Tutti sappiamo che l’automazione sta riducendo e ridurrà drasticamente il lavoro. Abbiamo tuttavia ingenerata la falsa convinzione che questo avverrà con licenziamenti di massa e quindi con scelte aziendali aventi un forte impatto sociale e facilmente individuabili. Tali, in sostanza, da suscitare proteste immediate da parte dei lavoratori e da attirare l’attenzione di social e media. Ebbene, così non è. Il processo di automazione del lavoro sta erodendo lentamente la forza lavoro umana. Quindi si tratta di un fenomeno lento, progressivo, inesorabile e più difficilmente percepibile.
Nessuna apocalisse robotica, quindi, ma una graduale emarginazione della forza lavoro umana.
In uno studio condotto da 4 ricercatori olandesi sono state analizzate le conseguenze dell’automazione sul lavoro in 36.490 aziende dei Paesi Bassi in un lasso di tempo che va dal 2000 al 2016.
Dall’analisi delle informazioni raccolte, emerge che non vi sono né vi sono stati licenziamenti di massa, ma lavoratori ai quali è stato ridotto l’orario di lavoro, lo stipendio, oppure assegnati allo svolgimento di mansioni diverse e non consone alla loro formazione, con conseguente abbandono del posto di lavoro.
Ebbene, l’impiego di un nuovo algoritmo o di un nuovo braccio robotico in fabbrica, una nuova cassa completamente digitalizzata in un supermercato, un display di ultima generazione da MacDonald’s, e le ore lavorate dai dipendenti non possono che diminuire.
Si legge nello studio che “l’automazione nelle aziende causa una perdita di salari che, nel giro di 5 anni, raggiunge l’11% dello stipendio annuale” e che “la perdita economica è pervasiva in tutti i settori, dimensioni aziendali e tipologie di lavoro”.
Secondo un report di McKinsey, il 75% delle aziende ha già adottato politiche di automazione del lavoro o ha intenzione di farlo a breve: di conseguenza, il numero di dipendenti che lasceranno il loro lavoro (perché licenziati o perché sottoposti a condizioni non più favorevoli) continuerà ad aumentare.
La gradualità con cui l’apocalisse del lavoro si sta compiendo dovrebbe assicurare tempo alla società ed alla politica per adottare le necessarie contromosse e tutelare in modo alternativo ma efficace il lavoro umano. Ebbene così non sembra affatto e questo fenomeno “silenzioso” pare che non venga contrastato in modo alcuno dalla nostra politica, anzi. Sembra quasi che questa accolga favorevolmente le modalità con cui questo processo si sta compiendo, poiché l’assenza di fenomeni di proteste di massa fa sì che la politica non debba affrontare concretamente il problema, il quale viene costantemente rimandato.
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