Sabato 17 marzo Lello Voce ha fatto tappa a Firenze, per presentare il suo nuovo libro (con CD) Piccola cucina cannibale, edito presso la Casa Editrice Squi[libri] di Roma.

La cornice è l’Area N.O. di Massimo Mori, un luogo che l’organizzatore degli incontri letterari delle “Giubbe Rosse” ha scelto di dedicare a “radi eventi culturali, che rispecchiano gli intendimenti della Direzione dello spazio olistico”. Ed è appunto all’insegna dell’apertura tra le arti e le discipline, che l’intervento di Lello Voce si è inserito nel programma dello spazio olistico. Perché occorre rimuovere da subito quella “fama immeritata di poeta d’avanguardia” che ha in parte nascosto l’intendimento primario del suo fare poesia: “rispettare la tradizione, per l’appunto rinnovandola”. Il riferimento implicito è ad Haroldo de Campos, il maestro da cui Voce ha “assorbito” la poetica del cannibalismo – mangiandolo a sua volta: “mangiando” il suo stesso padre.
Quello che la poesia di Piccola cucina cannibale intende realizzare, non è dunque un gesto di eversione – non, almeno, se osservato entro una prospettiva storica più attenta. Il richiamo più diretto è alla tradizione trobadorica, e alla celebre sentenza di Gianfranco Contini: “quando i trovatori arrivano in Sicilia, si tacciono”. Per Voce non fu così: la poesia nacque in Italia in stretta simbiosi con la musica. La prova ce la fornisce Dante stesso nel De vulgari eloquentia, quando distingue le tre forme principali in cui la poesia ai suoi tempi compariva, forme perfettamente traducibili nella terminologia dell’oggi: “spoken word, spoken music e lettura silenziosa”.
Ma se descritta “nella terminologia dell’oggi”, la musica di Piccola cucina cannibale apparirebbe anche una versione “colta” di trip hop… Forse, ma la distinzione è sostanziale: perché in essa la musica non è punto di partenza: giunge dopo, costruita sulle strutture ritmiche del parlato. E non è nemmeno semplice accompagnamento. La musica “realizza strutture formali già presenti nella poesia: le tira fuori” come parole non dette.

da sinistra: Massimo Mori, Lello Voce e Frank Nemola
Nella piacevole serata, Lello Voce ha fornito alcuni esempi di questa poesia, facendo ascoltare stralci del CD che integra il libro, e chiudendo con una performance live accompagnata da Frank Nemola (autore di tutte le musiche del CD). Ma Piccola cucina cannibale include anche la poetry comics di Claudio Calia e la voce cantata di Maria Pia De Vito, offrendo un prodotto che guarda al futuro non per semplice opportunismo, ma con una passione coerente e alimentata dalla tradizione. L’incontro si è chiuso parlando proprio di questi opportunismi e di molte altre pratiche dannose per la sopravvivenza stessa della poesia. Non è mancato un riferimento (pur commosso e sofferto) alla sentenza scelta da Edoardo Sanguineti: “apres moi le déluge”, segno di un mondo poetico che intende decretare la sua stessa fine. Ma il bersaglio principale di Voce resta il romanzo odierno, un prodotto appiattito, uniformante, che non stimola quell’intervento “politico” che è proprio della poesia: un entrare nella polis per rivolgersi a tutti, coinvolgendoli con le parole ma, soprattutto, con la propria viva voce.
Per DEApress, Simone Rebora
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