
Da Firenze e Bologna arriva forte il messaggio: il diritto alla casa è una questione politica e sociale e quindi va affrontato politicamente. L'emergenza abitativa, che vede tante persone senza casa a fronte di tanti edifici inutilizzati, non è una questione di ordine pubblico e quindi non deve più essere gestita da magistrati e celere.
Lo hanno ricordato gli attivisti del Movimento di Lotta per la Casa di Firenze dopo lo sgombero di due giorni fa, lo hanno ribadito gli attivisti di Social Log di Bologna ieri in una conferenza stampa in Comune.
Durante la conferenza stampa, convocata dopo lo sgombero delle ex poste che ha visto molte persone resistere per oltre 50 ore sul tetto, è stato ricordato come Social Log fornisca una soluzione concreta alle persone senza casa o sotto sfratto a fronte di proposte dei servizi sociali provvisorie, parziali e talvolta imbarazzanti (famiglie che dovrebbero dividersi, lasciando mariti e figlie maggiori per strada).
In una nota rilasciata da Social Log si legge "In una città in cui i servizi sociali non ritengono povera una famiglia monoreddito con tre figli in carico e in cui l’unica risposta data è un residence di transizione abitativa per 50 famiglie, parziale risultato delle lotte, e dagli effetti positivi incerti e tutti ancora da verificare, come si può pensare che l’occupazione di una struttura come le ex Poste, vergognosamente abbandonata da venti anni, possa essere ritenuta un capriccio politico?"
Gli attivisti di Social Log hanno anche ricordato come la loro lotta si occupi di diverse questioni. "La nostra campagna parla anche di moratoria degli sfratti per tutti, a partire dalla dichiarazione dell'ISEE all'interno di una fascia che individui la povertà e le nuove forme di povertà. E' nota la nostra campagna per la fine degli sgomberi delle occupazioni abitative di tutta la città. E' necessaria una soluzione politica alla questione dell'abitare!"
Numerose le testimonianze degli ex occupanti: un medico che ha deciso di lasciare il paese dopo quanto avvenuto ("è la follia: si lasciano i palazzi vuoti e le persone per strada"), una ragazza che ha raccontato delle brutalità avvenute durante lo sgombero ("mi hanno strappato il documento in faccia e l'hanno gettato in terra"), una madre con i figli in carrozzina. Durante la conferenza stampa è stato ricordato come il responsabile politico di quanto accaduto alle ex-Poste è chi non ha accettato il tavolo di confronto proposto da Social Log. "Invece di criticarci si proponga una soluzione. La casa è un diritto riconosciuto a tutti e tutte. Noi non chiediamo la carità. La lotta per la casa non chiede la carità! La lotta per la casa chiede il rispetto di un diritto sancito anche dalla Costituzione! Dovremmo mendicare un diritto? Noi non ci stiamo!"
A conclusione è stato ribadito come siano gravi e pretestuose le accuse di strumentalizzazione dei minori da parte del movimento. "Se una famiglia non ha una casa e non ha parenti a cui lasciare i bambini, che deve fare? Fa sparire i bambini per un giorno?". Social Log l'anno scorso ha avviato la campagna "Diritto all'infanzia felice" proprio per combattere gli effetti dell'austerità e della crisi economica: "Noi di Social Log diamo la possibilità che bimbi e bimbe stiano al caldo l'inverno, diamo loro la possibilità di vivere un'infanzia dignitosa. Al'ex-Telecom (altra struttura sgomberata violentemente) c'erano tanti educatori ed educatrici, tante maestre, tanti professori. C'era la possibilità di ricevere delle cure. Seppur umiliati dall'articolo 5 del Piano Casa, che nega i diritti essenziali a chi è costretto ad occupare, Social Log si prende cura di tutti e tutte."
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