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Giggino vs Saviano

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De Magistris a Firenze - foto di Silvana Grippi/Archivio DEApress

Giggino vs. Roberto è dura da mandare giù, per una napoletana. Si incastra nell’esofago, cerchi di far scendere l’amaro boccone con filosofia fluida, ma resta lì. Allora va bene, deframmentiamolo.

Saviano, a proposito della sparatoria a Forcella durante la quale sono rimasti feriti tre ragazzi e una bambina di 10 anni, ha detto che a Napoli nulla è cambiato in termini di sicurezza.

De Magistris, sindaco di Napoli e scugnizzo di animo, ha risposto piccatissimo che Saviano ignora la realtà della città, che specula sulla camorra, che il suo è diventato un brand, una macchina per far soldi, e pertanto non fa che auspicarsi che nulla cambi. Ma, come fa uno scugnizzo furioso, esplode e poi si placa, infatti lo invita a fare una passeggiata a Napoli con lui, conciliante.

Saviano non è simpaticissimo, ammettiamolo (poi gli perdoniamo tutto perché è Saviano, per carità). E non è neanche vicino all’idea politica di De Magistris, il quale deve continuamente difendersi o attaccare, perché, e questo bisogna che lo ammetta pure Saviano, non l’ha mai mandata a dire a nessuno, fosse di destra, del PD, e anche Presidente della Regione o del Consiglio.

Si ragiona di cuore, qui. L’attacco di Saviano provoca un risentimento che resta comprensibile a chi vive a Napoli, forse meno a chi non la vive. Parlare di Napoli è, perlopiù, un esercizio di ripasso di luoghi comuni: pizza, pistole, contraffazione. Personalmente ritengo insopportabile la persona che straparla della città senza neanche esserci mai stata, e ritengo altrettanto insopportabile il napoletano che ritiene di essere l’espressione massima di tutti i migliori sentimenti. Come sempre, la verità è relativa. Conosco napoletani cattivissimi, bravissimi, e bravi o cattivi all’occorrenza come in qualunque parte del mondo.

Partendo da questo, tutte e tre le categorie da me inventate vivono immerse in una realtà faticosissima, quotidiana. Tutte e tre le categorie fanno sforzi per tirare fuori il meglio dal peggio, il quale peggio non è responsabilità diretta del sindaco. Immaginate voi di lavorare per anni perché la casa albergo che vi trovate a gestire sia accogliente in ogni modo, provando a far quadrare i conti mentre la macrogestione vi toglie sempre più fondi, cercando di togliere umidità badando alla struttura, di riparare il vialetto d’accesso, darle un colore rassicurante, mettere libri in libreria, quadri alle pareti, invitando artisti, cercando di sostenere anche psicologicamente le persone che ci lavorano, di mandare via ospiti indesiderati, di resistere in ogni modo perché quell’area che fa gola a tutti non diventi un pozzo di soldi solo per interessi privati, ma diventi area a disposizione di tutti gli abitanti della casa albergo, ecc. Insomma, immaginate di farvi un culo così (eh sì, scugnizza d’animo anch’io) e la recensione alla fine sia: in termini di sicurezza non è a posto perché qualche abitante delinque. Malgrado tutto il lavoro fatto, nell’immaginario collettivo questa casa albergo resterà inchiodata solo a questo, se questo è già ciò che a mezzo mondo piace pensare.

Allora: è vero che ancora troppo c’è da fare, ma se c’è gente che ci sta lavorando, che ce la sta mettendo tutta, anche se non lavora secondo la propria personalissima filosofia, la recensione dovrebbe almeno tenere conto che, anche se è vero che qualche ospite delinque, non si può semplicemente cacciarli via per dimostrare che si tiene alla sicurezza (affidata, tra l’altro, a una ditta esterna della quale è responsabile la macrogestione). Dall’interno si può sviluppare attenzione, si può attivare un processo che porti alla rivoluzione culturale a cui tutto il mondo aspira, si possono fare un mare di cose e tante se ne fanno anche grazie a gruppi autogestiti come quelli dell’ex OPG Je so’ pazz, ma le mannaie dovrebbero pesare pure nelle mani di chi le usa.

Insomma, pur ammettendo che De Magistris ha usato qualche espressione di troppo, Saviano dovrebbe davvero venire a fare una passeggiata in città perché la verità è relativa pure per lui, e se vuole avere voce in capitolo sugli eventuali cambiamenti di Napoli non può parlare soltanto della sicurezza anche se si è specializzato, e raccoglie consensi che De Magistris non ha perché si è tirato fuori da qualunque protezione politica.

Ora però basta, si lavori insieme, piuttosto che polemizzare contro.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Gennaio 2017 15:00 )  

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