E' ufficiale: non siamo soltanto noi "scontenti di professione" a lagnarci dell'eccessiva disinvoltura -per usare il più blando possibile eufemismo- nell'uso di psicofarmaci ( per quanto riguarda "le mie lagnanze" si veda al proposito http://www.deapress.com/opinioni-e-commenti/violenta-repressione-a-desio-monza e http://www.deapress.com/ufficio-stampa/conferenza-stampa-del-movimento-di-lotta-per-la-casa). La notizia del giorno è che persino l'autorevole (e certamente "mainstream" per usare un'espressione carina) "Washington Post" (http://www.washingtonpost.com/national/health-science/antipsychotic-drugs-grow-more-popular-for-patients-without-mental-illness/2012/02/02/gIQAH1yz7R_story.html?tid=pm_pop ) ha improvvisamente scoperto il problema pur "settorializzandolo" ai cosiddetti antipsicotici atipici, e citando solo di sfuggita l'uso repressivo che viene fatto di simili strumenti (si veda al proposito i miei articoli che ho già citato, benchè il problema sia molto più ampio...). E' comunque un passo importante nella giusta direzione, anche se sicuramente la strada per cambiare sia le pessime abitudini ormai acquisite da larghi strati della popolazione, sia molte strategie di controllo del dissenso, è ancora lunga...Sarebbe necessario anche una riflessione -più generale- su cosa sia ( e cosa no) "bisognoso di cure...farmacologiche"...
Fabrizio Cucchi, DEApress
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






