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Incontro con Filippo Kalomenidis e il collettiVo Eutopia

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“Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno - 

Canti contro la guerra dell’Italia agli ultimi”

 

 

Abbiamo incontrato alcuni componenti del Collettivo Eutopia e Filippo Kalomenìdis nei giorni che precedono la seconda parte di presentazioni di Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno – Canti contro la guerra dell’Italia agli ultimi (DEA edizioni). Un libro su 50 storie e 50 vite cancellate e condannate alla Damnatio memoriae in 52 anni di repressione capitalistica e di Stato nell’Italia dal 1969 al 2021. Prima di iniziare la conversazione, Kalomenìdis ci chiede di nominare tutte e tutti coloro che lo hanno scritto con lui (Turia Abbid, Stella Amato, Alessandra Bedino, Anna Emanuele, Ornella Esposito, Vassili Kalomenìdis, Simona Loddo, Giancarlo Marino, Francesca Nozzolillo, Giorgia Renghi, Eva Rutica, Carla Saba). E precisa che preferirebbe un’intervista non imperniata soltanto su tematiche politiche e storiche. «Sotto questo aspetto si è già ampiamente parlato del libro, sacrificando a volte nella discussione l’intensità e le innovazioni poetiche che sprigiona». E racconta con entusiasmo e orgoglio delle recenti creazioni “al singolare” di due giovani autori del collettivo: Francesca Nozzolillo e Giancarlo Marino. La prima ha appena assistito al termine delle riprese del film Girasoli, da lei scritto e diretto da Catrinel Marlon. Del secondo è appena uscito il romanzo Le oscure acque, pubblicato da Homo Scrivens. «Una scrittrice e uno scrittore che ho visto crescere di giorno in giorno. Hanno “il fuoco nelle mani” per dirla con Lorca, e dovrete a lungo confrontarvi con la loro scrittura che lascia profondissimi segni in chi ci si immerge», conclude.

Avevate dei riferimenti letterari d’obbligo prima e durante la gestazione di Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno?

Come tutte le opere di attraversamento, come tutte le opere-esperienza, è pionieristica, quindi senza precedenti espliciti. Nel percorso di scrittura abbiamo però osservato delle stelle folgoranti che ci hanno aiutato a orientarci: Undici pianeti di Darwish, le Poesie Politiche di Brecht, I rifiuti, la città e la morte di Fassbinder, Gli invisibili di Balestrini, Specchi degli angeli di Ibrahim Nasrallah e tutte le righe di Sarah Kane, Ágota Kristóf e Barbara Balzerani. E ovviamente, come più volte ribadito, questo libro vuole essere un Antologia di Spoon River della spiritualità politica.

La vostra è un’opera collettiva che – come avete dichiarato in altre interviste - vuole essere sperimentale e diretta al tempo stesso. Poetica e narrativa, storica e filosofica, politica ma mai retorica e non destinata solo ai militanti. Le vostre parole sono violente sino a toccare le viscere di chi vi legge ma anche dolci e piene di amore, carezzano spesso il cuore. Come ci si sente ad essere autrici e autori di uno dei libri – diffuso tra l’altro con un editore e una distribuzione indipendenti – riconosciuto anche da una parte della stampa mainstream tra i più innovativi dell’anno nel contesto culturale italiano?

Per tenere fede al nostro essere poeticamente divisivi e conflittuali non ci interessa quel ‘contesto’ a cui fai riferimento. Non riteniamo di essere contestatori: il contestatore riconosce e accetta il contesto e le sue regole. Strilla per farsi notare e reputa chi vi agisce all’interno un interlocutore. Non facciamo parte e non aspiriamo a fare parte della casta degli scrittori che si fanno pagare in denaro e vanità. Come Collettivo Eutopia crediamo nella sovversione creativa, nell’esprimere insieme e nel sentire insieme per restituire luce e voce a cinquanta storie cancellate e cinquanta resistenti cancellati. Per dialogare con le loro anime abbiamo vissuto in un senso di responsabilità assoluto, abbiamo vissuto soltanto per «quell’unico istante che svelerà l’invisibile» di cui parla proprio Darwish, e descriverlo. Non a caso abbiamo scelto DEA e Silvana Grippi, un’editrice e un’artista che agisce nel sociale, senza fini di lucro, e che ci ha regalato per la copertina una sua immagine emblematica, storica, scattata nei giorni del massacro di Genova del 2001. Quanto alla potenza inedita dello stile, eravamo consapevoli di muoverci in un passo valicato da pochi. Speravamo ma non immaginavamo che così tanti volessero guardare quel sentiero coi nostri occhi e con quelli delle anime insorgenti che abbiamo cantato.

