. Questo mese di marzo 2011 ce lo ricorderemo per molto tempo. Il terremoto e uno tsunami di proporzioni apocalittiche ha colpito il nord est dell’isole del Giappone, il disastro umano, ambientale e civile è enorme, le centrali nucleari presenti sono state danneggiate e dalle cronache che ci arrivano dal Paese del Sol Levante la catastrofe nucleare sembra imminente, malgrado gli sforzi e la richiesta di aiuti che il dignitoso governo del Tenno ha subito fatto pervenire ai propri alleati e a tutta la comunità civile.
In questo scenario di solidarietà ed intervento internazionale salta agli occhi l’incapacità e la quasi indifferenza del governo italiano che si è solamente preoccupato dell’incolumità dei propri cittadini, e non abbiamo sentito una parola dal primo ministro italiano di solidarietà e di offerta per l’invio di aiuti. L’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino ha comunicato il proprio spostamento nella repubblica popolare cinese per le evidenti paure di contaminazione atomica, ma la palese indifferenza e l'assoluta mancanza di organizzazione delle nostre istituzioni li costringe ad aspettare una evaquazione impribabibile affidata alle linee aeree giapponesi.
Naturalmente questo disastro ha fatto eco ai tanti cittadini ed associazioni politiche e civili, che da anni lottano per impedire la costruzione di centrali nucleari nel nostro Paese. Certune prese di posizione strumentali dei vari Ministri competenti (e forse sarebbe meglio dire incompetenti ), ci hanno lasciato di sasso per l’assenza di notizie della catastrofe che sta avvenendo e per la poca voglia di far sì che questo avvenimento porti ad una riflessione più ampia, tenuto conto che l’imponderabile è sempre sospeso quando si parla della sicurezza degli impianti nucleari.
Le centrali giapponesi sono state costruite per resistere a terremoti del valore di 7.6° gradi della scala Richeter ( in un paese che è soggetto sismico di 1° grado ) e l’imponderabile ha fatto si che il terremoto degli scorsi giorni abbia raggiunto il 9 di quella scala che determina intensità e disastro; dimostrando così che “le sorprese” sono sempre in agguato quando si parla di nucleare
Viene da pensare, senza preconcetto invece, che da questo spaventoso avvenimento ci sia da imparare molto e aiuti a comprendere, che affidarsi all’energia nucleare é ancora un rischio che non ha, per le conoscenze acquisite, valide e certe misure di protezione, non dimenticando la quantità e la pericolosità delle scorie, che neanche la moderna impiantistica ha saputo trovare un valido e sicuro smaltimento.
L’ultima generazione di centrale atomica utilizza plutonio che ha ricadute e attivazione che si calcolano in migliaia di anni, e ancora non è stato individuato un sito, un modo ove potersene tranquillamente disfare. Tranne il modo mafioso di gettare rifiuti tossici nelle discariche o in alto mare, incuranti del danno ambientale.
Dicevamo del silenzio istituzionale nei confronti di un popolo che nella sua storia secolare è già stato duramente colpito dall’energia atomica.
L’occasione purtroppo è stata la “ bomba atomica “ e la “ bomba all’idrogeno (H) sganciate dall’aviazione americana nel 1945 per terminare il conflitto armato che dal 1941 insanguinava l’area, e naturalmente sono stati proprio gli USA i primi ad intervenire e rispondere alla richiesta di aiuti.
Ci ha colpito la dignità e la compostezza del premier giapponese Naoto Kan che ha invitato alla calma ed ha fatto appello ai propri cittadini di rimboccarsi le maniche e di affidarsi alle capacità proprie del popolo del sol levante, che non è nuovo a ricostruire dall’inizio la propria statualità e il proprio paese.
Ma dove l’assenza dell’Europa si è fatta maggiormente sentire è nel mancato intervento per aiutare i cittadini della Libia che sono a rischio massacro da parte del Governo del dittatore colonello Gheddafi. Il trattato recentemente sottoscritto dal governo italiano è chiaramente una palla al piede e il nostro Paese brilla per l’indifferenza e per la difesa dei propri interessi energetici.
Un popolo intero ha chiesto riforme sostanziali e un cambiamento di politiche al proprio “ capo di stato “ e questi è intervenuto massicciamente scatenando la repressione da parte delle forze speciali e dell’esercito che stanno mettendo in atto un vero genocidio.
La lega Araba ha chiesto alla NATO di creare una fly-zone per impedire all’aviazione del dittatore di gettare bombe e sparare indiscriminatamente sul popolo e cosa fa l’ alleanza atlantica? Niente! Ovvero discute in una babele di comportamenti e veti, linguaggi ed interessi particolari.
Francia ed Inghilterra si sono dette pronte ad intervenire se l’ONU rilasciasse un mandato di intervento ed assistenza armata, e la Babele delle incomprensioni continua, così come il governo USA che ha adottato la “dottrina Obama“ della non – ingerenza dopo i danni e l’incasinamento che devono ancora sopportare gli statunitensi in IRAQ e Afghanistan.
Ciò dimostra che la leadership del Mondo libero in questo inizio di millennio non ha alcuna rappresentanza mentre in queste ore al dramma dei dispersi e dei morti si aggiunge quello dei profughi, pronti ad emigrare verso le coste del sud dell’Europa, Italia in primis, la quale senza ombra di dubbio in virtù del trattato di amicizia sarà facilmente ricattabile dal governo libico proprio se il colonello Gheddafi che sembrava dato per spacciato, invece si ritrovasse ancora il capo – discusso della Libia.
Manca l’Europa con una forte e chiara politica di aiuto e di intervento verso quei paesi che rischiano la violenza dei propri rappresentanti politici quando questi non siano più graditi e non facciano più gli interessi umani, materiali e spirituali, del popolo trasformandosi in vere e proprie dittature personali. Questo sta succedendo in tutta l’area maghrebina e in Libia la contro-offensiva “governativa” è portata avanti nel pieno disprezzo della vita umana con l’ingaggio di centinaia di mercenari provenienti dal Chad, dall’ Eritrea, dal centro-africa, attirati dalle migliaia di dollari promessi dal dittatore libico.
Gli interessi in Libia sono enormi, il paese è il quarto produttore di petrolio al Mondo e naturalmente la dittatura repressiva del colonello Gheddafi è stretta attorno alle poltrone e alla torta dei miliardi di dollari che riceve dalla vendita del greggio e delle benzine. L'idea pan-araba che lo aveva portato al governo scacciando un Re incompetente è morta nei tentativi e nelle guerre scatenate dal colonello il quale è da sempre tentato di appoggiare sètte e frange politiche dell'estremismo islamico.
Manca l’Europa come manca l’Italia con la propria secolare cultura progressista ed umanitaria, manca la democrazia tante volte sbandierata come vessillo di unificazione dei popoli, mancano interventi anche verbali di ferma e forte condanna della repressione e della mattanza in atto.
Manca e non poteva essere altrimenti un intervento italiano che si appella alla non-ingerenza solamente in virtù della stretta amicizia personale del dittatore italiota col dittatore libico, e ancora una volta un popolo libero muore, mentre la discussione politica nel nostro Paese verte sulla contro-riforma della Giustizia, e di la dal mare e tra la sabbia un nuovo tentativo di democrazia va al sacrificio nell’indifferenza di questa Torre di Babele che è divenuta l’Italia repubblicana e l’Europa delle patrie.
Walter maccari – nuovaresistenza.org
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