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LEGGE SULLA TORTURA

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Riportiamo un articolo di Tomaso Montanari che ha analizzato e commentato lucidamente l'approvazione della legge sulla tortura.

Non sarà che mezzo Paese non vota più perché non ne può più del cinismo dei benpensanti che a furia di giudicare sempre il bicchiere mezzo pieno (anche quando è vuoto) arrivano a celebrare come una conquista di civiltà anche il più clamoroso dei passi falsi?

Davvero una pessima legge sulla tortura è meglio di nessuna legge? Non sarebbe stato meglio lo scandalo di una bocciatura e una seria riscrittura, invece di questa approvazione che permette di dire che, in fin dei conti, un'altra riforma si è portata a casa?È riformismo quello che contrae i diritti e fa regredire invece che progredire? Con il Jobs'act, la Buona Scuola, lo Sblocca Italia, la riforma Madia, la riforma Franceschini e ora la legge sulla tortura la Repubblica viene sfigurata, la Costituzione umiliata.Quando perfino il presidente del Pd Matteo Orfini dichiara che quella sulla tortura è "una legge inutile, meglio non approvarla", cosa si deve pensare del suo partito che, nonostante tutto, la approva? Sarebbe questo il perno di centro su cui costruire l'ennesima edizione del centrosinistra?Contro questa legge si sono schierati la Corte europea dei diritti dell'uomo, il Consiglio d'Europa, i magistrati che hanno istruito i processi della Diaz, una serie impressionante di associazioni e lo stesso primo firmatario del disegno di legge originario, il senatore Pd Luigi Manconi, delle cui probità e misura nessuno davvero può dubitare.

Perché la legge è pessima? Perché non punisce i singoli atti di tortura, ma solo quelli reiterati. Perché non definisce la tortura come un reato compiuto da un pubblico ufficiale, ma come un reato comune. Perché non definisce in modo inequivocabile la tortura, ma si affida a criteri tanto vaghi da aprire la porta a lunghissime e inconcludenti discussioni in tribunale. Perché impone l'onere della prova alla vittima: che deve dimostrare di aver subito "un verificabile trauma psichico". Perché rende non punibile chi tortura applicando la legge.Insomma, lo scopo della legge è di rendere non identificabile, e non punibile come tale, la tortura di Stato. Appare chiaro che l'intento sia anche retroattivo, cioè sia quello di aprire la strada a una sostanziale impunità in precisi casi italiani pendenti a Strasburgo. Riuscendo così a fare un doppio, gravissimo danno: togliere giustizia alle vittime delle torture passate, aprire la strada a torture future.

Non pare casuale la sintonia di questo pessimo testo con un clima internazionale in cui – uso parole di Alessandra Algostino – "si ragiona di 'grado' di coercizione ammissibile e di base legale dei trattamenti inumani e degradanti". Nella più recente legislazione americana, per esempio, "la tortura è vietata, ma esistono differenti gradi di coercizione ed alcuni sono ammissibili e le dichiarazioni così raccolte possono costituire un mezzo di prova legale: si spezza il divieto assoluto della tortura e si riaffaccia, se pur ad alcune condizioni, la tortura giudiziaria".Il contesto politico è chiaro: la relativizzazione dei diritti umani del 1789 in nome di un bilanciamento con il diritto alla sicurezza. Naturalmente, come sempre, il diritto alla sicurezza di alcuni. L'idea, implicita ma attiva, è che la tortura possa salvare una vita: in una gerarchizzazione delle vite che è immediatamente fornita, anzi è implicita, nell'assetto sociale ed economico del mondo. È la pessima china del male minore: una china che porta a non escludere la tortura, anzi ne prospetta la ri-legalizzazione in molti paesi (a partire dagli Stati Uniti). O, più subdolamente (come tipico della tradizione italiana), una china culturale e politica che porta a non renderla efficacemente punibile.Non si può non vedere il nesso che esiste tra la tolleranza della tortura (un'eventualità che la stragrande maggioranza dei cittadini degli stati cosiddetti democratici sente remotissima da sé) e l'erosione dei diritti su altri fronti, meno desueti. In altre parole.

Il rapporto tra il potere dello Stato e i corpi non è senza relazione con quello tra il potere del mercato e la dignità della persona umana. Quando tolleriamo la possibilità che venga approvata una legge sulla tortura come quella italiana, di fatto ci comportiamo come sudditi che credono di barattare la propria sicurezza con i diritti di "altri", lontani da noi (terroristi, insorgenti, irregolari, marginali, migranti etc).Dobbiamo rendere chiaro che invece stiamo rinunciando alla nostra sovranità, così come abbiamo già rinunciato all'eguaglianza. È l'idea di persona il centro sensibile di tutti questi ragionamenti. Ragionamenti che si incrociano nell'articolo 3 della nostra Costituzione: dove l'eguaglianza di fronte alla legge e l'eguaglianza sostanziale si intrecciano al progetto fondamentale della Repubblica, il pieno sviluppo della persona umana. Se ammettiamo, anche solo di fatto, la non punibilità di una qualche forma di tortura di Stato, stiamo distruggendo irreversibilmente la nostra stessa dignità, e la sovranità.

Ci stiamo rassegnando a fare sacrifici umani a uno nuovo Leviatano che non è lo Stato della nostra Costituzione. Quest'ultimo Stato, come ha scritto Giuseppe Dossetti, "può e deve portare l'uomo ­– col suo concorso, s'intende – alla felicità: perché lo Stato ha per fine il bene comune... Non bisogna avere paura dello Stato".Ecco, lo Stato che emerge da questa pessima legge fa invece davvero paura. E questo non possiamo permetterlo. Come non possiamo più permetterci una sedicente sinistra che fa il lavoro della destra.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 06 Luglio 2017 12:46 )  

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