L'Italia è oggi un paese in cui il benessere è fortemente venduto come il segno del progresso e soprattutto come il segno di una politica che ha fatto tanto per dare alla nostra nazione una stabilità. In verità tanti anni di populismo democristiano sostenuto da una oppressiva presenza della chiesa cattolica hanno portato dagli anni 80 ad oggi la popolazione a non avere sempre quella giusta dignità e soprattutto a godere del benessere. L'aumento delle forme stressanti, l'incisività psicologica del senso di colpa e soprattutto un incredibile senso di nichilismo inconscio han fatto si che oltretutto ci dimenticassimo delle origini delle nostre terre. Ci dimenticassimo soprattutto di un passato che non molto lontano, era ben lungi dall'essere sano e benefico. Per tantissime ragioni l'Italia era veramente divisa, frutto di una squassante politica depressiva attuata dal regime fascista e di una dolorisissima e drammatica guerra che aveva portato lo spettro della morte talmente presente da essere reale. Vi erano zone del centro sud che avevano bisogno quindi di emergere, vi erano parti malate di un tessuto che della sofferenza ne aveva fatto l'abitudine, confondendo con ciò che fosse vita con la propensione alla morte. Al recupero quindi di un passato ancestrale che sembrava non fosse stato toccato dalla guerra e dal fascismo. Pertanto è oramai storia quella di Ernesto De Martino, socialista e sociologo/antropologo che intraprese, come facevano gli archeologi o i geologi, delle vere campagne di "scavo" per meglio comprendere i rapporti ancestrali di alcune popolazioni del sud. In questo lunghissimo viaggio (nel tempo soprattutto) De Martino ebbe la naturale intelligenza di creare una vera e propria equipe che comprendesse alcune figure professionali di riferimento atte soprattutto a sostenere la lettura dei dati, delle immagini e dei significanti di alcune culture. In questo staff entrò a far parte lo psicologo Emilio Servadio. Figura di spicco della ricerca psicologica in Italia, freudiano ma non strettamente conforme ai dettami del maestro Sigmund, Servadio fu una persona di enorme curiosità e di estremo raziocinio. Grazie proprio alla sua innata voglia di conoscere nel 1957 progettò con De Martino un'analisi del territorio lucano per comprendere come in questa terra fosse importante l'influsso e l'uso dei cosidetti guaritori e di coloro che avevano il ruolo di mago. Tradizioni antichissime quelle degli uomini che per una serie di ragioni erano capaci di guarire gli esseri umani con la sola imposizione della mani. Per non parlare dell'opera di donne soprattutto che, fra la preveggenza e l'intuizione riuscivano a togliere i famosi malocchi e a predire il futuro delle persone. Parliamo di una Basilicata che era veramente povera soprattutto nell'entroterra. Mentre Potenza città viveva in quella sua aurea posizione di capoluogo piccolo borghese, Matera aveva nella zona detta della civita o del piano la presenza dei benestanti o di quella popolazione che lavorava nello stato, mentre nei Sassi le condizioni non erano certamente le migliori. Pertanto nella provincia potentina e in quella materana (compresi i Sassi) la vita non era come nei due capoluoghi di provincia. La povertà e l'ignoranza erano molto forti e la speranza era facile trovarla proprio in quelle persone che avevano il "dono" di poter guarire, di poter dare sollievo. C'è un bellissmo film di Brunello Rondi Il Demonio che da in parte l'idea di quello che stiamo scrivendo. Per non parlare dell'amaro e realistico documentario che Joris Ivens girò per conto dell'Eni nella piana materana L'Italia non è un paese povero (1959-60) censurato, osteggiato dalla stessa società committente e condannato al rogo se non fosse stato per Tinto Brass che riuscì a salvarne una copia. Bene da tutto questo si comprende come il viaggio di Servadio che usava la logica dello psicologo dovesse servire ad aprire alla comunità terapeutica cosa fosse la regione lucana in quegli anni. Ora grazia al lavoro certosino della psicologa Biancamaria Puma esce per i tipi di Alpes Italia il volume In viaggio con De Martino ( 394 pag. € 25) quel lavoro sul campo di Servadio viene riproposto ed è un preziosissimo documento per capire a che punto si trovava l'Italia. E' un libro curiosissimo, ricco di carte e di spunti che rivelano come Servadio avesse un occhio di profondità per capire i fenomeni. Non dimentichiamo che egli fu vicino ai campi della parapsicologia e dell'esoterismo. Sarebbe utile che gli attuali amministratori della Basilicata leggessero il volume curato dalla Puma (che è anche autrice di una interessantissima introduzione) per capire cosa è oggi la Basilicata con tutti i problemi e le contraddizioni di una terra che fa ancora fatica dal calarsi in una realtà umana e profonda. Forse proprio perchè è ancora forte quel bisogno di cercare oltre la coltre quei mondi non tanto lontanissimi che fanno dell'essere umano la proiezione delle proprie angosce e paure antiche.