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14 anni. Troppo pochi per morire

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Siamo ormai abituati a leggere sui giornali le cronache di fatti inquietanti e spesso la cosa passa inosservata e refrattaria ad una migliore consapevolezza. Ma le notizie che da giorni interessano le pagine dei quotidiani hanno un sapore amaro e doloroso.

Il suicidio di adolescenti, un dilemma aperto che ci lascia senza fiato perché sentiamo in loro un peso insopportabile oppure la loro morte - a causa di comportamenti violenti di altri coetanei - ci lascia interdetti anche ad una comprensione che sarebbe difficile o facile da capire. Causa ed effetto da studiare come antropologia sociale.

Da queste azioni violente, si deve cogliere, però, un senso di profonda solitudine e disperata angoscia; una carica che esplode come tante schegge impazzite, tanti silenzi assordanti che nessuno sa ascoltare.

Genitori, scuola, istituzioni disattenti ai "campanelli d'allarme" forse perché molteplici altri rumori impediscono di ascoltare quelle urla silenziose.

Vorrei dire a questi giovani di non fare mai più questi gesti. Voi avete il diritto di gioire, di essere sereni e felici. Prendete la forza per urlare a piena voce, contestare, magari ribellarvi ma mai morire!

La colpa è della nostra società, poco importano poi, le lacrime, le commemorazioni, se lasciamo i nostri giovani senza un futuro, senza una speranza, senza un sostegno autentico e questi errori di valutazione saranno come morire insieme a loro.

La lettera, pubblicata ieri da ”La Repubblica” della Presidente della Camera Laura Boldrini è sincera ed efficace. "Si passi dalle parole ai fatti. Almeno per rispetto ai nostri giovani".

Insieme a loro dobbiamo creare la sicurezza di un futuro fatto di certezze: un percorso scolastico che assicuri formazione e cultura; riscoprire la fiducia in sè e un mondo del lavoro che riconosca i valori dei giovani e non li costringa a cercare occupazione in altri Paesi.

Una scuola capace di dare un bagaglio culturale ed una preparazione che non si limiti alla nozionistica ma sia in grado di dare fiducia, formare soprattutto il senso critico per insegnare agli studenti la capacità di ragionamento autocritico e la controinformazione, più fiducia verso il sociale e il solidale.

Ai giovani dico ancora: lo studio è importante non solo per raggiungere posizioni occupazionali migliori ma soprattutto per sviluppare la capacità di sapersi e potersi difendere dalle arroganze della vita. Rafforzate il rispetto per voi e per gli altri/e. Non fatevi prendere in contropiede.
Il rispetto e la conoscenza sono la migliore difesa!

 

Riflessioni di cronaca di Riccardo Fratini / Deapress

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Maggio 2013 22:38 )  

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