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Sei come Peter Pan o come Harry Potter?

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SEI COME PETER PAN O COME HARRY POTTER?

di Jo Gabel

Me lo sono chiesta qualche volta: “Sono più Peter o più Harry?”, entrambi partecipi del mio essere un po' androgino, entrambi avvolti da quella magia che ha sempre illuminato la mia vita, a dispetto di ogni evento.

Io credo che le strade appartengano ai viandanti e che la nostra epoca abbia avuto diverse vie per amare, per capire e per cambiare, molte di queste sono nei libri che abbiamo letto e che hanno ispirato tanti film: di certo sono quelle che hanno avuto i confini più arditi.

Peter ed Harry, dunque: due personaggi che hanno accompagnato la nostra gioventù, metafora dei tempi e delle nostre aspirazioni.

Il primo, Peter Pan, nato nel 1902 dalla penna di James Matthew Barrie, l'ispirato scrittore scozzese che preconizzò nuove istanze ludiche nella contemporaneità degli adulti di oggi.

L'altro personaggio è Harry Potter, protagonista della fortunata saga della scrittrice inglese J.K. Rowling, che chiude la parabola del 900, offrendo una speranza apparentemente fantastica per una società distonica, impegnata nell'arduo tentativo di mantenere consapevolezza di fronte alle nuove sfide del mondo.

Due personaggi figli della nostra epoca, partecipi del mio viaggio personale, iniziato oltre la seconda metà del 900, figlia di una generazione di mezzo, con una gioventù senza hippies e senza più lotte di classe, spesso alla deriva in mezzo a pletore di post-rampanti, soffocata dalle apparenze, senza per questo smettere di ricercare la sostanza delle cose.

E proprio come in un film, accanto alla parabola sociale, sarebbe esploso il dramma familiare e come Peter Pan, sarei rimasta per sempre dietro il vetro di una finestra chiusa; ma i libri ed i film sarebbero divenuti gusci di noce e poi solide zattere, fino a tramutarsi in imponenti e splendidi velieri su cui solcare gli oceani.

Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo.”

Quando avevo letto questa frase nel libro di Barrie, mi ero impegnata a correre veloce, perché la realtà frusta ed univoca dei benpensanti non potesse mai raggiungermi.

Ed è proprio da Peter Pan che voglio cominciare, da quel romanzo che segnò l'inizio del novecento, un modello esistenziale di esaltazione e slancio (“You can fly”), al di là delle consuetudini borghesi. Simbolo di una fanciullezza che può avere un volto demoniaco ed elegiaco al contempo.

Il motivo per cui gli uccelli, a differenza degli esseri umani sono in grado di volare, risiede nella loro fede incrollabile, perché avere fede vuol dire avere le ali.”

Un libro non certo per bambini, di cui stentavo a capire le profondità quando lo lessi in tenera età, ma poi me ne innamorai a 14 anni: a quel tempo Peter imperversava nei film, nelle canzonette, da Edoardo Bennatoa Enrico Ruggeri, da Lou Reed a quel reame incantato e tormentato di Michael Jackson, così simile a Neverland.

Senza contare che nel nome Pan, aleggiavano quelle note dei ritmi naturali di un flauto pagano, che mi facevano sussultare ogni volta...

Forse l'immaturità di Peter è un problema comune, perché ci si trova costretti ad abbandonare la condizione di bambini troppo presto, mentre orde di adulti non vogliono più invecchiare; un ultimatum apocalittico della gente contro l'irreversibilità del tempo, mentre il progresso tecnologico rende giustizia alle aspirazioni giovanilistiche, ma non va di pari passo con quello morale e si lascia alle spalle una generazione di eterni adolescenti.

Ma è davvero così semplice?

Nel mio caso le responsabilità che dovetti decidere di assumere furono molte, mentre rileggevo Peter Pan.

Fino alla morte di mio padre, quando mi sembrò di navigare alla deriva, senza più valori, ideali che non fossero quelli del “sopravvivere” quotidiano. La vita veniva descritta come grigia e brutale, senza spazio per ambizioni e sogni. In quei casi puoi solo inventarti di essere come Wendy Darling...

Ma questa è la mia versione, ognuno ha avuto la sua, sulla quale ha attraversato più o meno indenne adolescenza e gioventù.

D'altra parte, la disamina oggettiva dei tempi può apparire assai più disincantata.

La colpa è davvero tutta della televisione e dei media? Si sente dire che anziché fornire modelli di evoluzione e di crescita adeguati abbiano eliminato le sfumature ed abbiano fornito visioni senza puntini di sospensione per la riflessione individuale.

