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Storia della Rivista D.E.A. VII(iii)

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7.3 Il 1994 (impegno)

 

Di fronte alla quasi totale assenza di componenti ‘impegnate’ nel precedente, il numero 2 propone  alcuni articoli di carattere sociale, soprattutto nelle sue prime pagine: si apre infatti con le due «Comunicazioni» (p. 2), che informano il lettore dell’incontro con un gruppo Rom, organizzato dal prof. Pio Baldelli presso l’Università di Firenze, e del concerto di Francesco Guccini, in data 12 Febbraio al Palasport. Due occasioni di incontro non solo sociale, ma anche ‘interdisciplinare’: perché il confronto con le ‘minoranze’ Rom non avviene solo sul piano dialettico, ma si serve anche della «Comunicazione visiva», come «momento di confronto/scontro per superare lo scoglio della diffidenza» – e così, accanto a un dibattito con gli studenti, è anche una mostra fotografia dal titolo «I campi nomadi ai margini della città» (a cura di Silvana Grippi e Paolo Felicetti). Ma anche la musica di Francesco Guccini si fa portatrice, oltre che di orecchiabili melodie, di messaggi politici impegnati: primo fra tutti quello che denuncia l’ingiustizia subita da Silvia Baraldini, nella Canzone per Silvia.

Ma ancora nella stessa pagina, l’attività ‘impegnata’ della rivista è ulteriormente sottolineata, con la pubblicazione delle due risposte dell’Assessore alla cultura di Firenze (prof. P. L. Ballini) alle petizioni lanciate tramite la rivista nell’anno precedente (per la diffusione della cultura scientifica e per l’apertura notturna delle biblioteche).

Segue poi l’articolo di Vinicio T. Lari («Malasanità: sprechi e prezzi gonfiati dei medicinali sotto il regno della ministra Garavaglia», p. 3), che propone, con la consueta sagacia, una riflessione sui problemi della malasanità italiana, partendo da un’analisi dei prezzi (gonfiati) dei medicinali, fino a toccare i veri e propri casi di ‘corruzione’ negli ospedali per accaparrarsi i posti letto – tutte situazioni dominate dagli interessi e dal denaro, in cui si lascia colpevolmente da parte il vero ‘interesse’ che dovrebbe guidare la sanità italiana: la salute dei pazienti. Ma la parte ‘impegnata’ della rivista sembra esaurirsi a questo punto: eccetto alcuni brevi articoli, tutti riguardanti i problemi della multiculturalità e dell’integrazione (la «Proposta» di Margherita Ferraris, a p. 3; il breve inserto «I Rom ai margini della città» a p. 13), nelle restanti pagine la “E” di espressione torna a farsi preponderante.

 

Nel terzo numero, lo spazio dedicato all’impegno sociale aumenta leggermente: a pagina 2 è una dettagliata presentazione della «Casa dei diritti sociali» (di Riccardo Torregiani), un fondamentale momento di informazione su un’organizzazione che da anni svolge in Firenze un’attività di «difesa dei diritti del cittadino» (inteso però in maniera per nulla restrittiva: come «chiunque risieda, dimori e viva, anche temporaneamente perché costretto, nella realtà territoriale dove siamo presenti»).

Le successive tre pagine sono invece interamente dedicate all’impegno attivo del centro D.E.A. per la promozione della cultura bibliotecaria fiorentina: a pagina 3 è l’articolo di Carmelita Rotundo, «La biblioteca dell’Istituto Geografico Militare», che racconta la storia di uno dei più grandi fondi di informazione cartografica presenti in Italia. Segue l’articolo di Cristina Fontanelli, «Biblioteche non stop…» (p. 4), ulteriore segno dell’impegno del centro culturale e della rivista per promuovere l’apertura notturna delle biblioteche fiorentine. A pagina 5, invece, oltre al già citato estratto dal Secondo diario minimo di Umberto Eco, sono riportati due estratti da “La repubblica”: «Biblioteche di sera: 1300 firme» e «Biblioteche: “Sarebbe bello farle funzionare”», che trattano entrambi della raccolta di firme organizzata dal centro D.E.A.

Oggi, nell’anno 2010, possiamo finalmente testimoniare l’avvenuta realizzazione di quel progetto che il centro socio-culturale aveva promosso già sedici anni fa: biblioteche come Le Oblate o il Palagio di Parte Guelfa, sono oggi realtà che non suscitano più grande stupore – segno evidente di un successo che va oltre la pura materialità dell'orario d'apertura, ma che tocca la nostra stessa mentalità.

