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Gente Dogon in pericolo di estinzione

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I Dogon sono i mitici abitanti di una regione del Mali (succeduti probabilmente ai Pigmei) dove sono rimasti porotetti fino al nostro secolo. Vivono ai piedi della Falesia di Bandiagara, a Sud della grande ansa del Niger; la zona è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1989 e nei documenti ufficiali la zona viene denominata Cliff of BANDIAGARA (Land of the Dogons).

Una popolazione tra le più sconosciute che purtroppo ora è minacciata di estinzione: piccoli villaggi che ogni giorno vengono attaccati, comprese case e mercati dati in fiamme, donne, anziani e bambini uccisi in modo efferato. Un angolo dell’Africa dove ogni giorno questa gente viene minacciata dall’Isis e pertanto i Dogon hanno iniziato a scappare rifugiandosi a migliaia nei campi profughi più vicini. La razzia di bestiame continua in modo da tagliare loro le risorse. La zona in questi giorni è interdetta ai giornalisti e nemici come i Fulan e l’Isis imperversano senza nessuno che li ostacoli. L’unica strada è chiusa dai militari che non fanno passare nessuno se non con permessi speciali. A chi è stato in quelle zone arrivano messaggi e fotografie raccapriccianti, scattati con i cellulari, dove si vedono villaggi ridotti in cenere disseminati di cadaveri. Si tratta di una pulizia etnica se non di un vero e proprio genocidio. Di questo mitico luogo che ho attraversato a piedi con tanta fatica e tanto amore nel 2007, mi rimane un bellissimo ricordo.

“Dal diario: siamo entrati nella loro riserva con un carro guidato da due buoi dalle corna lunghe. Mi sentivo una regina, in quanto gli uomini procedevano a piedi dietro al carro. Era appena piovuto e nelle pozze d’acqua si specchiavano case fatte a mano con il fango con tante merlature. Nel primo villaggio visitato da me e Fabio ci ospitarono a dormire sul tetto. Una notte chiara e piena di stelle. La mattina all’alba una colazione con tanta frutta per poi proseguire nel villaggio seguente e così via camminando da mattina a sera. Si saliva e si scendeva la Falesia dove piccole costruzioni su trampoli di legno si ergevano in modo precario e dove dentro c’erano ancora gli utensili dei loro antenati. Come fermi nel tempo: uomini, donne e bambini, vestiti in modo molto colorato e vivace, si avvicinavano per chiederci i semi di “Cola” ed offrirci le loro collanine. Infatti non esisteva la moneta, e la Cola era l’unica moneta di scambio. Sentirsi sospesi tra cielo e terra era una sensazione quasi mistica. Ci esprimevamo a gesti e mangiavamo quello che loro preparavano. La gallina era utile non solo da mangiare ma anche per predire il futuro che era quasi sempre nefasto. Invero non so se avevano consigli da dare anche perché non ci capivamo. Ma gli occhi parlavano per loro e questo è il più bel ricordo che ci rimane di quel viaggio”.

Sul finire del Novecento i Dogon erano circa 250 mila e sono stati tra gli ultimi popoli africani ad essere “scoperti” negli anni ’30 dall’antropologo Marcel Griaule che ne studiò usi e costumi, nonché la complessa cosmogonia. Ad esempio, questo popolo conosce da sempre la stella Sirio B che è stata scoperta solo in epoca moderna dai telescopi. A loro il celebre studioso dedicò il libro Dio d’Acqua. I Dogon sono famosi per le loro credenze “animiste” (concezione tipica dei popoli primitivi, secondo cui ogni fenomeno o cosa dell'universo è dotata di anima e vive di una vita propria, spesso creduta divina e degna di culto). Gli ufologi considerano questa popolazione come i messaggeri di altri mondi e mitizzano le loro conoscenze fino a farne una lezione di vita.

In Mali sono presenti circa 15.000 caschi blu dell’Onu (la Minusma); due missioni militari dell’Unione Europea ed un contingente di soldati francesi della Operation Berkhane. Tuttavia questi contingenti sono tutti impegnati a nord e nessuno aiuta i Dogon. Ultimamente lo sconvolgimento climatico ha reso più acuta e grave la siccità e ciò ha contribuito a determinare una acerrima lotta per il controllo delle terre da pascolo tra i Dogon ed i Peul o Fulani che vengono arruolati dalla Jihad, mentre i Dogon si sono organizzati in comitati di autodifesa chiamati “chasseurs”. Queste tensioni, più o meno consuete tra villaggio e villaggio e tra allevatori e coltivatori, sono diventate una variabile impazzita che da un decennio si è trasformata in una guerra intestina. Pertanto uomini in motocicletta armati appartenenti ai Peul arrivano nei piccoli villaggi Dogon massacrando gli abitanti di una delle regioni più povere al mondo. La differenza tra le due popolazioni è rilevante: i Dogon sono in tutto appena 250.000, mentre i Peul sono 25 milioni. Questi ultimi non sono una popolazione omogenea ma sono distribuiti in tutta la fascia del Sahel, attraversando mezza Africa dal Senegal al Sudan. Le loro comuni origini sono divise dalla storia, dalla geografia e dalla politica. Non solo. Dopo la sconfitta in Siria ed in Iraq, i Peul ed altre popolazioni vengono assoldate dai Jihadisti nel nome di una fantomatica guerra santa per uccidere le minoranze che credono in altre divinità, come appunto i Dogon.

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 27 Febbraio 2020 12:47 )  

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