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Morto per overdose a Lettere

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Riceviamo e pubblichiamo:

Firenze, 8 Dicembre 2011. Ieri a Firenze, nei gabinetti della Facoltà di Lettere in piazza Brunelleschi, e' stato trovato cadavere un uomo di 43 anni per overdose di eroina. L'uomo non ha a che fare con l'università, ma ha usato i bagni per lenire la propria tossicodipendenza, in un contesto -la piazza da cui si accede in facoltà- di notevole degrado urbano e umano. Degrado noto da tempo e su cui tutti i provvedimenti presi non hanno dato risultati, degrado che era al centro dell'attenzione pubblica anche quando, agli inizi degli anni '70 io ero iscritto a quella facoltà e ne frequentavo le lezioni. Sono passati quaranta anni e siamo sempre li'. I Sindaci fiorentini sollecitati nel tempo in vario modo si sono succeduti e piazza Brunelleschi continua ad essere un parcheggio “cloaca” che, in quanto tale, non può che raccogliere i vari disperati che comunque brancolano nel centro cittadino: storia di ordinaria cattiva amministrazione e disinteresse... anche perché' la maggior parte degli studenti che frequentano quella facoltà, non votano alle elezioni comunali fiorentine; inoltre la cultura e i professori, a parte qualcuno che ha fatto carriera politica indipendentemente dal proprio ufficio culturale e universitario, al di la' delle dichiarazioni d'occasione come nel caso di oggi, non hanno poteri e/o fanno poco in merito. C'é un aspetto sottovalutato di quanto e' accaduto, oltre la notizia -di per se' non particolarmente eclatante- sul degrado di un angolo della città di Firenze: oggi come quaranta anni fa si continua a morire di overdose nei cessi. Negli anni '70 le morti tragiche per overdose erano più di attualità (la droga pesante era solo ancora vagamente percepita come piaga sociale radicata, per cui ci si stupiva di più, anche mediaticamente), ma oggi queste morti fanno meno notizia perché sono trend quotidiano, una supina accettazione del morto dietro l'angolo, possibilmente da scansare per concentrarsi piu' che altro sul degrado. Una domanda pero' e' d'obbligo: ci sarebbe stato un morto nel cesso della Facoltà di Lettere se a Firenze, magari nella stessa piazza, ci fosse stata una “narcosala” come quelle di Madrid, Zurigo, Amburgo, Amsterdam e Liverpool? Un luogo in cui, sotto il controllo pubblico igienico-sanitario ci si puo' iniettare la sostanza e, una volta fuori, continuare la propria vita; un luogo che, per il solo fatto di essere alternativo ad un cesso o ad un angolo sudicio di una piazza, puo' essere strumento per non rischiare la morte e ridurre il danno della propria malattia. Qualcuno sostiene che la presenza di questo luogo sarebbe un degrado per la zona urbana in cui e' ubicato, un qualcuno che ovviamente ha potere nazionale e locale vista l'assenza totale di questi luoghi, un qualcuno che perpetra la diffusa abitudine di chiudere gli occhi di fronte alla realtà e fare spallucce quando questa realtà gli si riversa drammaticamente addosso. A questo presunto degrado della presenza della narcosala e alla mancanza di determinazione civica per istituirla e salvare dei malati, non ci resta che continuare a raccogliere cadaveri nei cessi delle facoltà universitarie o di qualunque altro cantone. Il problema va posto nella sua immediata tragicità, e non affrontarlo significa esser complici di ciò che accade. Complicità che vale per il degrado urbano e quello civico e sanitario.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori
URL: http://www.aduc.it  Email: aduc@aduc.it

 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 11 Dicembre 2011 23:45 )  

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