Chiudono il numero tre articoli di analisi e denuncia delle situazioni di disagio vissute dai cittadini fiorentini: si passa dall'accusa di Vinicio T. Lari contro gli squilibri nella qualità del servizio sanitario nazionale (in particolare tra nord e sud: «La sanità pubblica: quando funziona», p. 14), alla quasi divertita denuncia di Eduardo Parascandalo («La voce dei cittadini», ibidem), per la decisione del comune di vietare la Fiera dell'antichità, per la mancanza di uscite di sicurezza (in un locale – il Mercato delle Pulci – completamente all'aperto!), fino a giungere al più equilibrato articolo di Attilio Ballanca, che tratta il problema dei «Parcheggi a Firenze» (p. 15) analizzando i progetti della società Firenze-Parcheggi, troppo spesso ignorati dai cittadini.

 

Dopo il 'numero speciale' dedicato al Concorso Fanzine, gli ultimi due numeri dell'anno (come già osservato in precedenza) segnano una decisa svolta nella direzione dell'impegno. «DEAr people» (numero 5) si apre all'insegna di Silvia Baraldini, con i due articoli «S. B. una battaglia da continuare» (di Marika Patroni Griffi, p. 2) e «Intervista a S. B.» (a cura di Fedora d'Errico, pp. 2-3). Di notevole interesse, come esempio di dialettica interna alla rivista, è poi l'articolo di Eduardo Parascandalo, «La voce dei cittadini» (p. 3), una risposta al fin troppo diplomatico articolo di Attilio Ballanca sui parcheggi a Firenze, che, nel lodare le iniziative della società Firenze-Parcheggi, dimostrava forse una certa carenza di spirito critico e propositivo: «Con i miliardi che si investono nei parcheggi, favorevoli alla proliferazione delle auto, non si potrebbero, intanto, sostituire alcune delle sovraffollate linee di bus con un confortevole convoglio tramviario a due o tre vetture, con piano di calpestio di soli 30 cm dal suolo e senza gli ardui scalini dei bus stessi?» (una proposta che in questi giorni non sembra più così azzardata, proprio quando si sta finalmente sperimentando la prima linea tramviaria in Firenze, dopo le infinite polemiche degli ultimi anni).

Voltando la pagina, un'altra fondamentale riflessione si impone all'attenzione del lettore: è la proposta di una viaggiatrice amante della geografia (Silvana Grippi, «Eliminare le frontiere?», p. 4), un invito a «ribellarsi all'insegnamento della geografia astratta per costruire un modo ragionato di come è fatto il mondo e come sono fatti i suoi abitanti» - segno inequivocabile del legame inscindibile che unisce la formazione preliminare con le successive attività di ogni essere umano – la “D” di didattica e la “E” di espressione.

A pagina 5, oltre all'articolo “A”(mbientalista) «Salviamo la terra», un invito a sostenere Geenpeace nella sua lotta contro i pericoli che l'uomo crea per lo stesso ambiente in cui vive, è la violenta requisitoria di Paolo Felicetti («Della dabbenaggine del palazzo...») contro la chiusura mentale che porta alla non accettazione delle diverse realtà culturali sul suolo nazionale. Nel caso particolare, si tratta del «problema dei Rom in “esubero” sul territorio Fiorentino», trattati con la miopia di chi vuole per forza vedere in loro un pericolo, senza considerare il loro status di 'rifugiati', bisognosi di aiuto e non di certo di essere rimandati in una patria da cui, dopo enormi difficoltà, sono riusciti a fuggire.

La forte riduzione delle iniziative presso la Galleria dell'Immagine comporta, a partire da questo numero, una nuova preponderanza dell'elemento didattico su quello più puramente espressivo, tra gli indirizzi fondamentali del centro socio-culturale. Per questo motivo due pagine della rivista (pp. 7-8) sono interamente dedicate ai corsi presso il centro D.E.A., che prevedono una collaborazione con le scuole, e che bilanciano le componenti formative con quelle più puramente espressive (storia, geografia e discussione di problemi sociali, ma anche disegno, teatro e fotografia...).

Vinicio T. Lari porta avanti la propria indagine sui teatri fiorentini con un articolo («Lo stato del teatro a Firenze e altrove», p. 13) in cui, più che una denuncia delle effettive situazioni di degrado, si propone una riflessione sul significato stesso di ‘fare teatro’, un’espressione che, negli ultimi anni, ha subito una pericolosa ‘volgarizzazione’, che ha avvantaggiato i prodotti più scadenti e lontani dalla reale cultura teatrale italiana – oltre a generare, in contrapposizione, una serie di iniziative troppo ‘elitarie’, che svantaggiano ancor di più la fruizione dell’opera teatrale presso il grande pubblico. Una riflessione, insomma, che otre a guardare i problemi ‘esterni’, si occupa delle contraddizioni e dei pericoli che provengono da dentro il mondo del teatro.

