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Paris Jackson, figlia di Michael, tenta il suicidio.

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Paris è una ragazza di quindici anni. Ha perso il padre, con cui viveva e a cui era molto legata, quando ne aveva undici. Lo ha visto morire. Chi la conosce dice che da questo fatto non si sia mai ripresa, e che non riesca a parlare di quei momenti senza scoppiare in lacrime. A rendere le cose ancora più complicate in una vita come la sua che di semplice ha sempre avuto poco,  c'è una situazione familiare fatta di tensioni interne e tribunali. Ieri sera Paris ha tentato di togliersi la vita. Fortunatamente l'ambulanza è stata chiamata in tempo. Oggi sta fisicamente bene e sta ricevendo tutte le cure necessarie.
Paris è Paris Jackson, figlia della popstar Michael Jackson, scomparso nel 2009. Ieri sera si trovava nella sua casa di Calabasas, sobborgo di Los Angeles, dove vive con la nonna Katherine e i due fratelli Prince e Blanket. Dopo avere postato su Twitter messaggi che manifestavano il suo disagio -  "Ieri i miei problemi sembravano essere lontani, oggi sembrano siano qui per rimanere", ha scritto citando i Beatles - secondo la CNN avrebbe chiamato una linea verde di sostegno. Il centralinista intuendo la gravità della situazione avrebbe immediatamente chiamato il 911. Dopo la chiamata Paris avrebbe tentato di tagliarsi le vene con un coltello da cucina ( una  fonte di TMZ riporta che la ragazza avrebbe anche assunto una grande dose di Moltrin, un antidolorifico). A questo punto sarebbe stata trovata dalla nonna, che in preda al panico ha chiamato il 911 intorno all'1 e 30 della notte tra martedì 4 Giugno e mercoledì 5. Le cause che hanno portato al tentato suicidio sono ancora poco chiare. Sembra però, come già detto, che Paris abbia avuto grandi difficoltà nel superare la morte del padre Michael. E che la lotta in tribunale della famiglia Jackson contro la Aeg - la società che si sarebbe dovuta occupare della promozione del tour "This is It" di Michael Jackson, ritenuta dalla famiglia responsabile della morte del cantante - abbia aggiunto pressioni alla ragazza, visto che come i fratelli è stata interrogata nell'ambito del processo, e che da quest'ultimo sono emerse ulteriori accuse verso Michael che avrebbero profondamente segnato Paris.
Katherine Jackson ha dichiarato: “Essere una quindicenne sensibile è difficile, non importa chi tu sia. E’ particolarmente difficile quando si perde la persona più vicina. Paris sta bene fisicamente e sta ricevendo le appropriate cure mediche. Vi preghiamo di rispettare la sua privacy e la privacy della famiglia”.
La madre biologica di Paris, Debby Rowe, con il quale si era recentemente avvicinata, ha confermato a ET il ricovero della figlia, dicendo che ha dovuto affrontare parecchie cose di recente. La zia La Toya Jackson, ha invece dichiarato "Siamo grati e apprezziamo la grandissima preoccupazione per Paris del pubblico e dei media, ma chiediamo privacy in questo momento dove la nostra famiglia affronta questi problemi insieme".
Il caso di Paris Jackson porta sicuramente a riflettere su come siano sempre di più tra i teenagers coloro che tentano di togliersi la vita.
Il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti. Mentre tristemente questi episodi sono sempre più frequenti e presenti nelle pagine di cronaca, l'importanza che viene data dalla società al problema e a come risolverlo rimane sempre troppo poca, quasi come se gli echi e le reazioni a queste tragedie rimanessero intrappolati nelle poche righe di un articolo,  non riuscissero a propagarsi e a raggiungere le persone che dovrebbero fare sentire questi ragazzi un pò meno soli e capire il disagio che può portare ad un gesto così estremo. Forse è l'impotenza che assale ogni qual volta si leggono queste cose, forse è il vederle così lontane e irreali da non accorgersi di quanto in realtà possano essere vicine. E' facile fare retorica e spendere belle parole quando non si può più far niente per rimediare e per riportare la persona in vita, è facile dire che non è giusto, molto più difficile è salvare quella vita e renderla meritevole di essere vissuta. Perchè per quanto possa essere difficile l'adolescenza, non esiste motivo al mondo che possa giustificare un gesto simile. Non esiste motivo al mondo per cui un quindicenne possa odiare la vita a tal punto da non volerla vivere, e non esiste motivo al mondo che giustifichi la disattenzione e la superficialità che se eliminate certamente aiuterebbero a riconoscere il disagio, a prevenirlo, e a salvare quelle vite così tanto rimpiante. Sarebbe bello che, per una volta, non fosse la fortuna e il giusto tempismo come nel caso di Paris a evitare la tragedia, ma che fossimo noi tutti insieme a lavorare nel nostro piccolo in quanto società per far si che questi episodi non si ripetano più.
Fonti:

http://edition.cnn.com/2013/06/05/showbiz/paris-jackson-profile/?hpt=hp_t3

 

Beatrice Canzedda/DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 06 Giugno 2013 22:02 )  

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