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Storia della Rivista D.E.A. V

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5. Il 1992

 

A partire dal 1992, il periodico diviene bimestrale e si arricchisce di nuove ‘idee’: prima fra tutte la scelta di rendere le pagine di copertina una superficie ritagliabile, da cui estrarre delle cartoline, selezionando immagini dall’alto valore artistico, come quelle sul retro del numero 1/2, che accostano le atmosfere rarefatte dei dipinti di Morteza Latifi Nezami (di una semplicità scarna, ma profondamente suggestiva, lontana da qualsiasi forma di minimaliso) all’umanità carnale ma al contempo introspettiva della fotografia di ‘Lapo’; o come le due fotografie del numero 3/4, di Silvana Grippi e Samer Marestani, stralci di un’archeologia ‘postmoderna’ (palazzi decomposti nel riflesso su una parete lucida, antichi busti che ‘bevono’ una Coca-cola). Il numero 5/6, invece, segna una decisa svolta verso l’impegno sociale, con le immagini di una donna velata in copertina e il “Che” sul retro, che si accompagna a un gruppo di nativi americani («Los Amerindos»)

Altra novità significativa, è la scelta di ‘far parlare’ il titolo stesso della rivista, modificato di volta in volta, allo scopo di segnalare già in partenza il contenuto del volume. Così il numero 1/2 è intitolato «iDEAzione», parola che unisce due concetti centrali nella rivista: il genio creativo, ma anche l’azione all’interno del tessuto sociale; «DEArt» è invece il titolo del numero successivo, interamente dedicato alla parte Espressiva del centro D.E.A.; «alDEA» (numero 5/6), invece, sottolinea l’interesse primario per la difficile situazione mediorientale, con particolare riferimento alla condizione delle donne (come sottolinea la foto di Fabio Fontanelli in copertina). La parola ‘aldea’, inoltre, significa ‘paese’, ‘villaggio’ in lingua spagnola: come sempre, le più piccole realtà sociali, anche nelle più lontane regioni del globo.

 

A partire da questo appuntamento, la «Storia della Rivista D.E.A.» si occuperà principalmente dello sviluppo e perfezionamento di quei punti di riferimento fissati nei primi numeri. Per questo, da qui in avanti, la trattazione sarà suddivisa per argomenti.

In questo caso, è stata brevemente esaminata la veste tipografica esterna, elemento senza dubbio ‘marginale’, ma al contempo determinante nella definizione del contenuto della rivista.

 

Simone Rebora

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