Un palcoscenico esaurito per la proiezione del DVD dei Mémoires. Alla Pergola, una sensazione nuova, desueta. Vedere di fronte a noi, a sipario aperto, la platea, i palchi e la galleria, è un’emozione rara. Essere seduti esattamente dove il grande Mario Scaccia sta recitando non lascia del tutto indifferenti. Sì perché il film dei Mémoires (di Carlo Goldoni, per la regia di Maurizio Scaparro) è stato girato quasi interamente su questo stesso palcoscenico.
La serata inizia con l’invito di Maurizio Scaparro a difendere la Pergola: la vita di un teatro è spesso appesa a un filo. Per questo chi lo ama non può far a meno di difenderlo, di lottare perché sopravviva, perché il teatro continui a essere quella straordinaria allegoria della vita che è sempre stato. Difendere il teatro, significa difendere la nostra cultura e la nostra memoria.
Parole che sembrano perfettamente plasmate attorno a questa serata, di cui sono protagonisti i Mémoires, opera che più di ogni altra costituisce una riflessione sulla memoria e sul teatro.
Mémoires è l’autobiografia del vecchio Goldoni, scritta a Parigi, dove l’autore si era trasferito a cercar fortuna. C’è la vita del commediografo, i suoi inizi da avvocato, i suoi amori, i suoi rimpianti, ma c’è soprattutto il teatro, ovvero il racconto di una carriera, tra fiaschi e straordinari successi, con un occhio di riguardo alla rivoluzione compiuta sul teatro italiano: il superamento della commedia dell’arte, l’abbandono delle maschere in nome di un maggiore realismo, il rifiuto dell’improvvisazione in nome della centralità del testo scritto.
Goldoni ha sprovincializzato il nostro teatro, lo ha fatto grande, lo ha reso degno della grande commedia di ogni tempo. Si dice talvolta che il Nostro non valga Molière, e probabilmente è vero. Ma neppure Molière è stato capace di portare, da solo, un cambiamento così grande e repentino nel proprio teatro, perché in fondo è figlio delle esperienze di Corneille e di Racine. Goldoni invece per molto tempo ha predicato nel deserto, è stato un orfano. Ed è tanto più sorprendente che il suo genio sia stato riconosciuto già in vita, e ci pare cosa da nulla che abbia collezionato un numero straordinario di detrattori.
I Mèmoires di Scaparro tralasciano la prima parte della commedia, riferita all’infanzia dell’autore, per concentrarsi sulle altre due: la seconda, che parla dei successi teatrali, e la terza, che narra il triste periodo parigino. Scaparro ha il merito di trasformare la seconda parte, originariamente troppo rapsodica, in un divertente turbinio di personaggi, che recitando, giocando, litigando, raccontano la fortuna di Goldoni e al tempo stesso la sua rivoluzione teatrale. Sì, perché il gioco sta nel mettere in scena i personaggi della commedia dell’arte, inizialmente riluttanti ad accettare le nuove regole.
Ne esce una commedia divertente e amara, in cui l’introspezione psicologica lascia spazio all’esplicita riflessione, e nella quale spiccano i due Goldoni, il vecchio e il giovane, interpretati da Mario Scaccia e Max Malatesta. I due protagonisti alternano la lingua italiana a quella veneta, con qualche concessione anche al francese, e avvincono per le proprie qualità espressive. In particolare Scaccia per il calore del timbro, Malatesta per una spiccata espressività facciale.
Il film è stato presentato dall’Istituto Luce e dalla Compagnia Italiana, nell’ambito della rassegna Voci d’Europa, e anche per celebrare i trecento anni dalla nascita di colui che Francesco De Sanctis definì “il Galileo della nostra letteratura”.
La serata inizia con l’invito di Maurizio Scaparro a difendere la Pergola: la vita di un teatro è spesso appesa a un filo. Per questo chi lo ama non può far a meno di difenderlo, di lottare perché sopravviva, perché il teatro continui a essere quella straordinaria allegoria della vita che è sempre stato. Difendere il teatro, significa difendere la nostra cultura e la nostra memoria.
Parole che sembrano perfettamente plasmate attorno a questa serata, di cui sono protagonisti i Mémoires, opera che più di ogni altra costituisce una riflessione sulla memoria e sul teatro.
Mémoires è l’autobiografia del vecchio Goldoni, scritta a Parigi, dove l’autore si era trasferito a cercar fortuna. C’è la vita del commediografo, i suoi inizi da avvocato, i suoi amori, i suoi rimpianti, ma c’è soprattutto il teatro, ovvero il racconto di una carriera, tra fiaschi e straordinari successi, con un occhio di riguardo alla rivoluzione compiuta sul teatro italiano: il superamento della commedia dell’arte, l’abbandono delle maschere in nome di un maggiore realismo, il rifiuto dell’improvvisazione in nome della centralità del testo scritto.
Goldoni ha sprovincializzato il nostro teatro, lo ha fatto grande, lo ha reso degno della grande commedia di ogni tempo. Si dice talvolta che il Nostro non valga Molière, e probabilmente è vero. Ma neppure Molière è stato capace di portare, da solo, un cambiamento così grande e repentino nel proprio teatro, perché in fondo è figlio delle esperienze di Corneille e di Racine. Goldoni invece per molto tempo ha predicato nel deserto, è stato un orfano. Ed è tanto più sorprendente che il suo genio sia stato riconosciuto già in vita, e ci pare cosa da nulla che abbia collezionato un numero straordinario di detrattori.
I Mèmoires di Scaparro tralasciano la prima parte della commedia, riferita all’infanzia dell’autore, per concentrarsi sulle altre due: la seconda, che parla dei successi teatrali, e la terza, che narra il triste periodo parigino. Scaparro ha il merito di trasformare la seconda parte, originariamente troppo rapsodica, in un divertente turbinio di personaggi, che recitando, giocando, litigando, raccontano la fortuna di Goldoni e al tempo stesso la sua rivoluzione teatrale. Sì, perché il gioco sta nel mettere in scena i personaggi della commedia dell’arte, inizialmente riluttanti ad accettare le nuove regole.
Ne esce una commedia divertente e amara, in cui l’introspezione psicologica lascia spazio all’esplicita riflessione, e nella quale spiccano i due Goldoni, il vecchio e il giovane, interpretati da Mario Scaccia e Max Malatesta. I due protagonisti alternano la lingua italiana a quella veneta, con qualche concessione anche al francese, e avvincono per le proprie qualità espressive. In particolare Scaccia per il calore del timbro, Malatesta per una spiccata espressività facciale.
Il film è stato presentato dall’Istituto Luce e dalla Compagnia Italiana, nell’ambito della rassegna Voci d’Europa, e anche per celebrare i trecento anni dalla nascita di colui che Francesco De Sanctis definì “il Galileo della nostra letteratura”.
Giulio Gori - DEA
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