E' pur vero che argomenti complessi come la guerra arabo israeliana o il culto dell'immagine, che abbisognerebbero di ambiti adeguati e criteri differenziati di analisi interpretativa, vengano affrontati con la stessa coscienza invereconda; ma poi si fatica a rendersi conto, travolti da un'orda di informazioni, articoli, fotografie e messaggi e nelle nostre connessioni neuronali si fa fatica a riordinare, forse anche perché manca un metodo di archiviazione efficace.

Un'incapacità di analisi appiattita vieppiù da milioni di informazioni, un overload che ha rappresentato una sfida alla nostra disposizione ad accogliere, includere od escludere.

Ecco perché l'immagine colorata di Peter e Wendy che volano tra le stelle all'isola che non c'è, può valere più di 1000 likes!

Peter rappresenta un'aspirazione a superare d'un tratto ogni contrasto.

Se prometterai di vincolarti alla tenace ricerca del “buono” e del “bello”, potrai tentare di essere partecipi di una nuova mentalità, non amorale, né preconcetta, ma matrice di una nuova forma di pensiero, fondata sulla duttilità e sulla presenza consapevole nel proprio tempo.

Ma sembra che tutto debba essere continuamente riassorbito dalla risacca.

Gli adulti siano scomparsi come le lucciole e la primavera, si sente dire.

E nell'inconscio collettivo potrebbero essere affiorati idoli simili a quelli de “Il Signore delle mosche“.

Leggendo il romanzo scritto nel 1952 dal premio nobel William Golding, molte realtà della nostra epoca potrebbero trovare spiegazione: la trama ricorda una sorta di reality noir, dove un gruppo di giovani, sopravvissuti ad un incidente aereo, finisce su di un'isola deserta e regredisce fino a celebrare riti di violenza e di morte di fronte ad una testa di maiale avvolta di mosche. Una visione fugace che per un secondo mi appare come una sorta di screen di pc o tv, infangato e distonico...

Allora non trovo sorprendente che i miei coetanei, a cui i figli insegnano la tecnologia, siano divenuti dei Peter Pan sperduti nel gap tecnologico, fino a proporsi figli dei loro figli...

Ma trovo conforto nel pensare che quei bimbi saggi delle nuove generazioni, insegnino anche il rispetto per la natura ed abbiano orrore dello spreco.

Scommetto che sapranno allietare questo nuovo mondo, offrendo anche un po' di saggezza appresa dai loro nonni.

Mi diverte immaginare che gli stessi figli dei fiori, che hanno cresciuto i loro bambini in un mondo così antitetico ai loro ideali, si siano presi una rivincita ed abbiano serbato la brillantezza dei loro sogni per i nipoti. Così, mentre i genitori erano impegnati come yuppies e rampanti, i nonni inculcavano valori di semplicità e fratellanza nei loro nipoti. O più semplicemente, educavano alla libertà ed alla pace.

Ed allora non sorprende che la speranza si manifesti con il volto di un altro eroe cinematografico caro al nostro ricordo: il piccolo Harry Potter, la cui saga conclude il novecento, coronandolo di nuove speranze ed aspirazioni per i giorni a venire, portando un messaggio che ha fatto il giro del mondo con 450 milioni di copie vendute ed una saga di film tra i più remunerativi nella storia di Hollywood.

Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità” afferma il mago Albus Silente nella saga di Harry Potter

E dunque potremo tentare di attingere conforto dalla nostra stessa determinazione e poi rifiutare di essere i soli protagonisti della nostra storia: forse è arrivato il momento di includere nuove sfide e nuovi ideali.

Come suggerisce anche il personaggio di Hermione Granger, la favolosa amica di Harry: non sarà solo colei che accudirà chi sia rimasto indietro, ma darà impulso alla storia, come compagna intelligente ed attiva, mai disposta a farsi sostituire, visto che l'età non le farà perdere la facoltà di volare come era accaduto alla nostra amica Wendy.

All'inizio Harry mi stava antipatico, perché con la sua saccenza sembrava volesse portarsi via tutti i miei sogni. Ma poi mi sono resa conto che voleva solo insegnarmi una magia più reale: forse maturità significa scoprire in noi le cause del malessere e come il piccolo Potter, essere capaci di vedere in noi stessi tutto quel male che si voleva sconfiggere.

L'esistenza è ancora intrisa di alchimia ed i nostri amici fantastici, Peter ed Harry, possono solo suggerirci come scoprire cosa sia più importante e cosa no, ma chi può esserne certo?

Possiamo solo agire con buona coscienza e determinazione ed ascoltare, imparare, rimanere aperti a tutto, senza aver paura di perdere noi stessi.

Suppongo che il gran mago Professor Silente mi conforterebbe così:

Certo che sta accadendo nella tua testa (Harry). Ma perchè diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?”

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 25 Febbraio 2022 11:30 )  

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