Lucio Dalla, il silenzio di essere
Giovedì 01 Marzo 2012 23:05
Marco Ranaldi
Non si sapeva, non si capiva che il tempo lo stava portando lontano, a lui, a Lucio Dalla, l'uomo che aveva accompagnato un'importante parte della storia del nostro paese. Eppure, silenzioso come era silenziosa la sua sonorità d'aspettative e di venti fuori tempo, ha stretto quel cuore che ha pompato fino a rompersi, ha fermato il tempo, quello che va oltre le barriere cristalline, contro il muro di gomma della storia e sotto la benedizione degli dei antichi. "Itaca" ballata triste e lontana, suadade di un tempo che lo vedeva in bianco e nero, prima di "Caruso", prima degli intentimenti di "Milano", di "Come è profondo il mare", di "Tango"; "La repressione acustica, quella inventata per non farci cantare" (così parlava ai microfoni di una Rai molto democristiana) fu per Dalla la sua vera scoperta, cantare, per comunicare, per commuovere, per rivoluzionare un sistema spesso coatto e maldresto, senza scendere in politica per salvaguardare i suoi interessi, senza esporre le bandiere d'appartenenza. Ecco il suo silenzioso cantare, l'etica di una sopravvivenza in una società piccolo borghese e cafona, incantata da tanti fiori e rose, dagli amori più puliti e casti e da una infinità di luoghi comuni. Eppure Lucio Dalla era tutto questo, altro, tanto; era quello che negli anni 70 metteva sui pochi capelli che aveva il baschetto e raccontava che non gli piaceva la musica di Guccini. Ma erano tempi diversi, sincopati e non chiacchierati, dove forse, quello che contava era esserci, presente e mai assente. Lui di fughe ne ha fatte tante: fuggiva dal dolore, fuggiva da chi gli voleva mettere etichette, fuggiva da Bologna ma sempre per tornare, sempre per riapprodare su quelle terre tanto lontane e tanto vicine. Oggi, dopo lo spazio del cercare, dopo tanti approdi e dislocamenti di sedi musicali, Lucio Dalla, dalla Svizzera, che più lontana di così non poteva essere, ha lasciato l'ultimo canto, quello che sempre molto silenzioso ci porta le note del mare, del sale d'infinito e di un incredibile destino.Certo che da un piccolo uomo con tanto di barba e pochi capelli, figlio "vedovo" di una mamma che cuciva le stoffe e le vite, stanco forse di grandi pesi e dolori che in pochissimi potevano conoscere, ha mandato allo sbando quel corpo importante, quel cuore che ha sempre tanto messo in versi, in tanti versi, in quelli più nascosti e solitari. Forse come quel pomeriggio a Lisbona o nelle dolenti note di "Anema e core" la carezza delle stelle, di una continua emigrazione fra il cielo e la terra, fra le Anne e Marco e gli amori di una terra che si distrugge, forse dicevamo, Dalla ci ha lasciato il testamento della terra, di un candore infinito, di un canto mai privo di armonie, caro, cara, chissà domani. E per quel bacio mai dato, forse prima dammi un bacio, per l'amore disperato di Tosca e di angoli del cielo che saranno sempre, automobili, Ferrari e Caruso, Bologna e Natascia, in un mare infinito, profondo, com'è profondo il mare!
Ultimo aggiornamento ( Sabato 03 Marzo 2012 11:47 )