C'era una volta l'antico Egitto che usava la scrittura in fogli di pergamena con caratteri già allora elegantemente raffinati.
In tempi più recenti si usava, ancora nei banchi di scuola, la bella scrittura. Con il tempo questa usanza è andata man mano scomparendo fino ad arrivare ai giorni nostri che con l'avvento del computer, hanno visto rimanere la calligrafia senza eredi. Comunichiamo con l'e-mail, messaggini al cellulare che hanno, in qualche modo, trasformato anche la grammatica italiana.
Oggi, si legge, nel quotidiano “La Repubblica”, che la ricerca al “corsivo perduto” è in netto aumento.
Professionisti e gente comune di tutte le età ricercano scuole di calligrafia; in Italia, riporta il quotidiano, le scuole di calligrafia hanno ritrovato la loro importanza in un boom di richieste al ritorno dell'uso della penna.
Lo psicanalista Pietropoli Charmet afferma: “La scrittura a mano è specchio dell'anima; facciamo tornare in classe la stilografica” e lancia un appello sulla scrittura al Ministro della Pubblica Istruzione.
Calligrafia e scrittura digitale possono e devono convivere insieme: non possiamo, infatti, escludere l'importanza della nuova tecnologia e l'uso che tra i giovani si è affermato ma l'uso della scrittura a mano determina un arricchimento e una caratteristica di espressione individualmente unica della persona che non può e non deve essere perduta.
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