Dopo 15 date dalla Toscana all’Emilia, dalla Lombardia al Piemonte, da Roma all’Umbria, fino alla Sardegna, volete spiegare perché la prima parte di viaggio, alla fine del 2022, di Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno – Canti contro la guerra dell’Italia agli ultimi ha raggiunto spazi sociali e non librerie?

Ad eccezione della Libreria Belgravia di Torino, che è un luogo comunitario avanzato e non una serie di scaffali di volumi plastificati o polverulenti, abbiamo portato il nostro libro tra le realtà in lotta sul suolo italiano. Siano esse realtà di lotta politica, creativa, culturale e sociale. Abbiamo così constatato la forza delle pagine che abbiamo scritto e il bisogno delle persone di incontrare parole poetiche, autentiche, sovversive, parole-azioni che giungano dal basso. Abbiamo così abbracciato la necessità dei lettori di essere scossi e aiutati a vedere tra le tenebre di quest’epoca dominata dalla mistificazione, dalla violenza del profitto e dei poteri che tormentano le nostre esistenze. Un viaggio che gli autori servi della vuota scrittura derivativa e di mercato non avrebbero mai compiuto, chiusi come sono nelle loro autoreferenziali torri d’avorio, nei minimarket e nei supermarket di carta e nelle fiere campionarie del libro.

Qualcuno potrebbe dire che avete scelto anche voi di giocare in casa in luoghi antagonisti, dato l’urto scomodo e scandaloso di Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno

Le nostre pagine e i nostri versi non sono consolatori per coloro che rigettano questo sistema di non vita, glorificato follemente e criminalmente dalla maggioranza degli italiani. È un libro «traumaturgico» per usare il felice neologismo coniato dall’amico Antonio Canu nel commentarlo. La nostra scrittura opera sul τραμα, sulla ferita non rimarginabile con l’intento di renderla miracolo - θαμα - e costringe chiunque la accolga a mettersi in discussione rispetto al proprio non agire oppure agire con modalità insufficienti per incrinare l’orrore di questo tempo.

Qual è stata la scelta delle modalità di racconto delle vite di cinquanta resistenti in mezzo secolo di storia italiana?

Ci siamo interrogati maniacalmente su quale fosse l’approccio migliore per raccontare queste storie e abbiamo ben presto compreso che dovevamo rispettare la peculiarità di ognuno e ognuna dei nostri protagonisti, e al contempo trovare una voce narrante che fosse riconoscibile lungo tutto l’arco del volume. Abbiamo allora optato per una polifonia di scrittura: dalla poesia al racconto narrativo, dal diario lirico al dialogo evocativo e tagliente, dalla partitura del monologo teatrale fino alla commistione della prosa poetica. Importante è stata anche la riflessione sul linguaggio: abbracciando, tramite queste vicende, un cinquantennio di storia italiana, abbiamo cercato di ricreare una lingua che fosse figlia non solo del tempo in cui scriviamo ma anche di quello in cui hanno vissuto i nostri protagonisti. Originari di terre disparate, ci hanno consentito l’inserzioni di brani in lingue differenti, dall’inglese all’urdu, dall’igboo all’arabo darija, dall’albanese allo spagnolo-argentino, dal bambara al francese, dall’akan al wolof. Senza dimenticare la diversa provenienza regionale dei protagonisti italiani. Numerose sono le lingue locali che echeggiano: dal calabrese al napoletano, dal siciliano al milanese, dal romano al pugliese. Una ricerca che ha dato voce univoca a essere umani unici, colti non nel mero dato storico, rimosso, che li ha visti uccisi o costretti alla morte dal sistema capitalistico e dalla ferocia dello stato ma nel momento di massimo afflato epico. Il nostro intento era ed è quello di restituire verità, carnalità, spiritualità a vite in rivolta, spezzate dalla barbarie che domina il nostro Paese. Non c’è mai enfasi o vittimismo nelle nostre righe. C’è la potenza eretica, insurrezionale, sensuale, amorosa di queste figure, c’è la loro esistenza nel segno dell’estremismo umano che è bellezza, generosità, coraggio inauditi. L’intento è stato raggiunto grazie a un lavoro collettivo che ha previsto diverse fasi di stesura e riscrittura dei brani, un labor limae ossessivo per giungere a una parola essenziale, scabra, appropriata e lacerante che ha coinvolto Eutopia e Filippo Kalomenìdis in un continuo e reciproco confronto.

 

Quali sono le prossime presentazioni della seconda parte del viaggio di Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno?

Il 18 febbraio saremo a Carpi, al Centro di Documentazione Iskra; il 3 marzo a Nuoro, all’Associazione Ibis; il 10 marzo, di nuovo a Roma, a Zazie nel Metrò; il 23 marzo a Campobasso, alla Casa del Popolo; il 29 marzo a Venezia, nello spazio About con il Collettivo Sumud. Altri incontri ad aprile e maggio sono in via di definizione.

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 25 Febbraio 2023 18:18 )  

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