Villa Medicea di Poggio a Caiano – La mostra PERGAMENE FIORITE. PITTURE DI FIORI DALLE COLLEZIONI MEDICEE che si inaugura il 13 settembre e sarà visitabile fino al 14 dicembre 2014, propone un percorso dei fiori dipinti su pergamena nel periodo del Seicento e Settecento, per illustrare un aspetto poco conosciuto del collezionismo mediceo con opere che si possono collocare tra “arte” e “scienza” unendo il fascino poetico dei fiori con i loro simbolici cromatismi e la puntuale raffigurazione botanica.
Le opere provengono da diverse collezioni dei musei statali fiorentini (Galleria Palatina, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Educandato della SS. Annunziata al Poggio Imperiale, Villa di Poggio a Caiano) e difficilmente vengono esposte al pubblico per problemi conservativi.
La mostra si inserisce nel più vasto panorama della natura morta toscana, esplorando aspetti e storie di artisti inedite di questo fenomeno dei “quadretti in miniatura” , molto in voga tra la nobiltà fiorentina durante il Seicento, soprattutto nell’ambito della corte medicea.
Sono 26 le opere che si potranno ammirare: opere che, grazie al supporto compatto della pergamena mantengono una definizione lenticolare e cromaticamente variegata molto più accentuata che sulla carta e il disegno poteva avere la precisa definizione di una “miniatura”.
Le opere esposte sono accompagnate da grafici esplicativi che permettono di individuare in maniera precisa le varietà floreali, grazie alla collaborazione e agli studi effettuati da Paolo Luzzi dell’Orto Botanico di Firenze.
L’esposizione è stata anche l’occasione per mettere in luce il talento degli artisti, non troppo noti, come la miniatrice ascolana Giovanna Garzoni che dal 1642 al 1651 fu presente a Firenze e in mostra sono esposte opere con variegati mazzi di fiori, oltre a pergamene dipinte da Lorenzo Todini e dalla monaca benedettina Suor Teresa Berenice (al secolo Maria Luisa Vitelli) oltre che da aristocratici appassionati della pittura di fiori.
Proprio l’occasione di studio e di ricerca per la realizzazione di questa mostra ha fatto emergere la storia di Suor Teresa Berenice che, proveniente da una grande famiglia aristocratica, a 16 anni prese i voti, lasciando la sua eredità ai cinque fratelli e trascorse il resto della sua vita nel monastero dedita alla pittura di fiori, uccelli e frutti su pergamena. Certamente un “lavor di femminil pazienza” che univa la piacevolezza estetica, la poetica insita nei soggetti e nei colori rappresentati, alla precisione scientifica.
Il bel catalogo edito da Sillabe, in italiano e in inglese, oltre a commentare le opere in mostra, spiega con precisione i nomi botanici dei fiori, alcuni dei quali oggi scomparsi, entrando anche nel mistero dei “simbolismi” legati all’utilizzo da parte dell’artista, di una certa pianta o al colore, mettendo in luce anche fenomeni che al tempo erano molto apprezzati, i cosiddetti “mostruosi” e il gusto dell’ibrido come mezzo per controllare e plasmare la natura.
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