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L'amore ai tempi di Facebook

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Credo che la nostra società abbia molte strade per amare, alcune di queste tecnologiche ed in quegli orizzonti dicotomici, può confluire l'inferno del mondo, per contraddizioni, storture e delusioni. Nel web il contraccolpo delle vicende umane è simile ad una sequenza di scatti d'autore, peccaminoso ed abbacinante, ma qualche volta può essere ancora semplicemente romantico.

L'anelito è davvero come un soffio che declina il senso della parola amoree può riempire in un istante tutta la vita, allestendo nella memoria una meravigliosa pièce, se vissuto in consapevolezza... e questo mi riconcilia alla parola virtuale, perché non sempre in essa vi è falsità e simulazione; come rintraccia l'etimo, vi può essere forza e volontà...

Ma fino a che punto si può essere consapevoli di amare?

E poi mi sono chiesta: l'amore ai tempi di Facebook, è vero amore?

Uno screen che sembra più vivo del reale, supplice delizia che deflagra d'improvviso, a fronte di un meno vigile controllo di quello che manteniamo nella vita quotidiana, dove confluisce l'oggettivo parametro dei 5 sensi.

Più spesso si consuma abilmente celato, una complicità silenziosa, come le otto scale discendenti di un modo musicale dell'antica Anatolia (le stesse ereditate dal blues e dal metal), così l'amore che echeggia sul web, il più delle volte giunge inaspettato, tanto da disvelare esattamente la tua realtà profonda, pronto ad avvincerti con una mossa di flamenco...

Ho pensato molto al ruolo della passione sui social: come life coach, osservo da un decennio l'espandersi di una deriva di batticuori, il più delle volte segreti; sono resa partecipe di sussurri e piaceri, spesso misteriosi e dissimulati ed anche quando ostentati, non si piegano ad essere conformi ad ogni morale o alla noiosa empietà del reale.
Ed ora, che la torre di Babele è stata infranta, e tutti parlano la stessa lingua, ho pensato molto a coloro che amano appassionatamente una donna, sedotti dal suo tempio o che adorano un uomo, dedicandogli tenere viltà.

Perché per una donna, cresciuta forte e conscia di sé, può essere l'unica occasione di concedersi passiva, cedendo alle ombre eleusine dell'incantamento, senza sentirsi in colpa per aver tradito ciò in cui crede; mentre per colei che voglia giocare il ruolo della virago, non essendolo, diventa più difficile, ma non impossibile...

Se poi gli idoli sono artisti, attori o musici, l'iperbole si accentua e brilla di stupore, commenti teneri, ardore, cospirazioni deliziose...

Spesso mi sono chiesta che nome dare a questa modalità del cuore: deve esserci una definizione che aderisca a questo universo, diacronico per eccellenza, ma poi mi accorgo che dovrei coniarne una nuova, che offra almeno un attributo essenziale e mi domando in un palpito ingenuo:

"Dall'altra parte dello schermo c'è un essere reale o è solo un ricevente a bella posta, un'opportuna strategia cibernetica sapientemente attuata? Interagiamo davvero o siamo l'ombra dei nostri desideri, connessi da un'abile regia 4.0?”

E poi: “Tutto inizia nello spazio breve di un like o di una condivisione?”

Ma dobbiamo confessare che, quando accade, quel momento è magico: facciamo di tutto per ritrovare quell'istante, “quelle bolle iridate dell'infanzia, quelle volute di fumo estatico dell'adolescenza”: un gioco che non è facile dimenticare e che spesso si ripete...

Il resto è solo cronaca di uno stadio elettivo del cuore, perché ancora non è parte della storia culturale, ma mi ricorda altre modalità, come le vecchie epistole, corrispondenze amorose, in una veste nuova, arricchita di suggestione... o come quei romanzi che ci hanno fatto sognare, di cui possiamo ora essere protagoniste, eroine, senza tema di sembrare puerili.

La psicoanalisi vi rintraccia stereotipi di stadi mai superati, che poi confluiscono nel perpetuare la dissociazione, il non riconoscersi ed il non amarsi, tutti fattori che esploderanno nell'estraneamento o nel vincolo compulsivo all'oggetto del desiderio.

Ma oggi vogliamo solo dirigere lo sguardo in questo mondo sublunare, non già per giudicarlo, ma per osservarlo; quindi vi invito a seguirmi nell'universo della seduzione digitale: non ve ne pentirete.


Tutto ha origine nell'immagine, che fa invaghire, ed io invariabilmente sogno di donne dai capelli d'onde seriche e fluttuanti, a volte chiome come sirene o meduse, o ricci come labirinti, grovigli di serpi, forse proprio perché non ho mai avuto bellissimi capelli ed in questo gioco di specchi è facile essere stregati.
In Internet è permesso essere quel che piace e, se stai leggendo ora, immaginami come l'amante descritta da Madame Yourcenar: “un grappolo d'uva delle vendemmie, distesa sul dorso, con il capo appoggiato al tuo petto, mentre ti parlo dei miei amori con mirabile inverecondia”.

E se procedo così, in punta di piedi, arrivo ad una svolta della mente; fino a quella sera in cui ti incontrai sulla spiaggia, mentre preparavi il falò della festa di mezza estate.

Io ero dall'altra parte del tuo Iphone.
E fu gioco e tenerezza.

Supposi che molte ambissero al tuo sguardo e non ebbi dubbi che sarei stata solo una comparsa e quindi non potei esigere fedeltà.
Cospirai allora con il tuo stupore, e se tentai di confonderti, lo feci struggendomi il cuore, poiché è meglio intuire che vedere.

Così mi addormentai abbracciata a te, aspirando il tepore caldo del tuo collo, ma altrettanto rapidami ridestavo maliziosa, sfiorandoti con un bacio lieve e “sussurrando il nome delle mie mille Gongile, Girinna, Dice, Anattoria... amanti che si erano trasformate e, non più sirene, si comportavano da donne”...

Come dopo la notte viene il mattino, dopo l'estate arrivò l'autunno e io mi aggrappai alla nebbia di quel sogno, dove il tuo corpo era avvinto al mio, fino al ghiaccio dell'inverno, con il fuoco che avevi acceso in me che ardeva e rinsaldava i legami col mondo tutto.

Ti avevo trascinato sul ponte del mio veliero pirata, e, incapace di governare l'ormeggio, veleggiavo lontano da ogni porto, affinché la magia non avesse mai fine.

 E se poi capitolai, gettando la gomena, lo feci per mostrarmi tale quale ero: quasi evanescente, che si offriva a te in un palpito di bit, ed in quell'attimo in cui potei trattenerti, scoprii la generosità che ti teneva desto, collegato al tuo mondo(quello vero), e scoprii pure di non aver sbagliato, amandoti, quand'anche i fatti della vita ci avessero allontanati.
“E se ora dovessi rintracciare cosa tu avessi fatto, dapprima, per convincermi, non saprei dirlo; so solo che così divenni più delicata, più salda, più tenera e più pura e mi piace pensare che l'anima, lo spirito, che forse cercavi nelle altre, era proprio in quel profumo sulla mia pelle” … che non conoscerai mai.

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