Alla Fiera di Francoforte tirano gli e-book. Italia indietro.
di Pierluigi Mennitti da Francoforte
Si è aperta il 12 ottobre a Francoforte la tradizionale Fiera del libro di ottobre, il più grande appuntamento mondiale del settore: 7.384 espositori in rappresentanza di 106 Paesi, 172 mila metri quadrati di esposizione, 1.000 autori invitati e 30 mila eventi pianificati per 280 mila visitatori attesi.. Gli stand sono 155 meno della passata edizione, ma il direttore Juergen Boos la considera una flessione fisiologica: «Non è per nulla indicativa di una crisi del settore», ha detto a Lettera43.it, «anzi, il mercato dell'editoria è di nuovo in crescita dopo la crisi del 2008 e quella attuale non sembra al momento far sentire alcun effetto».
BOOM 2.0. Mai come quest'anno, la scena è dominata dall'editoria digitale. Il mercato è in forte ascesa, trainato da quello statunitense. Non tutti i mercati nazionali sembrano però reattivi alla sfida digitale. Sorprende l'esperienza del Giappone, Paese noto per la sua propensione tecnologica, dove un'alleanza dei 31 maggiori editori tenta di conservare il più a lungo possibile il tradizionale modello del business cartaceo nella speranza di arginare lo sbarco degli e-Book in lingua giapponese di Apple, Amazon e Sony.
MERCATO DEBOLE. Ma anche in Italia, il libro elettronico va meno bene del previsto. Lo ha ammesso Marco Polillo, direttore dell'Associazione italiana editori (Aie), intervenuto nella consueta conferenza stampa all'inizio della Fiera. Polillo ha tratteggiato un quadro in chiaro-scuro del mercato nazionale, provando a evidenziare gli aspetti più positivi: «Il nostro non è un mercato finito. Tiene e compete ancora in modo deciso con il mercato internazionale dei libri». Ma proprio i dati forniti sembrano segnalare più sofferenze che successi.
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