Sono in macchina con uno sfegatato tifoso interista; accelera, si passa le mani tra i capelli e si morde le labbra, quando lo speaker che gli restituisce la partita Inter-Lazio annuncia che il capitano, Zanetti si sta riscaldando per entrare in campo. Un boato di applausi e cori lo accoglieranno. Sarà la sua ultima presenza in campo con l'abbraccio del San siro. Javie Adelman Zanetti (1973-), giocatore argentino e ancor prima muratore e postino, a 41 anni conclude un'abbondante carriera, un'interminabile scheda di record raggiunti tra America e Italia. E' un trofeo di recordman: più di 800 presenze con la maglia dell'Inter, il giocatore più titolato nella storia dell'inter, che ha vinto più trofei nell'Inter, alle spalle di Paolo Maldini in serie A ha più presenze.
16 trofei in 19 anni, di cui 5 scudetti e 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Coppia UEFA (il suo primo trofeo, contro la Lazio), 1 Champions League, 1 Coppa del mondo per club FIFA. Eroe dei due mondi, nel 2004 Pelè lo inserisce nella FIFA 100, nella lista dei migliori 125 giocatori al mondo; in occasione del Golden Foot riceve il premio alla carriera come leggenda del calcio mondiale. A 19 anni viene acquistato dalla società interista; è la stagione '95. Dal '99, è capitano della bandiera nero azzurra. Il 28 Aprile 2013 si procura un brutto infortunio, la rottura tendine d'achille, che riesce comunque a sanare in tempi di recupero ristretti. Tale incidente ha condizionato in qualche modo il suo ritiro. Nonostante l'età, resta El tractor, titolare di eccezionali doti fisiche; velocità e resistenza che diventano punto cardine per la squadra, della cui rosa risulta al primo posto nei test fisici. Giocatore duttile nello schema di gioco: nasce come attaccante esterno, adattato in centro campo e come terzino, no prolifero in zona goal. Controllo palla, progressione, raddioppo e cross, tutto con stimata grinta, umiltà, forza fisica.
Una carriera continua. Nel 2010 il suo contratto è di circa 4milioni di euro a stagione. Nonostante sia stato cercato da società importanti come quelle del Barcellona, del Real Madrid e del Manchester United, la sua fede interista (“l'inter è una creatura diversa rispetto a tutte le altre squadre ”) lo sposa alla città italiana della finanza. Legato particolarmente all'ex capitano e presidente dell'Inter, Facchetti Giacinto (“l'unica vera vittoria è stata conoscerti”), suo mentore che gli trasmette la responsabilità dell'onestà e il rispetto verso tifosi e avversari. Verrà definito suo erede, per carisma, e diverrà uomo simbolo per l'Inter e il resto del panorama calcistico. Serietà e gentilezza si riversano anche nel sociale: nel 2012 viene creata insieme alla moglie l'organizzazione benefica Fundaciòn P.U.P.I., per aiutare bambini e rispettive famiglie disagiate nella zona di Buenos Aires. Supporta numerose altre iniziative a scopo benefico, tra cui Emergency.
Encomiabile professionalità: solo una volta ebbe una discussione durante una partita col suo allenatore, l'attuale ct dell'Inghilterra Roy Hodgson, ma a fine partita ci fu l'immediato chiarimento del piccolo diverbio. Thohir e Moratti stanno ora pensando di ritirare la maglia n 4, come a dire che il ruolo di Zanetti non è sostituibile. L'ex presidente dell'Inter, Moratti, ha dichiarato nella festa dedicata a lui che la sua carica sarà quella della vicepresidenza. Per i tifosi, punto di riferimento; il pubblico fischia l'allenatore quando Zanetti non è in campo. Zanetti è già leggenda, nome che racchiude qualsiasi attributo, qualsiasi particolarità aggettivale. E' tra quei capitani storici, quei giocatori che lasciano il segno. Bandiere che non ci sono più nel calcio, campo sommerso di azioni finanziari e scambi di persone quotate come la valuta di una moneta. Amore e fedeltà per un gruppo, una squadra e una società, in un contesto in cui aleggia la minaccia di Calciopoli.
E' evidente che Zanetti non ha lasciato l'impronta solo sulla Champions Promenade, e a noi profani del calcio ce lo dicono le lacrime del tifoso che invade il perimetro di gioco per cercare l'abbraccio del capitano.
Giocare da uomo, in un contesto che il denaro rischia di imbrattare, di imbrutire.
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