“Gioia, scintilla divina” è il canto in coro della gente ungherese trasformatasi negli indignati di Budapest.
In Ungheria è in corso una protesta del popolo che al canto dell'Inno Europeo, reclamano una democrazia che vedono sgretolarsi rapidamente dal controllo che Viktor Orban vuole applicare in un regime autoritario e antieuropeo.
Il reportage del quotidiano “la Repubblica” di ieri, spiega le fasi del nuovo declino ungherese.
Nell'aprile del 2010 la Fidez – il partito di Orban – conquista la maggioranza di due terzi. L'ultradestra antisemita prende il 17%. Nell'autunno nomi importanti della cultura, ex dissidenti sotto il comunismo, vengono emarginati dalla vita accademica. Nel gennaio 2011, entra in vigore la legge antibavaglio con una autorità – la Nmhh – che sorveglia la stampa; in estate ci sono stati mille giornalisti licenziati. In primavera viene presentata la Costituzione in vigore dal 1° gennaio 2012:un testo nazional-clericale; il Paese non si chiama più Repubblica.
La scuola resa obbligatoria fino ai quindici anni di età, le università sono dimezzate e i fondi agli atenei tagliati.
Con il debito pubblico non cresce il Paese; a dicembre Orban vara la legge che toglie autonomia alla banca centrale sfidando Bce e Fmi. Questi gli eventi che il quotidiano riporta.
In una Europa sempre più afflitta dalla crisi economica e finanziaria mondiale, prendono sempre più campo i regimi autoritari e antiprogressisti. Gli “Indignados” restano un fenomeno sociale dove viene reclamato con sempre più determinazione giustizia sociale ed equità. Un fenomeno collegato in tutta Europa a testimoniare e a contrastare le ingiustizie e l'avvento di regimi repressivi che con le crisi finanziarie tendono a prendere il sopravvento.
I valori dei movimenti del '69 e degli anni '70 del '900 sono dimenticati e completamente sopraffatti dagli eventi successivi che hanno trasformato il futuro.
La fine del regime comunista, l'abbattimento del muro di Berlino sembravano auspici per un nuovo inizio di una rinnovata libertà e progresso sociale. Ma così non è stato.
La filosofa ungherese Agnés Heller – intervistata da “La Repubblica” - afferma: “Questa voglia di democrazia è un nuovo inizio”. E' auspicabile abbia ragione!
Intanto uniamoci tutti al coro del popolo ungherese affinchè la Gioia possa davvero tornare ai popoli di tutte le Nazioni!
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