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Parliamo di cultura e, all'opposto, di imprese...

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Per molti, il simbolo per eccellenza dell’egemonia culturale USA (o quantomeno: degli aspetti più deprecabili della supposta egemonia culturale USA; una valida obbiezione -di cui del resto non posso vantare la paternità- all’uso di questo concetto è che nessuno ha una cultura del genere, e che si tratta in realtà dell’egemonia della voracità pura e semplice) è il cosiddetto “fast food”. McDonald e affini sono diventati “il cattivo esempio” purtroppo molto seguito...Non che squali e sciacalletti locali abbiano molto da imparare dall’estero, eppure è un dato di fatto che con il McDonald (e simili), le arrampicate sugli specchi per cercare di giustificare in qualche modo “il tarlo” - vi ricordate della vecchia canzone di Fausto Amodei? (1)-, antecorrevano cronologicamente gli abissi di stupidità che la crisi ci ha regalato con la sua insulsa apologia degli “imprenditori eroi” (2).

Una buona notizia al proposito è quella che, i lavoratori statunitensi del McDonald stanno dando vita ad una serie di proteste, seguiti dai loro colleghi in molti paesi del mondo (3). Le basse paghe e l’assenza di diritti vengono quindi oggi, (sottolineo la dimensione temporale della cosa: oggi, perdurante “la crisi"), contestati a partire dalla loro supposta origine. Nessuna azienda, nessuna “impresa” può portare “in sè e per sè” qualcosa di buono, ma persino nell’ambito del “globale" McDonald possiamo, o meglio, lavoratori, disoccupati, e altri, possono trovare occasioni, per sviluppare una criticità e quindi realmente “svilupparsi”. Certo, tutti, (io per primo), ne avremmo volentieri fatto a meno, ma dato che c’è...Una soluzione “pragmatica” è vederci qualcos’altro oltre che l’ennesima occasione per “incensare” l’ottusità e la grettezza della ricerca del profitto.... Quindi, se ciò è possibile con il McDonald, a patto di esserne ferocemente critici ed inflessibilmente contrari, ciò è fattibile anche per "la bottega sotto casa" (che, detto per inciso è, in genere, per ritirare fuori Aristotele, un McDonald "in potenza"). Ma solo contestando, non essendone complici... Altrimenti "si rimane lì".

Ancora: personalmente credo che il peggior effetto della crisi sia...il porre come eroi e come esempi da imitare i cosiddetti imprenditori, e peggio ancora parlare proprio di “cultura imprenditoriale”. Non verrà mai ripetuto abbastanza che “[..]nessuno ha una cultura come quella: è solo la vittoria dell’ottusità e della grettezza sopra il buon senso”(4). Una cultura è, prima di tutto, un insieme di valori morali e delle loro rappresentazioni (per quanto arbitrari e specifici di un determinato tempo/luogo possano essere). Un impresa è, per definizione, l'assenza di qualsiasi spazio per "valori morali e rappresentazioni", e la schiavitù "tout court", tanto che è stato più volte osservato che i primi a esserne "schiacciati" sono molte volte -sublime ironia della sorte!- gli imprenditori stessi....

Se poi vogliamo vedere modernità e progresso (e perchè no? Innovazioni culturali) vi invito semmai a guardarvi il sito web della protesta globale dei lavoratori del McDonald : http://fastfoodglobal.org/ .

Fabrizio Cucchi, DEApress


(1) http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=10583&lang=it
(2) http://www.nytimes.com/1996/12/08/opinion/foreign-affairs-big-mac-i.html . Notare che l'articolo è del 1996.
(3) http://www.bbc.com/news/business-27433801
(4) Una sfida per il lettore/lettrice attento e interessato: ho un pò ammorbidito l’espressione originaria, vi invito a ricercarne la fonte.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Maggio 2014 15:01 )  

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