Il 3 maggio 2014 si è disputata la finale di Coppa Italia allo stadio Olimpico di Roma. Una finale tanto attesa dalle tifoserie delle due squadre che si contendevano il trofeo: Fiorentina e Napoli.
Il match, però, ha avuto un prologo meno atteso. Fuori dallo stadio, un tifoso della Roma ha sparato contro un tifoso del Napoli, Ciro Esposito, a cui il proiettile ha attraversato il polmone e si è fermato nella colonna vertebrale. La partita non sarebbe dovuta cominciare, ma un certo Gennaro De Tommaso, dall’alto di una grata dell’Olimpico,ha dato il suo assenso al fischio d’inizio.
Gennaro De Tommaso, detto “Genny a’ carogna”, è figlio di Ciro De Tommaso affiliato al clan Misso, un clan camorristico, operante sul territorio della città di Napoli. Ed è proprio Genny a’ carogna a trattarecon il capitano del Napoli, Marek Hamsik, a decidere l’inizio del match; e, tra petardi e lacrimogeni, la trattativa viene conclusa: la finale di Coppa Italia s’ha da giocare!
E noi italiani, che di trattative siamo pratici, non alziamo un dito di fronte all’ennesimo accordo tra carognee piani alti. Un accordo che è solo il riflesso di quella trattativa di cui tanto si parla tra Stato e Mafia. Lo Stato - ieri rappresentato dal premier Renzi e da Pietro Grasso, ex procuratore di Palermo ed ex superprocuratore antimafia, ora presidente del senato – si è dimostrato ancora una volta accondiscendente, per non dire complice, ancora una volta non garante di uno stato di diritto che ci spetta, ancora una volta assente. E lì dove lo Stato non garantisce, si sa, subentra la camorra, la mafia.
Il calcio, come ogni sport, dovrebbe essere un momento di svago, di amicizia, di allegria, di emozione e anche di discussioni su un rigore non dato, un modulo di gioco non condiviso, un fallo. Ma mai di orrore.
E di orrori, nella storia tra calcio e ultras, ce ne sono stati tanti. Genny a’ carogna non è l’emblema del tifoso napoletano, ma di quegli ultras che si atteggiano a mo’ di boss, che invece di sostenere i propri beniamini allo stadio, scatenano la guerriglia. E proprio a uno di questi inneggiava la maglia indossata ieri dalla carogna: “SPEZIALE LIBERO”, recitava la t-shirt. Speziale è l’ultras che nel 2007, a Catania, uccise l’ispettore capo della polizia Filippo Raciti. Un oltraggio alla memoria di Raciti e al dolore di sua moglie, Marisa Grasso.
La finale di Coppa Italia è stata vinta dalla squadra partenopea, ma chi ha perso, ieri, è lo Stato.
Valeria Ferrante
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