Documento politico finale dell'Assemblea della Rete toscana dei comitati per la difesa del territorio
L'Assemblea della RETE TOSCANA per la difesa del territorio, riunita il 7 luglio
2007 in Firenze, prende atto innanzitutto che l'esistenza di ben 155 Comitati,
aderenti alla RETE e diffusi in tutta la Toscana, testimonia la profondità e la
ramificazione sull'intero territorio regionale di questa nuova esperienza di
maturità democratica e di espressione attiva dei diritti di cittadinanza.
Siamo di fronte, senza ombra di dubbio, ad una vera e propria novità nel campo della
partecipazione politica, che si manifesta in presenza di una crisi di legittimità e
di affidabilità della politica e dei politici tradizionali, e che si allarga ormai,
come decine di esperienze testimoniano, sull'intero territorio nazionale.
Preso atto di ciò, l'Assemblea rileva che si sono verificati in Toscana, nel corso
dell'ultimo decennio, centinaia di episodi preoccupanti, di cui si segnalano qui di
seguito i più importanti:
PIT, Paesaggio
Abbiamo considerato l'impianto, la strategia e i contenuti del nuovo Piano di
Indirizzo Territoriale e la loro efficacia, che deve essere valutata nei rapporti
fra PIT stesso e apparati legislativi, in primo luogo con la già ricordata LR 1/2005
e con il Codice dei Beni culturali e del paesaggio.
Il PIT, nell'attuale quadro normativo non assicura il raggiungimento degli obiettivi
dichiarati di sostenibilità e di tutela e valorizzazione delle risorse del
territorio, non rende efficace la normativa paesaggistica e il governo del
territorio, a parte alcune norme di salvaguardia che tuttavia rimandano l'ultima
decisione in merito ai Comuni, che si trovano nell'insano ruolo di
controllori/controllati; non assicura una reale partecipazione dei cittadini al
governo del territorio .
La scelta regionale di inserire il Piano Paesaggistico all'interno dello strumento
del PIT non deve avvenire a scapito dell'efficacia e della dettagliata normazione
della tutela paesaggistica perché, come ha ribadito la Corte Costituzionale "il
paesaggio va rispettato come valore primario, attraverso un indirizzo unitario che
superi la pluralità degli interventi delle amministrazioni locali". La Regione
perciò deve rendere efficaci i suoi legittimi poteri di pianificazione, prevedendo
anche norme di salvaguardia in grado di impedire, nelle more dell'adeguamento degli
strumenti urbanistici, che le "pressioni finanziarie" attualmente operanti rendano
pleonastico il piano una volta entrato a regime attraverso l'adeguamento degli
strumenti di pianificazione degli enti locali.
Lo Statuto del territorio del PIT (contenente la disciplina che integra il PIT come
"Piano paesaggistico") deve individuare le invarianti strutturali, intese come
patrimonio che si vuole trasmettere alle future generazioni (principio di
sostenibilità) e come regole che presiedono alla loro trasformazione (principio di
tutela e di valorizzazione).
Problematiche energetiche
Per quanto riguarda la politica energetica dobbiamo rilevare, da parte della Regione
Toscana, un enorme ritardo nei programmi di risparmio ed efficienza dell'energia e
nella attenta valutazione nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili
(solare, eolico, biomasse, ecc.)
In particolare, la smisurata e ancora assurda politica sui rifiuti vede la Regione
proiettata nella programmazione di inceneritori, mentre poche sono le azioni per il
compostaggio e il riciclaggio programmato, la riduzione a monte dei rifiuti, la
raccolta porta a porta, gli impianti di trattamento a freddo.
Per quanto riguarda poi l'uso delle risorse geotermiche (da non considerarsi
rinnovabili) per la produzione di energia elettrica, la Regione Toscana dovrebbe
valutare gli impatti ambientali e sanitari della geotermia, per troppo tempo
trascurati dall'Enel e riconoscerne le sue specificità territoriali.
Dovrà, inoltre, essere rivista la programmazione degli impianti di produzione di
energia elettrica attraverso l'uso di combustibili fossili (petrolio e metano) e
nello specifico rivista l'autorizzazione data dalla Regione per l'impianto di
rigassificazione Offshore di Livorno, senza che la stessa abbia valutato
preventivamente la sicurezza dell'impianto.
In particolare, prima di approvare un Piano Energetico Regionale, si rende
necessaria una moratoria sulla localizzazione degli impianti ed una valutazione
concordata con la Rete dei Comitati, prendendo in considerazione il ciclo integrale
dell'Energia nella nostra Regione sotto l'aspetto urbanistico, paesaggistico,
ambientale e sanitario, al fine primario di contenere e diminuire l'impatto globale
sui territori.
