Stamattina, intorno alle 8:45, si è verificato un gravissimo incidente al cantiere di via Mariti, dove si sta costruendo un nuovo supermercato: una trave di cemento lunga venti metri è crollata colpendo in pieno otto operai. Nel momento in cui scriviamo, il 118 dell'Asl Toscana riferisce un bilancio di tre morti, tre feriti e un numero imprecisato di dispersi. Si tratta di un bilancio, purtroppo, ancora provvisorio: i soccorritori sono sul posto e stanno lavorando all'estrazione delle persone dalle macerie.
Come è giusto che sia, si sono levate le voci di cordoglio delle istituzioni. Mentre scriviamo hanno espresso preoccupazione il sindaco di Firenze Nardella, il presidente della regione Giani e il presidente del consiglio Meloni, nonché personalità politiche come Renzi, Calenda e Schlein.
Una tragedia che si inserisce nella lunga lista di incidenti sul lavoro che accadono nel nostro paese. L'Inail riferisce che nel 2023 sono stati segnalati 585.356 infortuni sul luogo di lavoro, di cui 1.041 hanno avuto esito mortale. Si tratta di un dato in calo rispetto al 2022 (che ha visto 1.208 morti sul lavoro), ma rimasto comunque a livelli inaccettabili: la media è infatti di più di due persone morte sul lavoro al giorno. Dal canto suo, il 2024 è iniziato seguendo lo stesso trend: il primo incidente dell'anno si è verificato il 2 gennaio in provincia di Mantova, e l'ultimo (prima dell'incidente di questa mattina) risale a ieri, 15 febbraio, con la morte di un operaio a Longhena, in provincia di Brescia.
La questione dei morti sul lavoro è un annoso problema in Italia, una vera e propria "strage silenziosa" che si attua ogni giorno. Sicuramente essa avrebbe bisogno di soluzioni sistemiche: bisognerebbe fornire garanzie e protezioni ai lavoratori, maggiori controlli dei quartieri ecc. Ma, seguendo il dipanarsi di questa vicenda, così come ogni volta che avviene una tragedia del genere, quello che colpisce è il fattore umano: assistere a un tale spreco di vite (non sapremmo che altre parole usare) è semplicemente terrificante, soprattutto perché non possiamo fare a meno di empatizzare con queste persone. "Tristezza e rabbia", come ha detto il segretario generale di CGIL Toscana, sono i sentimenti prevalenti, ma anche un senso di impotenza, quello che si prova guardando una tragedia in atto e sapendo che ormai è troppo tardi per fermarla.
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