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Con Guled nel cuore

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Nella foto di Silvana Grippi si vede la folla radunatasi per ricordare Mohamud Guled , ragazzo somalo suicidatosi buttandosi dalla finestra del terzo piano dell'edificio occupato di via Slataper.

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato di movimento di lotta per la casa.

Mohamud Mohamed Guled aveva circa 30 anni e da un anno e nove mesi era arrivato in Italia come rifugiato dalla Somalia. Nonostante questo, nonostante Guled scappasse da un paese di guerra qui in Italia non era riuscito nemmeno ad ottenere un permesso di soggiorno che gli permettesse di mangiare e avere un tetto sulla testa. Era arrivato nella casa  occupata di via Slataper da circa 4 mesi perché soltanto i suoi fratelli e le sue sorelle somale lo avevano accolto.

Guled, quando incontrava i suoi amici somali aveva sempre la stessa domanda: Perché solo io non ho i documenti? Si sentiva solo e senza una via d’uscita. Oggi Guled ha deciso che se ne andava da questo paese che lo teneva prigioniero senza una ragione né una spiegazione e purtroppo la via di fuga è stata una finestra e ora non c’è più. L’Italia è uno stato che uccide. Come un paese di guerra, anzi peggio. In Italia si muore di indifferenza. Purtroppo Guled non è solo in questa situazione, ci sono centinaia  di persone rifugiate  in attesa  dei documenti e questa è una vera tragedia per chi è arrivato qui dopo tanta sofferenza in cerca di solidarietà e di serenità. Sono anni che decine e decine di rifugiati somali, etiopi ed eritrei con l’appoggio del movimento di lotta per la casa provano a denunciare una situazione di quotidiana lesione dei diritti umani più elementari. Come sempre si aspetta che accada qualcosa di tremendo, come quello che è successo oggi in cui qualcuno ha deciso che non ce la è faceva più. Quello che vogliamo dire però a chi parlerà di suicidio di una persona instabile è che si tratta di un omicidio, un omicidio di stato.

Con Guled nel cuore, i suoi fratelli e le sue sorelle somale

 movimento di lotta per la casa

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