IL COLONIALISMO
Ripensare a cosa è stato il colonialismo è importante per affrontare oggi una situazione di neocolonialismo e saper fare una analisi su quello che è stato e cosa sarà nel nostro prossimo futuro.
In diversi periodi storici, l'andamento demografico della popolazione mondiale è stato condizionato da fenomeni ciclici come quelli della spartizione del mondo in aree di influenza e da diverse metodologie di colonizzazione. Partiamo dall’Ottocento che conosciamo meglio come storia sociale e politica e proviamo a vedere come il colonialismo è stato responsabile della fine di popolazioni intere. Le cause? Ad esempio oltreoceano si è avuta l'eliminazione fisica degli AMERINDI e della mortalità catastrofica provocata dalle malattie importate dai coloni, del massiccio trasferimento coatto di popolazioni nere africane nelle Americhe, dell'emigrazione europea, del calo delle popolazioni autoctone e l'inizio dell'origine del fenomeno del sottosviluppo nel paesi del Sud del mondo e per finire spartizioni di poteri territoriali causate da guerre.
La spinta principale che portò gli europei a sconvolgere sistemi politici, economici e sociali fu la necessità di materie prime e nuovi mercati per i prodotti finiti. Riuscirono così ad acquisire un’egemonia mondiale attraverso gli scambi commerciali ed il progressivo dominio politico finalizzato a garantire gli interessi economici delle potenze europee in America, Africa, Asia.
Gli europei riuscirono in tempi brevi a sconvolgere le realtà politiche, economiche, sociali di antiche civiltà, con diverse caratteristiche, a seconda della realtà locale e internazionale.
Sintetizzando: in America centro-meridionale esistevano civiltà antichissime, con organizzazioni politiche ed economiche complesse, che furono spazzate via dai conquistadores in pochissimi anni, sconfitte dalla superiorità di mezzi bellici, dalle malattie importate dagli europei e dall'organizzazione strettamente gerarchica della vita politica, facilmente alterata dalla subitanea eliminazione dei supremi sacerdoti.
Nell'America del nord, popolata da un milione di indigeni, fu perpetuato un genocidio che si protrasse fino all'inizio del XX secolo, con interventi militari e con la distruzione delle risorse vitali per la sopravvivenza delle tribù nomadi (attraverso lo sterminio degli animali) e gli Indiani furono rinchiusi in riserve.
In Africa si ebbero conseguenze terribili dall'incontro con gli europei perché la risorsa esportata fu quella "umana" (la tratta degli schiavi). Le antiche civiltà evolutesi senza molti contatti con l'esterno (regni di Yoruba, del Benin, del Congo, Luba e Matabele) furono impreparate ad affrontare l'impatto con gli europei, altre che intrattenevano rapporti commerciali con la cultura arabo-islamica, ne subirono l'influenza con il commercio (anche di schiavi) che portò alla rovina le civiltà di Axum e del Ghana. Nulla a confronto degli europei che per quasi quattro secoli hanno rapito o barattato con mercanzia di infimo valore i giovani africani, la speranza ed il futuro delle loro comunità. Anche sfruttando e aizzando le rivalità fra tribù, milioni di neri furono portati in America, in condizioni disumane, a lavorare nelle piantagioni, miniere, fabbriche.
L'Asia ha visto il nascere di importantissime civiltà, da sempre ben inserite nei commerci mondiali; anche a causa degli enormi territori e della numerosa popolazione, non fu travolta come altre realtà, anzi inizialmente consentì l'insediamento solo di piccole basi commerciali sotto la bandiera di un qualche stato europeo. Fino al XVIII secolo i suoi prodotti: tessuti in seta e cotone, spezie, tè erano acquistati barattandoli con oro e argento; con l'avvento della rivoluzione industriale, ad esempio, le fabbriche inglesi produssero tessuti a basso costo mettendo in crisi l'industria tessile indiana e riducendo la colonia, fino ad allora benestante, a semplice fornitrice di materia prima.
L'Australia e l'Oceania hanno avuto percorsi diversi che ancora oggi sono allo studio ma anche da loro il colonialismo ha ammazzato per far posto ad altre genti.
