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Il ministro della difesa confessa le ragioni del bellicismo del governo

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Un detto della mala romana degli anni Settanta tratteggiava quel viziaccio dei ladri che parlano troppo con le guardie: – No schiaffo per fallo parlà, quattro pe’ fallo tacè.

Infatti, succede che un ex mercante d’armi, diventato ministro della Difesa, non ha resistito alla tentazione di parlare troppo e ha così svelato l’inconfessabile ragione del bellicismo sfrenato che attraversa il governo italiano e le cancellerie europee, trasuda dalle tv, alimenta gli opinionisti, tanto che sia la carta stampata che il digitale ne sono letteralmente intrisi.

Si sostengono tesi ardite a proposito della necessità di prepararsi alla guerra, tanto che un altro ex ministro della difesa, l’ineffabile Ursula von der Leyen, ha ipotizzato niente meno che 800 miliardi di euro per armare l’Europa, il fantascientifico ReArm Europe (rinominato poi Readiness 2030, cioè “stiamo all’erta”).

Complessivamente si pianificherebbe un investimento annuo pari al 3,5% del PIL, vale a dire l’1,5% per soddisfare l’obiettivo Eu più il 2% preteso dalla Nato, uno sproposito. Il tutto mentre Trump con la sua proverbiale arroganza promette dazi da una parte e armi all’Ucraina dall’altra, che però dovrà pagare l’Ue.

Fin qui è chiaro come vogliono fare. La domanda è: perché? Se non che è diventato chiaro perché si ostinano a parlare di guerra. Ed è qui che interviene il ministro Crosetto. Che, tomo tomo cacchio cacchio – come direbbe Totò -, dice candidamente a Paola Di Caro che lo intervista per il Corriere (vedi pag.13 del 12/09):

Né io, né Giorgetti (ministro dell’Economia, ndr), né la premier siamo sprovveduti. La nostra linea è investire in maniera tale da avere ricadute sul Pil interno, usando la capacità produttiva italiana, e utilizzare la tecnologia militare anche per far crescere quello che può trovare applicazioni civili. Un esempio: se lavoro sugli elicotteri Augusta per uso militare, contemporaneamente ne favorisco l’eccellenza anche per le produzioni civili”. 

Notate quel “anche”!

Finalmente è tutto chiaro. Con il pretesto artificiosamente reso impellente di armarsi, lo Stato finanzia direttamente gli industriali con danaro pubblico.

Addio neoliberismo? Macché. “Meno Stato più mercato” vale solo e sempre per la Sanità, la Scuola e la Previdenza pubbliche. Alla famosa “manina invisibile del mercato” bisogna semplicemente darle un’arma da guerra, si ché per far fare i profitti ai soliti, visto che non sono più capaci di essere competitivi come si erano sempre vantati di essere, bisogna fare i neoliberisti coi più deboli e neokeynesiani con i più forti.

Insomma, il riarmo è uno sfacciato pretesto per nascondere che i soldi a palate andranno alla siderurgia, alla manifattura, alla tecnologia italiana ed europea, incapaci di competere con i mercati globali.

Quando la giornalista del Corriere sbotta: “ma sono comunque tantissimi soldi”, ecco Crosetto, senza pudore, rispondere: Ma nessuno pensa di arrivare al 3,5% domani, parliamo del 2035”. Vale a dire: le nostre politiche di oggi voi le pagherete come minimo durante i prossimi dieci anni.

Sempre che a forza di giocare con le armi, non parta un colpo e succeda davvero l’irreparabile.

* da Beh, Buona Giornata

https://contropiano.org/news/politica-news/2025/09/13/il-ministro-della-difesa-confessa-le-ragioni-del-bellicismo-del-governo-0186555

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