserito l’Assessore Lucia De Siervo, sono quelli di cambiare lo status dei cittadini immigrati, da cittadini de jura a cittadini de facto,
e in questo Firenze contribuisce molto, perché in stretto contatto con una fitta rete di Associazioni di volontariato, che partecipano allo sviluppo di questa tanto incoraggiata società interculturale. Nonostante ciò però- aggiunge- c’è bisogno di un fondo attraverso cui poter lavorare e mettere in pratica le idee proposte.
L’Assessore Regionale Gianni Salvadori lancia una scommessa: “definire un modello sociale comune e comunemente condiviso, non creato da “noi” o da “loro”, bensì da “tutti noi”, modello in cui gli immigrati devono potersi sentire coinvolti ed integrati e non emarginati da una cultura che li dipinge come fenomeno che porta via sicurezza sociale e lavoro. L’Assessore ritiene inoltre che un passo decisivo sarebbe quello di riconoscere agli immigrati il diritto di voto per le elezioni amministrative, diritto che dimostrerebbe loro piena accoglienza  e voglia di lavorare insieme, perché una società che accoglie è una società più sicura.Proprio con il tema della sicurezza ha cominciato il discorso il Ministro Ferrero, ammesso che è legittimo per ogni cittadino necessitarla, ma non è solo facendo operazioni di ordine pubblico che si superano le questioni di criminalità clandestina, bensì facendo un lavoro di ricostruzione di un tessuto sociale che permetta rapporti civili, non prendendo in considerazione chi è per o chi è contro gli immigrati, ma affrontando la problematica sul “come gestire l’immigrazione in Italia”. Queste modalità di gestione riguardano nell’atto pratico: una revisione della legge Bossi-Fini, che ha sottoposto a rigide regole il soggiorno degli immigrati e ha privilegiato metodi di centri di permanenza, o rimpatrio o espulsione nelle situazioni di clandestinità; la necessità di una riforma delle procedure di ingresso; la possibilità di avere un visto per ricerca di lavoro, che non obblighi ad avere un contratto già pronto prima della partenza dal Paese di origine; una rapidità nelle procedure burocratiche spesso troppo lunghe e inconcludenti.
Oltre all’attuazione di una legge fatta ad hoc, bisogna che si diffonda l’idea che “essere italiani” non è una questione di origine, ma è un sentimento degno di chi vive e opera in Italia e, come ha sottolineato il Sottosegretario De Luca, è necessario fare dialogo, comunicazione, per far capire agli italiani l’importanza della nascita di una “società diversa” da quella attuale di intolleranza e scetticismo.
Durante l’incontro, è stata inoltre data la possibilità al pubblico di intervenire e proporre idee. Da questo contributo ne sono venute fuori molte richieste, quali quella del Presidente della comunità islamica di garantire un’assistenza religiosa adeguata nei luoghi di detenzione e della creazione di spazi cimiteriali, segno di desiderio di appartenenza da parte del popolo islamico immigrato; e la proposta del riconoscimento dei titoli di studio ottenuti nel Paese di origine, richiesta dal Consigliere Comunale per Rifondazione Comunista Diav Mbaye. Proposte per le quali il Ministro ha risposto che la linea di marcia che intende seguire è proprio una linea che segue un modello di riconoscimento di diritti civili, sociali, religiosi, degni di una società che vuole integrarsi in tutti i suoi aspetti.

Michela Scaramuzzino - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Novembre 2007 20:59 )  

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