Il colonialismo è caratterizzato dallo sfruttamento radicale di tutte le risorse del paese colonizzato (naturali: agricole, minerarie, energetiche ed umane), relegando quindi il ruolo dei paesi dominati a fornitori di materie prime a costi molto bassi usando la manodopera indigena o allo scopo deportata (schiavi). I paesi colonizzatori, con tecnologie più avanzate, hanno prodotto ed esportavano prodotti e manufatti industriali, costringendo poi i paesi colonizzati ad importare i prodotti stessi a costi elevati, perché imposti dal paese più "forte". Questo processo ha inevitabilmente portato le colonie a specializzarsi in pochissimi settori, coltivando o estraendo solo uno o due prodotti (monocoltura), riducendo le possibilità di soluzione in caso di crisi della loro economia e rendendoli completamente dipendenti dalle economie più evolute dei Paesi del Nord del mondo, che oltretutto controllavano i commerci a livello internazionale.
NEOCOLONIALISMO
Attorno alla metà del '900, si affermano nelle colonie i movimenti di liberazione nazionale e progressivamente, attraverso conflitti o in forma pacifica, molti Paesi del Sud del mondo acquistano l'indipendenza politica, a cui non corrisponde però l'indipendenza economica. Ci siamo trovati quindi nella necessità di scegliere fra due modelli di sviluppo: capitalista occidentale o socialista sovietico. Comunque svantaggiati nei confronti delle economie del nord, fino ad arrivare a chiedere aiuto alle nazioni più ricche, comincia con l’indebitamento un nuovo colonialismo di tipo economico: il neocolonialismo.
Gli stati del Sud del mondo non sono più occupati militarmente, ma presi d'assalto da imprese straniere transnazionali di grandi dimensioni: le multinazionali, colossi finanziari che investono in più settori e in regime monopolistico dislocano il ciclo produttivo nei paesi che garantiscono i più bassi costi di produzione. Si esaspera il meccanismo già esistente durante il colonialismo per il quale i paesi del Sud vendono materie prime ed acquistano prodotti industriali , ma il loro potere di acquisto diminuisce sempre più, i prezzi delle materie prime controllati dai paesi del Nord si abbassano, i prezzi dei prodotti industriali rimangono pressoché costanti (deterioramento dei termini di scambio), succede quindi che ad esempio nel 1970 la Malesia vendendo 4 tonnellate di caucciù poteva acquistare una jeep, nel 1977, ne servivano 10 per la stessa jeep ed oggi?
A metà degli anni settanta le banche dei paesi del Nord hanno a disposizione enormi quantità di denaro derivante dall'aumento del prezzo del greggio. Con i petrodollari, pensarono di investire attivando numerosi prestiti ai paesi del Sud. In qualche caso i capitali furono investiti in progetti di sviluppo ispirati spesso dai paesi che li concedevano e quindi inevitabilmente a loro tornaconto o stimolando acquisti di beni da loro prodotti o stimolando produzione di beni e materie prime che il Paese industrializzato voleva importare. Famoso l'esempio del Brasile che tutt'ora distrugge parte della Foresta Amazzonica per sfruttare le miniere. In altri casi i prestiti furono girati sui conti personali dei vari dittatori o furono usati per acquistare armi utili nelle continue lotte locali. Il calo dei prezzi delle materie prime e l'inflazione aumentarono progressivamente il debito, tanto che fin dagli anni '80 gli interessi sono maggiori dei fondi ricevuti. In definitiva oggi, il debito dei paesi del Sud è in vertiginoso aumento, già nel 1990 fu stimato di 1.300 miliardi di dollari, tanto che si sono sviluppate numerose campagne di opinione per la cancellazione del debito dei paesi del Sud del mondo.
Nel frattempo la situazione sta peggiorando e le condizioni di vita delle popolazioni sono a rischio povertà e aumenta la disparità vertiginosamente. Da dati statistici il sud del mondo dispone del 17% del prodotto mondiale per il 78% della popolazione del pianeta. Alle soglie del duemila si prospetta una nuova redistribuzione delle risorse e chi ne sta facendo le spese è l'Europa.