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Teatro: l'Enrico IV di Paolo Valerio

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ENRICO IV

di Luigi Pirandello; regia di Paolo Valerio
con Ugo Pagliai, Paola Gassman, Roberto Petruzzelli, Alessandro Vantini, Teodoro Giuliani, Roberto Vandelli, Giuseppe Lanino, Giulia Cailotto, Andrea De Manincor, Francesco Godina, Luca Marchioro.
Scene Graziano Gregori, costumi Carla Teti, musiche Antonio Di Pofi.

Teatro della Pergola, Firenze


E' possibile restituire un Pirandello ancor più introspettivo di quanto non sia già? E' quanto il regista Paolo Valerio si è posto come obiettivo nel ri-costruire il complesso edificio dell'Enrico IV.
Stavolta Enrico è solo di fronte allo specchio deformante della propria maschera, costretto nella prigionia di un ruolo che il destino gli ha imposto, ma da cui la volontà non può che uscire sconfitta. E' un Enrico IV tanto più struggente, quanto incapace di fare posto nel proprio discorso a quella denuncia al perbenismo, al luogo comune, alla superficialità borghese che emerge dal testo pirandelliano. Sottraendo, o meglio celando, Paolo Valerio, quella parte in cui Enrico IV costruiva il proprio orgoglio sulla superiorità morale rispetto alla miseria del mondo circostante, lo fa apparire paradossalmente ancora più solo. E' insomma una lettura parziale, volutamente parziale, da cui è ripulita ogni connotazione assolutoria. L'uomo è ora indifeso e alla sua follia non può dare alcuna giustificazione, non può più rinfacciarla ad altri. Enrico, dunque, non avendo più, all'infuori di se stesso, un contraltare contro cui confrontarsi, esce sconfitto dalla sua recita, e non ha neppure il coraggio di fare appello ai servitori affinché la farsa continui.
Eppure questo Enrico IV, pur nei toni pessimisti, è tutt'altro che cupo. C'è un certo mestiere di regia nel saper adattare i posati tempi pirandelliani a una ritmica più moderna e accattivante, capace di conquistare la platea anche attraverso il frequente ricorso al grottesco, alla gigioneria, al comico. Ugo Pagliai e Paola Gassman sono eccellenti nel giostrare i propri mezzi in questo ruolo ambivalente e offrono una prova attoriale davvero di grande spessore. Anche se, rimane una punta di nostalgia di un'esegesi più rigorosa, di un Pirandello asciutto, gelido.

Giulio Gori

PS: In un'epoca in cui, un po' per scelta stilistica, un po' per oggettive ristrettezze, si sono abbandonate certe pacchianerie d'antan e, quindi, si tende a proporre scenografie minimaliste, se non addirittura assenti, vederne una che non è né minimal, né pacchiana, ma soltanto terribilmente brutta, è davvero sorprendente.

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