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Riapre il Centro Pecci con la Fine del Mondo

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In occasione della sua riapertura, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci presenta la mostra

La fine del mondo, a cura del Direttore Fabio Cavallucci con la collaborazione, oltre che

del team interno, di un nutrito gruppo di advisor internazionali composto da Elena Agudio,

Antonia Alampi, Luca Barni, Myriam Ben Salah, Marco Brizzi, Lorenzo Bruni, Jota Castro,

Wlodek Goldkorn, Katia Krupennikova, Morad Montazami, Bonaventure Soh Bejeng Ndikung,

Giulia Poli, Luisa Santacesaria, Monika Szewczyk e Pier Luigi Tazzi.

“Il titolo La fine del mondo nasce dalla considerazione che ciò che abbiamo conosciuto

finora è obsoleto – sottolinea Fabio Cavallucci, Direttore del Centro Pecci. La mostra non vuol

essere dunque la rappresentazione di un futuro catastrofico imminente, ma insieme presa

di coscienza della condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo e riflessione sugli

scenari che ci circondano. I mezzi, anche concettuali, d’interpretazione della realtà che noi

abbiamo conosciuto non sono più in grado di comprendere il tempo presente. Di qui, da questo

cambiamento strutturale, nasce un senso diffuso di fine.”

Attraverso le opere di oltre 50 artiste e artisti internazionali e con un allestimento che si

estenderà sull’intera superficie espositiva del museo di oltre 3000 metri quadrati, la mostra si

configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente

da lontano. Il pubblico entrerà nella nuova ala realizzata da Maurice Nio – sorta di navicella

spaziale atterrata da chissà quale pianeta e pronta con la sua antenna a emettere onde o a

ricevere messaggi “cosmici” – e si troverà di fronte a un’installazione dell’artista svizzero

Thomas Hirschhorn: un Break Through, uno sfondamento da cui cadono i cascami di un’altra

dimensione. Una volta all’interno sperimenterà la sensazione di vedersi proiettato a qualche

migliaio di anni luce di distanza da noi, rivedendo il nostro mondo come un reperto fossile,

lontano ere geologiche dal tempo presente, spinto a pensare alle incommensurabili distanze

cosmiche e ai lunghissimi tempi della storia della Terra e dell’Universo, di fronte ai quali le

nostre esistenze sono solo frammenti inconsistenti. Quel mondo che abbiamo conosciuto

dall’origine dell’umanità a oggi, il nostro mondo, ci apparirà dunque già finito, e la sensazione

sarà quella di essere sospesi in un limbo tra un passato ormai lontanissimo e un futuro ancora

distante. La fine del mondo si colloca all’interno di questo limbo e attraverso lavori di natura

diversa, spesso da attraversare, da esperire fisicamente, in una scansione di spazi e di suoni

che si succedono, ci trascinerà in un movimento continuo, ineluttabile, una specie di loop, di

eterno ritorno che ritmicamente ci allontana e ci riavvicina al presente, proponendoci nuove

chiavi di lettura.

Il percorso raccoglierà interventi di artisti ormai affermati internazionalmente, dal nativo

americano Jimmie Durham al cubano Carlos Garaicoa ai cinesi Qiu Zhijie e Cai Guo-Qiang,

fino a opere di artisti più giovani come il brasiliano Henrique Oliveira o lo svizzero Julian

Charriere con un lavoro realizzato a quattro mani insieme al tedesco Julius Von Bismarck. Non

mancheranno poi lavori ormai appartenenti alla storia dell’arte, come quelli di Marcel Duchamp,

di Pablo Picasso o di Umberto Boccioni. Ma numerosissimi saranno anche gli artisti giovani

e ancora poco conosciuti, molti dei quali provenienti dalle aree geografiche in cui sono

presenti forti contrasti e conflitti, come l’Europa dell’Est, il Nord Africa, il Medio Oriente, il

Sud America. Il pubblico attraverserà i vari ambienti sperimentando diverse sensazioni: dal

distacco da questo nostro mondo, così piccolo e insignificante, alla malinconia per qualcosa

che abbiamo amato e abbiamo perduto, fino a riconoscere qualche barlume di futuro,

comunque già oggi presente, anche se non ce ne accorgiamo.

Lungo il percorso espositivo tutte le espressioni e i linguaggi artistici saranno interconnessi:

la musica, il teatro, il cinema, l’architettura e la danza non rappresenteranno solo eventi

collaterali, ma si snoderanno come momenti integranti della mostra, contribuendo a

costruire una narrazione immersiva e coinvolgente. Così, oltre agli artisti, saranno molteplici

le personalità di altro genere, eclettiche e visionarie, che arricchiranno il racconto con il loro

contributo: dalla celebre cantante Bjork all’architetto Didier Fiuza Faustino, al drammaturgo e

attore Pippo Delbono, fino al musicista elettronico Joakim.

La mostra La fine del mondo sarà accompagnata da un catalogo pubblicato in due lingue,

italiano e inglese. Il volume raccoglierà più di 300 immagini a colori che illustreranno testi

monografici e approfondimenti sugli artisti presenti in mostra e una raccolta di saggi e testi

critici inediti, commissionati per l’occasione.

La fine del mondo sarà infine accompagnata da una fitta serie di conferenze e di dibattiti che

svilupperanno i vari temi della mostra, anche di carattere scientifico, filosofico, letterario: dalle

teorie recentissime della fisica alla preistoria, dalla fantascienza all’ecologia e alla sostenibilità.

Il Centro Pecci sta infatti sviluppando una serie di collaborazioni con istituzioni educative e

scientifiche che vanno dalla Scuola Normale Superiore di Pisa al Museo del Planetario di Prato,

dal Museo della Preistoria alla Biblioteca Nazionale di Firenze, che garantiranno il loro supporto

ed expertise.

Proprio questi luoghi della cultura ospiteranno ciascuno un’opera della collezione del Centro

Pecci in sintonia con la mostra, con una serie di inaugurazioni successive, a partire da

settembre, che segneranno da una parte le collaborazioni stipulate, dall’altra le progressive

tappe di avvicinamento alla riapertura del Centro Pecci.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 17 Ottobre 2016 11:15 )  

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