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Concordia, quanto Costa all'ambiente?

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Concordia, quanto Costa all'ambiente?



Il naufragio della nave da crociera Costa Concordia, oltre alle decine di morti rischia di fare un'altra vittima: il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Questo parco, che comprende tutte le isole Toscane e il mare che le circonda, ha al suo interno un'area protetta considerata Sito di Interesse Regionale e Zona di Protezione Speciale, l'Isola del Giglio. Adesso nel cuore di questo paradiso mediterraneo è conficcata una spada d'acciaio ricolma di 2400 tonnellate di gasolio; un liquido denso e scuro pronto ad avvelenare ogni forma di vita, minacciando quello che è considerato un santuario dei cetacei.
Ogni nave da crociera porta nel ventre questo impressionante carico mortale consumando ogni anno la produzione di un'intera raffineria. Ma questo è solo l'ennesimo, e forse ormai inutile, esempio di quanto sia insensato e pericoloso basare l'economia e i trasporti sulle fonti fossili.
Ora la vera priorità è salvare l'Isola del Giglio, con il suo inestimabile patrimonio ambientale. Gli esperti rassicurano sul fatto che un'eventuale fuoriuscita del gasolio avrebbe un impatto notevolmente inferiore rispetto a quello che potrebbe provocare il greggio. Quest'ultimo infatti è meno volatile ed è formato da più componenti, le più pesanti delle quali andrebbero a depositarsi sul fondale provocando ingenti danni. La Concordia, non essendo una petroliera, è invece riempita di semplice carburante, più leggero e di facile dispersione. Ma, nonostante questo, 2400 tonnellate di gasolio sarebbero comunque in grado di compromettere seriamente l'habitat dell'arcipelago toscano.
Per scongiurare il disastro è stata incaricata l'azienda olandese SMIT Salvage, leader mondiale nelle operazioni di recupero dei relitti e nei servizi di tutela ambientale. La procedura usata dalla SMIT per estrarre il gasolio (defueling) sarà quella dell'hot-tapping: per ognuna delle cisterne della nave vengono fissate due valvole sulla chiglia. Dopo aver effettuato un buco di 16 cm in corrispondenza di ogni valvola, ad esse viene agganciato un tubo. Una volta che ogni cisterna è stata collegata da due tubi si procede con l'immissione di vapore dal più basso dei due tubi. A questo punto il carburante all'interno, che si trova in uno stato denso inizia a sciogliersi per il calore e viene aspirato con il secondo tubo che si trova in posizione più elevata rispetta al primo.
Tutte queste procedure ovviamente devono essere effettuate in condizioni meteorologiche ottimali sia per garantire la sicurezza degli operai sia per ridurre la probabilità di sversamenti. In periodo invernale questo si traduce in lunghe attese e continui rinvii delle operazioni che rischiano di mettere sempre più in pericolo il mare intorno al Giglio. La nave trovandosi in una posizione precaria continua a muoversi impercettibilmente ma inesorabilmente e rischia di scivolare lungo il fondale scosceso raggiungendo una profondità di 70 metri. Nel caso più sfortunato tra le varie ipotesi studiate dalla protezione civile c'è quella in cui la chiglia si spacca nella caduta, riversando in mare le migliaia di tonnellate di gasolio che contiene, senza lasciare possibilità di intervento a causa della profondità.
Nel caso più fortunato in cui tutte le operazioni di svuotamento dei serbatoi vadano per il meglio bisogna in ogni caso considerare che la Costa Concordia era una vera e propria città di oltre 4000 persone. Questo significa che nel mare del Giglio si sono riversate o rischiano di farlo una grande quantità di sostanze nocive per l'ambiente tra cui varie tonnellate di oli e grassi lubrificanti, detersivi, candeggine, smalti, colle e insetticidi.
L'Arpat continua a rassicurare affermando che al momento non si riscontrano fenomeni significativi di inquinamento dell'acqua del mare. I tempi stimati per la rimozione del relitto sono però dell'ordine dei 10 mesi, ed è lecito pensare che il trascorrere del tempo faccia aumentare le probabilità di sversamenti nocivi, in particolare dalla fiancata che giace sul fondale.
La sfida per salvare l'habitat dell'Arcipelago toscano e successivamente quella di rimuovere la gigantesca carcassa metallica saranno sicuramente avvincenti ed affascinanti. La tecnologia e l'ingegno dell'uomo saranno messi alla prova per rimediare ai danni causati dall'idiozia e dall'incapacità di altri uomini. La speranza è che l'ambiente non debba pagare un prezzo troppo elevato per assistere a questo spettacolo.

 


08/02/12
Cosimo Biliotti

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 08 Febbraio 2012 12:54 )  

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