 

Alle pagine 6 e 7 dell’ultimo numero dell’anno, è l’intervista a Pio Baldelli («Un uomo e la comunicazione»), realizzata da Silvana Grippi. Un momento di fondamentale importanza nella elaborazione della rivista, in cui viene lasciata direttamente la parola a colui che ne ha ispirato le idee guida. Il discorso sviluppato da Baldelli è insieme un’apertura a nuove possibilità e una critica agli errori di valutazione che spesso impoveriscono le nostre capacità comunicative. L’apertura è verso i «Nuovi Alfabeti» che si stanno affacciando sul mondo della comunicazione, la critica è contro la «Scuola Analfabeta» che non riesce a comprendere il valore di questi nuovi linguaggi (spesso sottovalutandoli o condannandoli a priori) e di conseguenza si rifiuta di studiarli: «Quando si dice alfabeto non si intende solo A, B, C, ma la conoscenza dei nuovi strumenti cioè cinema e televisione [...] l’enorme maggioranza degli insegnanti pensa ancora che oggi nel mondo contemporaneo si possa andare avanti conoscendo magnificamente gli episodi della “guerra dei trent’anni” oppure Emmanuele Kant, ecc. Tutte cose che vanno conosciute naturalmente, a tempo e luogo opportuno, ma che non bastano ormai, altrimenti si è proprio analfabeti». Ma l’apertura verso cinema e televisione non deve essere libera e indiscriminata: di fronte a prodotti che, nella loro apparente immediatezza, celano invece delle complesse quanto insidiose logiche di manipolazione, il fruitore deve saper sviluppare degli opportuni «strumenti di “decodificazione”», che gli permettano di superare quel generale ‘impigrimento’ su cui spesso le manipolazioni fanno affidamento.

Un insegnamento di importanza fondamentale, ma anche un’ulteriore conferma di come l’attività della rivista e del centro culturale in questi anni ne sia stata ideale – a tratti forse non perfetta, non scaltrita, ma sempre coraggiosa – realizzazione.

Le difficoltà organizzative incontrate dall’Associazione socio-culturale in questi mesi, sono forse lo stimolo primario per l’inserimento dell’articolo di Federico Napoli, «Perseo, un programma di incontro dialogo e curiosità» (p. 8), una dettagliata trattazione delle cooperazioni realizzate negli ultimi anni tra le diverse associazioni fiorentine. Una non trascurabile opportunità per superare le difficoltà interne, e perseguire con risultati ancora migliori i propri obiettivi primari. E, tra le righe di questo articolo, proprio il centro D.E.A. si distingue per l’intensità della propria attività, assieme ad associazioni come “Perseo centro artivisive”, Il Moro” e molti altri.

Particolarmente interessante è poi l’articolo di Fedora d’Errico, «Paralleli storici e politici – Corruzioni e concussioni» (p. 12), una dotta e dettagliata narrazione delle vicende degli ‘eroi’ dell’antichità (da Milziade a Temistocle, fino a Robespierre), coloro che furono prima acclamati e poi annientati dal loro popolo. Come sostiene Erodoto: «L’uomo troppo felice concepisce ‘Orgoglio’, il quale fa sì che egli non si accontenti più di quello che ha e lo spinge a superare i limiti umani per la ‘Sazietà’, finché l’equilibrio interrotto viene ristabilito dalla punizione». Un implicito (ma evidente) riferimento alla realtà politica del 1994, segnata dal crollo della Prima Repubblica e dal trionfo berlusconiano (e forse, anche, un auspico per il futuro?). Ma soprattutto un esempio di come la cultura ‘alta’ debba essere valorizzata non solo per i suoi valori intrinseci, ma soprattutto per la sua funzione di strumento utile a meglio comprendere i meccanismi del presente (Baldelli docet).

La componente didattica della rivista è confermata nella sua crescita anche in questo numero: l’intera pagina 16 è dedicata al programma dei «Corsi a cura del centro ‘DEA’», questa volta dominati dalla pittura e la storia dell’arte (per grandi e bambini).

Chiude il numero l’articolo di Claudio Conti, «Università – I problemi di uno studente alle prese col mondo accademico», storia di una esperienza personale, ma soprattutto denuncia di un sistema danneggiato da tare apparentemente insormontabili, perché radicate nella stessa mentalità di chi lo gestisce e di chi vi vuole riuscire.

 

In conclusione, l’anno 1994, pur nella sua ‘spaccatura’ tra prima e seconda fase, segna anche un momento di fondamentale riflessione interna su quelli che sono i principi e gli obiettivi della rivista, e l’intervento di Pio Baldelli giunge nel suo ultimo numero come un momento di chiarezza e di ottimistica proiezione verso il futuro.

 

Simone Rebora

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