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Incontro con Said

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Said fotografato da Giacomo Quilici 

 

Siamo davanti allo stabile di Viale Matteotti, suoniamo ma i campanelli non funzionano, allora lo chiamiamo al cellulare, lui scende dal terzo piano dove abita e ci apre la porta, ci stringe la mano e facciamo le presentazioni. E' così che conosciamo Said, che tutti chiamano il piccolo Said perché quando è arrivato in Italia era poco più che diciottenne. Ci invita ad entrare e ci fa accomodare al primo piano, nella sala che viene riservata alle riunioni, è spoglia e poco illuminata ma è pulita e non c’è disordine, tutte le sedie in linea e un gran tavolo intorno al quale ci sediamo.

Said ci racconta della situazione dello stabile occupato. In tutto ci abitano 22/23 famiglie, la  maggior parte coppie con dei bambini, alcuni, i più piccoli sono nati proprio lì dentro. In tutto circa 75 persone, con residenza e domicilio. Nuclei familiari diversi, come diversi sono i loro luoghi d’origine, la maggioranza sono del Marocco, ma ci sono anche cittadini Romeni, Polacchi e anche Italiani.

Un gruppo eterogeneo che però è rimasto unito nel tempo. Hanno preso possesso dello stabile due anni e due mesi fa, nel dicembre del 2005. L’edificio, di proprietà dellINARCASSA, era in stato d'abbandono da più di dieci anni. Quando sono entrati ad occupare il palazzetto c'erano circa venti famiglie; dopo è stato studiato la metratura dell’edificio e sono stai ricavati 23 appartamenti. Da quel momento sono rimaste più o meno le stesse persone, perché, come ci dice Said ‘qui non entra chi vuole’ , c’è stata una scelta dettata dalle esigenze delle famiglie per poter garantire la tranquillità di tutti ‘ questa è tutta gente calma, che lavora’. 

Chi infatti pensa agli abitanti di viale Matteotti come ad una banda di fannulloni si sbaglia, tutti lavorano, ci sono donne che fanno le pulizie nelle case e negli Hotel, artigiani, manovali, operai, elettricisti e chi lavora nelle cooperative, tutti con regolare contratto, magari stagionale o solo per qualche mese, ma pur sempre contratto.
Una volta a settimana poi viene fatta una specie di riunione condominiale dove tutti si ritrovano per parlare e discutere dei vari problemi.

I bambini - di seconda generazione - vanno tutti a scuola o all’asilo, parlano un italiano perfetto e quasi non sanno niente della terra dei loro padri e madri.

Nell’edificio c’è luce ed acqua, quando sono entrati era già tutto allacciato, hanno solo dato una sistemata ai bagni, però ‘è tutto abusivo’. Said ce lo dice guardandoci negli occhi e non ha lo sguardo di chi è felice di non pagare credetemi.

Ci dice che loro sono tutti disponibili per una trattativa, magari un contratto collettivo, vorrebbero solo delle garanzie, e le stesse cose le chiedono alle istituzioni e a chi di dovere, sono disposti a pagare un affitto, questo gli permetterebbe di avere delle garanzie e vivere tranquilli, ma non sembra che le istituzioni li degnino di attenzione.

Quello che manca infatti, e manca a tutti là dentro come negli altri edifici occupati, è la stabilità, e soprattutto la Tranquillità, non è facile vivere con la paura che da un giorno all’altro, da un momento all’altro la Polizia possa arrivare e sgomberare tutto.

Said si accende un'altra sigaretta, aspira forte e sputa una nuvola di fumo biancastro che si disperde nella stanza, poi continua: ‘io non sono preoccupato per me, sono preoccupato per i miei figli, per i figli di tutti gli altri.. i bambini vivono chiusi, isolati, passano dalla scuola alla casa, non ci sono giochi e non hanno amici, la loro cultura è persa ma non fanno parte del paese dove vivono.

Said ha paura, paura che vivendo così domani - i bambini - diventeranno degli sbandati, dei delinquenti e così forse sarà davvero se dovranno continuare a percorrere questa strada già fissata da altri e senza sbocchi.

‘Come ti senti?’ gli chiediamo. ‘Con un piede dentro e uno fuori’ è la sua risposta, la situazione è difficile, non sono per gli immigrati ma anche per tanti italiani, e non solo a Firenze, ma in tutta Italia. Said è in Italia da 30 anni e ancora non ha una casa, uno volta l’aveva, e pagava l’affitto, circa un milione, un milione e due delle vecchie lire, ma ora ‘dove vai con 1000 euro al mese se hai una famiglia da mantenere?’

Il costo della vita sale, e a farne le spese sono in tanti. ‘Questa è la vera guerra.. quella tra poveri e ricchi, una guerra che passa di generazione in generazione e non distingue razza o colore’

Said ricorda di quando è arrivato a Firenze, erano in pochi, una ventina di persone, eppure non sono stati aiutati, ‘perché ci hanno lasciati abbandonati?’

Secondo lui sistemare i primi venuti sarebbe stato facile, oltra a rivelarsi una scelta saggia e previdente. I nuovi venuti avrebbero avuto un punto di riferimento e un esempio da seguire, invece l’esempio non c’è, tanta gente continua ad arrivare, scappa dalla miseria carica di speranza ma quando arriva qui non la trova. In compenso trova il mercato nero e la malavita pronta ad accoglierli, di nuovo ricchi che si approfittano di poveri.. e la guerra continua.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Febbraio 2008 19:01 )  

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