Infine, per una corretta programmazione energetica, la Regione dovrà dotarsi di una
mappa regionale dei carichi di inquinamento energetico, articolata a scala
provinciale o di area vasta.
Grandi Infrastrutture (Corridoio Tirrenico, TAV)
Anche in Toscana sono presenti alcune scelte infrastrutturali (ritenute non
discutibili e le vere invarianti per la Regione Toscana ), del tutto subalterne a
decisioni esterne, imposte, e mai verificate.
E' il caso del cosiddetto Corridoio Tirrenico, tanto inutile quanto costoso e
distruttivo del territorio; della TAV Firenze-Bologna; è il caso del
sottoattraversamento TAV di Firenze, opera che non serve, pericolosissima,
costosissima; è il caso del proliferare di proposte di aeroporti, non solo
deturpanti e rischiosi ma anche economicamente controproducenti e paesisticamente
devastanti, dello sviluppo di progetti portuali di profonda alterazione degli
equilibri e del paesaggio costiero capaci di alterare gli equilibri
economico-sociali di sostenibilità locale.
La realizzazione di tali opere, oltre agli irreversibili ed enormi danni diretti sui
singoli territori, produrrebbe effetti disastrosi a catena, sia nei confronti del
sistema regionale della mobilità, in tal modo pesantemente gerarchizzata e
irrigidita, sia nei confronti dello stravolgimento delle economie dei territori
attraversati e di più vaste aree, come nel caso del modello di sviluppo sostenibile
che la Maremma si sta dando, sia nei confronti dello strangolamento definitivo della
città di Firenze.
Gravissima inoltre è l'arroganza antidemocratica che accompagna tali opere ed un uso
insistito da parte della Regione della Legge Obbiettivo, di berlusconiana memoria.
Fenomeno preoccupante che accompagna, anzi spesso guida, le Grandi Opere è quello
finanziario speculativo, che diviene così elemento trainante della grande operazione
"Vendesi Toscana" .
Cementificazione del Territorio
Nell'intero territorio regionale, soprattutto nel corso dell'ultimo decennio, si
sono verificati centinaia di episodi di "alluvione cementizia", distruzione dei
beni paesistici, degrado dei centri urbani, offese alla vivibilità e alla salute dei
cittadini.
E' evidente che in questa fase, ha avuto un incremento eccezionale l'afflusso di
capitale altamente speculativo ( spesso di dubbia origine ), attratto proprio
dall'alto pregio del territorio toscano e dalla sua attuale "spendibilità".
Ha assunto, e mantiene, per il giusto clamore sollevato, un valore esemplare e
simbolico lo scandaloso insediamento speculativo sulla collina del borgo medioevale
di Monticchiello, caso che non riteniamo chiuso nonostante il vincolo apposto dal
Ministero dei BB.CC.
Partecipazione
Questione di primaria importanza che attraversa ed è trasversale a tutte le
tematiche della Vertenza Toscana, è quella della Partecipazione, dispiegata a tutti
i livelli.
In particolare tutti i rapporti Comunità/Luoghi, da quelli urbanistici, a quelli in
particolare sul paesaggio, a quelli della salute, della cultura, della qualità della
vita e della gioia di vivere sul territorio, richiedono una Partecipazione che va
ben oltre il consenso o la rappresentanza formale, per divenire ad un tempo
occasione di consapevolezza, di vertenza, di difesa ed in particolare di progetto, e
di nuovi rapporti tra amministratori e popolazione, verso quella che possiamo
chiamare la nascita di una "Democrazia Territoriale Partecipata" .
Tenuto conto di tutto questo, l'Assemblea della RETE TOSCANA per la difesa del
Territorio:
- dichiara aperta la vertenza con la Regione Toscana sui problemi
dell'ambiente, del territorio e della gestione dei beni culturali, e, più in
generale, sulle forme e la modalità di sviluppo;
- dà mandato ai propri organismi (Comitato Esecutivo e Consiglio
Scientifico), in collaborazione coi Comitati locali, di elaborare e approfondire i
contenuti analitici e programmatici della vertenza, riunendo in un quadro unitario
almeno i più importanti tra i conflitti in atto sul territorio regionale toscano, e
di assumere le decisioni necessarie per iniziare il confronto con le autorità
regionali e, ove possibile e necessario, provinciali e comunali;
- riconferma la posizione già chiaramente delineata nell'Assemblea
fiorentina del 25 marzo u. s. a sostegno della collaborazione della Rete toscana con
le grandi organizzazioni ambientaliste nazionali e territoriali;
- indice per l'ottobre prossimo un Convegno regionale per lanciare al
livello nazionale la Vertenza Toscana, cercando a tal fine anche rapporti e alleanze
con analoghe, altre realtà regionali, che da ogni parte vanno sorgendo.